E' disponibile online il Corso di formazione a distanza “Ortognatodonzia 4.0”.

Valido anche ai fini ECM, realizzato da Accademia Tecniche Nuove, sarà pubblicato progressivamente su Il Dentista Moderno e contestualmente sulla piattaforma e-learning ecm.accademiatn.it.


 

 

Il corso, basato sulla più recente bibliografia scientifica nazionale e internazionale, è diviso in cinque moduli e consente di acquisire le nozioni di base, tecniche e cliniche, necessarie per la pianificazione computer assistita dei casi ortognatodontici con le più moderne e attuali tecnologie a disposizione del clinico, dando aggiornamento sugli ultimi sviluppi della disciplina.


 

 

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“Nei moduli si dedica ampio spazio alle novità diagnostiche e terapeutiche, tra le quali l’imaging e la diagnostica 3D, la realtà digitalizzata e aumentata, gli scanner facciali e gli attuali orientamenti terapeutici con apparecchiature individualizzate di ultima generazione”, spiega Giampietro Farronato, responsabile scientifico del corso, che abbiamo incontrato per approfondire le ragioni che fanno di questo strumento ECM un tassello indispensabile per chi pratica questa branca dell’odontoiatria.

Giampietro Farronato
professore ordinario di Malattie odontostomatologiche all’Università degli Studi
di Milano, dove è direttore della Scuola di specializzazione in Ortognatodonzia

Professor Farronato, come riassumerebbe, in sintesi, il senso di questo corso di formazione a distanza?

Il titolo, “Ortognatodonzia 4.0”, già piuttosto eloquente, rimanda all’idea di quanto si sia evoluta l’ortognatodonzia in questi ultimi anni.
Il corso intende illustrare le attuali metodologie diagnostiche e terapeutiche, soffermandosi su alcuni aspetti particolari: i “Big data” oggi disponibili in ortognatodonzia, la possibilità di gestirli a distanza, nonché di poterlo fare in maniera interattiva, cioè passando dal reale al virtuale e poi ancora al reale, al fine di realizzare diagnosi accurate e presidi terapeutici utili ed efficaci.

Qual è la tecnologia che ha influenzato maggiormente l’ortognatodonzia in questi ultimi anni?

L’avvento della TC Cone Beam ha influito molto sulla nostra disciplina, così come l’idea della necessità di valutare tridimensionalmente il cranio, consapevolezza che ha portato ormai a dichiarare superate le metodologie tradizionali di visione bidimensionale.

Perché?

Perché tutto quel che c’è sul piano sagittale mediano ed è parallelo a esso non subisce distorsione prospettica in una visione bidimensionale, mentre quel che è obliquo rispetto al medesimo piano, in una visione latero laterale bidimensionale viene sottostimato. Un tempo pensavamo che questi valori fossero tutto sommato insignificanti e invece se guardiamo il corpo della mandibola, nella media, nei soggetti normali viene sottostimato di 13 millimetri, una misura enorme per il range di intervento ortodontico od ortodontico-chirurgico.

IL PROGRAMMA
Conta 5 moduli e offre la possibilità di ottenere 15 crediti formativi il corso ECM “Ortognatodonzia 4.0” realizzato con il contributo di un folto gruppo di ricercatori afferenti all’Università degli Studi di Milano, Fondazione Irccs Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico (Lucia Giannini, Valentina Lanteri, Guido Galbiati, Luca Esposito, Marco Farronato, Cinzia Maspero), sotto la guida del professor Giampietro Farronato.
  1. Ipoplasia trasversa del mascellare superiore: metodiche diagnostiche e terapeutiche
  2. Biomeccanica ortodontica alla luce delle nuove metodologie
  3. Attuali orientamenti diagnostici in ortognatodonzia
  4. Realtà aumentata e digitalizzata in ortognatodonzia
  5. Elastodonzia oggi


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Un errore che forse non può neppure essere sistematizzato...

Certo, perché è un errore influenzato anche dai fattori individuali.
Basti pensare alle facce larghe che hanno una maggior obliquità rispetto alle facce strette: quindi sottostimiamo molto di più i soggetti con la faccia larga rispetto ai soggetti con la faccia stretta.
C’è poi il problema della crescita che non avviene bidimensionalmente, ma tridimensionalmente: gli angoli goniaci della mandibola si allontanano tra di loro, quindi l’obliquità varia in maniera diversa da soggetto a soggetto.
D’altro canto, se non si è in grado di comprendere cosa è avvenuto sul corpo della mandibola, quanto è aumentato per la crescita spontanea e quanto a seguito del trattamento, questo può essere un problema.
Ecco la ragione che motiva la necessità di studiare tridimensionalmente la struttura cranica per arrivare a una valida diagnosi.

Come si è sviluppato l’impiego della TC Cone Beam?

Da un approccio ALADA (As Low As Diagnostically Acceptable), che teneva solo conto della dose radiogena, a un approccio ALADAIP (As Low as Diagnostically Acceptable being Indication-oriented and Patient-specific), cioè condizionato dalla necessità di tenere in considerazione anche la specificità del soggetto.
La prima pubblicazione mondiale riguardante il primo tracciato cefalometrico 3D è stata quella del mio gruppo di ricerca, nel 2010. Poi abbiamo realizzato una cefalometria a 18 punti, ulteriormente pubblicata e più recentemente un volume sulla cefalometria 3D e un altro sul FOV (Field Of View) ridotto, senza mai perdere l’obiettivo di approdare a una corretta diagnosi.

Come siete giunti a questo risultato?

Osservando che se la testa è orientata secondo il “piano di Francoforte”, l’ultimo piano visibile nella TC Cone Beam bimascellare è parallelo al piano di Francoforte ed è assimilabile a esso.
Questo consente una riduzione di oltre il 60% della dose radiogena, laddove le apparecchiature di oggi permettono di effettuare esami precisi, dettagliati e di alta definizione a dosaggi veramente molto bassi. È questa l’ultima novità che abbiamo pubblicato sull’European Journal of Radiology.
Il corso consente di accedere a questi e ad altri concetti fondamentali per capire l’“Ortognatodonzia 4.0” e le sue applicazioni alla clinica e alla ricerca.

Come quello della condivisione dei dati?

Sì, oggi possiamo scambiare una messe di dati che un tempo era impensabile: questo consente di poter fare una diagnosi a distanza, chiedere a un collega una “second opinion” o interfacciarsi con il laboratorio odontotecnico in tempo reale per validarne anche il lavoro. Con l’“Ortognatodonzia 4.0” si è aperta un’era che costituisce il punto di partenza di gestione dei “Big data”.
La prossima tappa, che è già in atto, riguarderà la possibilità di gestire i “Big data” per finalità di ricerca, con una riduzione dei costi e dei tempi: il corso offre validi spunti anche in questa direzione.

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L’ortognatodonzia 4.0 in un corso Fad - Ultima modifica: 2020-09-08T10:10:13+00:00 da monicarecagni
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