Pronto un disegno di legge che ha fra i suoi scopi quello di intervenire in maniera decisiva sul rapporto fra Fondi integrativi o assicurazioni e i professionisti, in nome della libertà di scelta del curante sancita dalla Costituzione e della qualità dei servizi. 

 

Si deve all’azione del senatore dem Pietro Ichino la proposta di un disegno di legge, destinato nelle intenzioni a diventare un emendamento alla Legge di Bilancio 2020, che mira a modificare la normativa prevista dalla Legge 247/2012 in tema di equo compenso. E di fatto, così, a superare i provvedimenti che nel 2006 hanno condotto all’abolizione delle tariffe minime ordinistiche stabilite a tutela della qualità e sicurezza delle prestazioni, in accordo con il Codice di deontologia medica.

Sin qui, l’applicabilità della normativa sull’equo compenso era limitata agli avvocati; ora si propone di estenderla ad altri ordini. L’iniziativa ha già ricevuto il pieno supporto dell’Associazione dei dentisti convenzionati ANOMeC e del sindacato AIO (Associazione italiana odontoiatri). E questo perché investe direttamente il tema del rapporto con i fondi sanitari integrativi sul quale su questo stesso sito si era già espressa di recente la presidente della prima, dottoressa Maria Rita Vannetti.

Per riuscire a mantenersi all’interno dei tariffari previsti dalle Convenzioni e dai diffusi sistemi di welfare aziendali i professionisti si vedono infatti costretti a lesinare sul livello qualitativo delle prestazioni e al contempo ad aumentarne il numero. Il rapporto fra i fondi e i curanti si è tradotto negli ultimi anni in convenzioni dirette pari all‘80% delle prestazioni e per conseguenza nel fatto che ai medici il compenso non viene versato dal paziente bensì dalle assicurazioni, in base a un tariffario prefissato e sovente troppo basso per giustificare l’eccellenza del servizio offerto. In gioco c’è però anche, se non soprattutto, il diritto sancito dalla Costituzione alla libertà di scelta delle cure da parte del cittadino.

Infatti, come evidenziato dallo stesso Pietro Ichino e dalle associazioni con un esposto all’Antitrust, non sono solamente le tariffe per prestazione a esser state progressivamente limate al ribasso, ma pure i massimali riconosciuti agli assicurati come diritto al rimborso. Il progetto del senatore, supportato da ANOMeC e AIO, punta a ridare al paziente la facoltà di provvedere in prima persona al pagamento del curante, per poi essere rimborsato in un secondo momento secondo i limiti e le possibilità contemplati dalle convenzioni. Una eventualità da sempre prevista e invece attualmente osteggiata, nei fatti, da Fondi e sistemi di welfare, pronti a vincolare in queste circostanze l’assicurato con massimali più bassi, franchigie più elevate, richieste d’autorizzazione preventiva o di documentazione aggiuntiva. Dal punto di vista dei medici la proposta prevede la possibilità di chiedere compensi superiori alle tariffe concordate, qualora sia in essere una convenzione diretta. Il vicepresidente di ANOMeC Alberto Di Feo ha sottolineato la necessità di applicare i tariffari sulla scorta di basi tecniche e deontologiche; quello di AIO Fausto Fiorile ha auspicato sul tema e sulla bozza-Ichino la più ampia possibile convergenza da parte del mondo medico e odontoiatrico, ordinistico e sindacale.

Polizze e convenzioni, ANOMeC e AIO appoggiano il DDL Ichino - Ultima modifica: 2020-11-27T11:00:58+00:00 da redazione

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