Posizionamento impianto dopo l’estrazione: quando immediata, precoce o tardiva?

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La tempistica di posizionamento dell'impianto è una questione importante nella comunità dentale: nei primi anni dell’odontoiatria, infatti, questo veniva effettuato solo in siti guariti.

Oggi invece, al di là del fatto che un periodo di 6 mesi di guarigione post estrazione sia un’opzione che i pazienti rifuggono, la comprensione approfondita delle alterazioni dimensionali della cresta post estrazione ha rivelato che questo approccio complica frequentemente la terapia.

L'obiettivo di questo documento di revisione è presentare un'analisi storica di come il tema del posizionamento dell'impianto dopo l'estrazione si sia evoluto nel corso degli anni e quali approcci clinici siano raccomandati oggi.

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Nel 1978 il professor Wilfried Schulte dell'Università di Tubinga (Germania), introdusse il cosiddetto Tubinger Immediate Implant, un impianto in ceramica fatto di Al2O3.

In quegli anni l'odontoiatria implantare era dominata dal posizionamento dell'impianto in siti guariti. Negli anni '90, con l’introduzione del concetto di rigenerazione ossea guidata (GBR) , il posizionamento immediato dell'impianto divenne poi la soluzione predominante.

Nel contesto della 3a ITI Consensus Conference 2003 a Gstaad (Svizzera), gli autori conclusero che gli impianti immediati e ritardati fossero modalità di trattamento con tassi di sopravvivenza paragonabili agli impianti nelle creste guarite.

Fu tuttavia evidente la necessità di una classificazione che incorporasse in modo coerente i tempi e gli eventi di guarigione dell'alveolo: Hammerle ne propose una di quattro categorie.

Questa venne poi modificata nel corso degli anni anche grazie all’avvento della CBCT , che permise all'ITI Consensus Conference di fornire chiare raccomandazioni su quando utilizzare ciascuna opzione di trattamento.

Di seguito i quattro approcci clinici individuati:

  • Tipo I, posizionamento immediato dell'impianto : siti con condizioni anatomiche ideali come una parete ossea intatta con un fenotipo di parete spessa (> 1 mm) e un biotipo gengivale spesso. Sebbene questa opzione offra ai pazienti un basso rischio e la possibilità della consegna di una protesi provvisoria il giorno dell’estrazione, tale approccio è considerato una procedura complessa e dovrebbe essere applicato solo da chirurghi implantari esperti.
  • Tipo II, posizionamento precoce dell'impianto con guarigione dei tessuti molli: siti con una parete ossea sottile o danneggiata, quando l'anatomia ossea locale consente una corretta posizione dell'impianto e una buona stabilità primaria. Poiché queste condizioni cliniche si trovano spesso nei siti di estrazione nella mascella anteriore, il posizionamento di tipo 2 è più frequentemente utilizzato. Richiede una procedura a lembo aperto quando i tessuti molli sono guariti per consentire un aumento del contorno utilizzando la rigenerazione ossea guidata. Per accelerare il tasso di formazione di nuovo osso, l'aumento del contorno viene eseguito con prelievi di osso autogeno raccolti localmente. I biomateriali come le particelle DBBM, grazie al loro basso tasso di sostituzione, vengono invece utilizzati per il mantenimento del volume nel tempo. Membrane barriera riassorbibili come membrane di collagene non reticolate vengono utilizzate per evitare una seconda procedura a lembo aperto per la rimozione della membrana.
  • Tipo III, posizionamento precoce dell'impianto con guarigione ossea parziale) è usato raramente (1–3%) e solo in siti con una lesione ossea estesa nell'area periapicale. Il posizionamento dell'impianto con aumento simultaneo del contorno è identico al posizionamento di tipo II, ma il tempo di trattamento è leggermente più lungo.
  • Tipo IV, Il posizionamento tardivo dell'impianto (tipo 4) viene utilizzato solo quando assolutamente necessario perché, a causa del lungo periodo di trattamento, è l’opzione meno allettante per i pazienti (richiesta in meno del 5% dei casi). Per prevenire una significativa atrofia della cresta, è fortemente raccomandato l'inserimento negli alveoli di un riempitivo osseo a basso tasso di sostituzione.

Gli autori di questo studio hanno concluso che le procedure di rigenerazione ossea sono efficaci nella riduzione dei difetti negli impianti dei siti post-estrattivi. Queste procedure, rispetto al posizionamento tardivo, hanno più successo per il posizionamento immediato e precoce dell'impianto. La maggior parte degli studi ha infatti riportato tassi di sopravvivenza superiori al 95%.

Riferimenti bibliografici a proposito del momento adatto all'inserimento dell'impianto

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28000278/

Posizionamento impianto dopo l’estrazione: quando immediata, precoce o tardiva? - Ultima modifica: 2022-04-25T12:39:32+00:00 da redazione

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