Preparazione cavitaria e otturazione retrograda in chirurgia endodontica

Una volta adeguatamente preparati campo operatorio e paziente, il trattamento di chirurgia endodontica vero e proprio inizia, naturalmente, con l’anestesia. Laddove non sussistano controindicazioni legate al paziente, diversi autori consigliano l’uso di un anestetico locale contenente un’alta quantità di vasocostrittore, al fine di mantenere esangue il sito per l’intera durata dell’intervento.

L’approccio al sito è quasi esclusivamente vestibolare. Il lembo, allestito a spessore totale, segue solitamente un design di tipo trapezoidale (marginale o paramarginale) o semilunare: in ogni caso, in questo tipo di intervento è importante assicurare la massima visibilità di campo. Questo è necessario anche al fine di riposizionare il lembo a fine intervento, in modo che sia sostenuto da tessuto osseo in tutto il suo contorno.

Il passaggio successivo allo scollamento del lembo è l’individuazione della lesione ossea. Nel caso in cui questa risulti anche parzialmente affiorante, l’operatore sarà evidentemente facilitato; in caso contrario, è possibile reperirla tramite un’indagine radiografica.

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La rimozione dell’apice radicolare potrà essere eseguita secondo due differenti metodiche: una volta posizionata la fresa, si praticheranno movimenti mesio-laterali e apico-coronali (shaving movement) in modo da abradere progressivamente il tessuto radicolare; in alternativa, si andrà a resecare di netto l’apice, possibilmente con tutto il materiale di granulazione. Questa seconda tecnica permette di inviare in blocco il pezzo operatorio per l’analisi istologica. L’inclinazione del piano di taglio deve necessariamente derivare da un calcolo pesato fra l’obbligo di rimuovere su tutti i lati i canalicoli accessori (che possono essere causa della sofferenza apicale) e la necessità di facilitare la successiva otturazione retrograda.

Una volta eseguita l’apicectomia, è sempre consigliabile una revisione chirurgica della cavità. In seguito si potrà allestire una cavità radicolare di prima classe, in asse con l’anatomia canalare e di dimensioni congrue allo stesso canale originale. Questo passaggio viene condotto attraverso l’uso di strumenti ultrasonici: sono disponibili forme diverse, che assecondano diverse condizioni anatomiche. Una volta eseguite procedure di emostasi e detersione canalare, si procederà a chiudere il canale. Il materiale adottato deve avere azione isolante, caratteristiche di insolubilità, atossicità, biocompatibilità e dev’essere possibilmente radiopaco: in questo senso, i testi ormai sconsigliano l’amalgama, che per diversi anni ha trovato largo impiego. I materiali oggi maggiormente proposti sono i cementi all’ossido di zinco-eugenolo rinforzati (EBA) e il minerale triossido aggregato (MTA).

Prima di suturare, è opportuno eseguire una radiografia endorale di controllo, proprio come in una comune terapia canalare. Il richiamo del paziente – sia a breve che a medio-lungo termine – non è opzionale.

Preparazione cavitaria e otturazione retrograda in chirurgia endodontica - Ultima modifica: 2015-11-20T08:00:26+00:00 da redazione

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