Prevenire i danni dovuti a preparazione protesica di elementi dentali

Uno dei passaggi chiave della protesi fissa è sicuramente la preparazione. Nel corso degli ultimi anni sono state introdotte nuove tecniche per quanto riguarda il design dei monconi. In questo contesto viene frequentemente introdotta la tematica legata al “minimamente invasivo”. Rimane però un dato di fatto che la preparazione di un elemento dentario a fini protesici comporta la rimozione di tessuto sano: ne consegue che possono derivare dei danni di natura biologica a carico dello stesso dente, del suo parodonto o dei tessuti ad esso circostanti.

Bisogna tenere bene a mente questi rischi, proprio perché una delle motivazioni primarie per cui si propende per la realizzazione di una corona è la tutela di un elemento considerato ormai a rischio frattura.

Una delle situazioni maggiormente a rischio, in questo contesto, è senza dubbio la preparazione del dente vitale.

Posto che idealmente bisognerà assicurarsi la rimozione del quantitativo minimo e indispensabile di tessuto sano, esistono alcuni parametri precisi da considerare nella realizzazione del moncone.

Innanzitutto, il rischio di invadere direttamente lo spazio endodontico: in un paziente giovane, alcuni Autori suggeriscono di non approfondire la preparazione più di 1 mm intorno alle pareti. Nell’anziano, laddove si osserva un riassorbimento della camera, si potrà arrivare a 1,5-2 mm.

Un altro fattore che notoriamente può portare a necrosi pulpare è il surriscaldamento. Per prevenire questo tipo di danno, gli operatori devono accertarsi della perfetta efficienza delle frese e del sistema di irrigazione. Può essere consigliabile utilizzare, nel dente vitale, esclusivamente frese nuove montate su anello rosso, più preciso e delicato rispetto alla turbina.

Il rischio più subdolo, infine, è la contaminazione batterica della polpa attraverso i tubuli dentinali scoperti: questi possono essere efficacemente sigillati applicando un semplice adesivo dentinale.

Video che illustra le fasi della preparazione protesica su elementi dentali 

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L’altro capitolo dei rischi connessi alla preparazione è costituito dal danno parodontale. A monte, il clinico si sarà assicurato dell’effettivo stato di salute del dente da questo punto di vista: la preparazione verrà quindi effettuata con “BOP negativo” (assenza di sanguinamento al sondaggio).

L’unica zona che permette estensione della preparazione è la regione del solco (epitelio orale sulculare). L’epitelio giunzionale sottostante è in realtà a sua volta “permissivo”: se accidentalmente intaccato, esso andrà normalmente incontro a restitutio.

Nel caso in cui la preparazione vada ulteriormente in profondità, invadendo così l’attacco connettivale, verrà a determinarsi un danno irreversibile, con uno schema di guarigione che prevede la formazione di epitelio giunzionale lungo. Questa condizione può essere risolta solamente tramite l’esecuzione di un allungamento di corona clinica.

In conclusione, questo breve excursus evidenzia come la preparazione di un moncone debba tener conto, oltre che degli aspetti biomeccanici, di dati puramente biologici. La padronanza di tali fattori permetterà di ottenere risultati durevoli, funzionali ed estetici e costituisce una base importante anche per chi si occupa di implanto-protesi.

Prevenire i danni dovuti a preparazione protesica di elementi dentali - Ultima modifica: 2016-03-11T07:53:03+00:00 da redazione

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