Dino Re

La linea sottile che divide gli aggettivi “vintage” e vecchio sta nella capacità del primo di rendere l’oggetto a cui è attribuito ancora attuale. Per meritare questo valore un vinile, un accessorio o qualsiasi altra cosa devono aver mantenuto quei caratteri di iconicità che ne avevano caratterizzato l’ascesa e la fama.

Se si parla di medicina, e in particolar modo della nostra amata odontoiatria, la fama e il prestigio non bastano, un prodotto è attuale se è utile alla causa. Nella clinica, perciò, non possiamo parlare di strumenti “vintage” utili, ma possiamo comunque dare forza a concetti che erano alla base delle terapie già in passato e dare loro una veste nuova.

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È questo il caso della tecnologia applicata all’odontoiatria, talvolta una nuova apparenza, applicata al razionale clinico di sempre, in altri casi sostanziale cambio di rotta.

Immaginiamo di prendere a riferimento gli scanner intraorali, oggi sempre più presenti in studio e in effetti anche nel mio. Pur essendo un grande strumento per snellire e migliorare i flussi di lavoro, per renderlo efficace, mantengo la stessa logica nella preparazione di un elemento protesico così come nella presa dell’impronta dove faccio tutto il necessario per rendere ben visibile il margine di preparazione, esattamente come ho sempre fatto. Parto dal presupposto che ciò che non vede l’occhio, non potrà vederlo nemmeno lo scanner, razionale “vintage” e attuale.

Al contrario, la precisione degli strumenti endodontici di rilevazione apicale mi ha permesso di fare qualche radiografia in meno per controllare l’avanzamento delle terapie canalari.

Proprio il principio storico dell’ottimizzazione dei raggi X a cui sottoponiamo il paziente, oggi è fortemente attuale.

Una nuova normativa europea, la radiologia digitale e cone beam con FOV ridotti sono alla base della possibilità odierna di applicare meglio che in passato i principi di radioprotezione.

Ci sono poi invece cose bellissime, ma destinate a rimanere nel passato perché superate dai tempi, come ad esempio degli intarsi in oro, che qualche volta vedo ancora meravigliosamente integrati su alcuni vecchi, stavolta sì, pazienti. Il confine è sottile, il valore della memoria alto. Rinforzare il nuovo con quello che in passato ha funzionato penso possa darci la spinta giusta per dare il massimo ai nostri pazienti e per far rendere al meglio i nostri studi.

 

L’odontoiatria “vintage” e le nuove tecnologie - Ultima modifica: 2021-06-04T09:56:54+00:00 da Dino Re

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