Nuove resine adesive ad azione antibatterica

Pipette and Petri dish biochemical laboratory

Come già sottolineato su queste stesse pagine, l'uso quotidiano del triclosan, antisettico che trova impiego in collutori, dentifrici oltre che in ambito cosmetico, è stato messo in forte discussione e, anzi, nella sostanza, accantonato da parte della FDA statunitense a partire dal 2016. Ciò principalmente in virtù del potenziale ambientale e delle possibili interazioni biologiche (in particolare a livello endocrino e immunitario). L'indicazione, a livello internazionale, è stata (lentamente) recepita dalle grandi aziende produttrici.

Come però insegna la storia della farmacologia, però, in questo campo “non si butta via nulla”: in altre parole, quando si ha a disposizione una molecola dotata di efficacia ma che mostra tossicità o comunque effetti avversi rilevanti, la tendenza è di sperimentarla sotto una diversa formula e con uno scopo differente.

Azione antibatterica di alcune resine composite

La molecola a basse dosi, interferendo con la composizione degli acidi grassi di parete e membrana della cellula batterica, mostra un'azione batteriostatica, che diventa battericida aumentando la concentrazione: a quel punto, infatti, la membrana va incontro a vera e propria lisi, portando a morte il microrganismo.
L'opzione di inserire il prodotto all'interno di materiali da restauro viene percorsa, in realtà, già dal 1995: è stato addizionato a nanotubi di alloisite all'interno di resine composite, poi di sigillanti, ed è stato anche inserito nella composizione di resine adesive in forma di nanocapsule, mostrando proprietà fisico-chimiche stabili in assenza di citotossicità.

In uno studio apparso ad aprile su Journal of Dentistry, un gruppo di lavoro brasiliano ha indagato proprio una resina adesiva contenente triclosan addizionato a chitosano (per esattezza “triclosan-loaded chitosan”, comunque in rapporto 1:1), un polisaccaride naturale, a sua dotato di effetto antibatterico, di recente sperimentato come carrier nella drug delivery.

Per la precisione, gli sperimentatori hanno prodotto 4 resine sperimentali dotate di diverse formulazioni (chitosano puro al 2 e al 5% e triclosan-loaded chitosan sempre al 2 e al 5%), da confrontare con il prodotto base (controllo).

Sono state effettuate analisi al microscopio ottico a scansione, valutazione del grado di conversione tramite spettroscopia micro-Raman, oltre che della risposta ad esposizione a solvente, forza di adesione microtensile, immediata e a lungo termine, su modello animale (denti bovini) e, chiaramente, dell'attività antibatterica.

La formulazione combinata al 5% ha mostato qualità antibatteriche significative sia nell'immediato che a lungo termine, stabilizzando l'interfaccia con la dentina. Un prodotto di questo tipo potrebbe, dunque, risultare un valido ausilio nella prevenzione delle cosiddette “second caries”, un problema di attualità estrema nel campo della restaurativa adesiva.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30794843

Nuove resine adesive ad azione antibatterica - Ultima modifica: 2019-06-18T07:23:35+00:00 da redazione
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