L’odontoiatria dopo il coronavirus: dove vai senza DPI?

In tutte le epoche eventi traumatici come guerre ed epidemie hanno cambiato profondamente le abitudini che fino a poco prima venivano ritenute consolidate e inscalfibili. In questo momento è normale dunque interrogarsi su come cambierà il nostro modo di vivere quando potremo tornare alle normali attività di tutti i giorni.

I rapporti sociali per primi ne risentiranno e anche un popolo notoriamente affabile come il nostro verosimilmente godrà di una ridotta vicinanza tra le parti.

Anche l’odontoiatria dovrà rivedere i propri standard e vivere con maggior attenzione il proprio flusso di lavoro. Per esempio, trovo che curare un paziente solamente se sfebbrato sia totalmente logico, a prescindere dal rischio di contagio da Covid-19. Perché allora non mantenere in funzione la moltitudine di termometri ad infrarossi acquistati in quest’emergenza e utilizzarli prima di ogni nostra terapia? Questo ci renderebbe presidi sentinella per l’individuazione anche di semplici processi influenzali che potremo così evitare al nostro personale di studio o ad altri pazienti.

C’è poi tutto il capitolo legato alla scelta di quale DPI e protocolli adottare per tutelare chiunque entri nello studio. E a questo tema è dedicata l’inchiesta che pubblichiamo in sul numero di maggio de Il Dentista Moderno.

La forza dei DPI è in buona parte dovuta al loro essere monouso, garantendo così la massima efficacia per cui sono stati progettati. Pensare a un esteso impiego del monouso nella professione allargandolo a strumenti come frese, carpule, ecc. farebbe aumentare i costi per i materiali e conseguentemente delle prestazioni erogate al paziente, ma al tempo stesso rinforzerebbe la consapevolezza del paziente e dei collaboratori di una maggior sicurezza.

Chissà poi che questo momento non ci aiuti a conoscere un po’ meglio i dispositivi di protezione a nostra disposizione: ad esempio sapere che i guanti stessi, dopo un’ora di utilizzo, presentano aumentato rischio di divenire permeabili a microrganismi ci può far optare per utilizzarne due quando programmiamo interventi lunghi.

Già oggi viene fatto molto per la sicurezza in ambito odontoiatrico; i protocolli di sterilizzazione e disinfezione adoperati sono validi nel combattere la diffusione di infezioni crociate. Inserire però maggiormente nei flussi di lavoro il digitale potrebbe ridurre il numero di materiali necessari e quindi il rischio di infezioni crociate.

Tutti abbiamo voglia di tornare a fare clinica, ma prima di ciò utilizziamo questo periodo di sosta forzata. Raduniamo le nostre certezze del passato e rinforziamole con nuovi strumenti per farci trovare pronti alla ripresa e ripartire di slancio

L’odontoiatria dopo il coronavirus: dove vai senza DPI? - Ultima modifica: 2020-05-01T08:00:11+00:00 da Dino Re
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