L’evoluzione dei rilevatori apicali in endodonzia

Detto della nascita degli strumenti per la rilevazione dell’apice radicolare, progrediamo in questo excursus storico. Lo spartiacque fra II e III generazione è rappresentato dai lavori di Huang (1987), che stabilì come il sistema si basasse esclusivamente su principi fisici, senza in realtà essere influenzato dalla biologia tissutale e dall’anatomia dell’apice. Egli ribadì l’importanza del dato dei 40 µA, corrispondenti al punto in cui lo strumento raggiungeva l’apice, contattando la soluzione salina inserita per una superficie di 2 mm2. Il valore risulta inferiore prima dell’apice e superiore oltre apice.

I sistemi concepiti a partire da tali studi (III generazione) sono in grado di misurare il grado progressivo di impedenza lungo il canale, basandosi sul raffronto di più frequenze diverse. Essi superano anche il limite dell’ambiente acquoso. Tutti i prodotti che si rifanno a tale tecnologia sono considerati localizzatori d’apice moderni.

La IV generazione, introdotta a partire dai primi anni del terzo millennio, non si discosta dai presupposti tecnici del funzionamento della precedente. Anzi, si sviluppa da essa e si propone di renderla più precisa.

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Il motivo per cui comunemente i rilevatori apicali vengono riuniti nelle 4 generazioni, oltre alla già citata prospettiva storica, è la gran mole di studi scientifici e brevetti che si sono susseguiti a partire dal lavoro di Sunada. Analizzando più nello specifico soprattutto la III generazione, ad esempio, si possono notare delle grosse disomogeneità fra sistematiche ivi riunite.

Fornire una classificazione basata sul sistema di funzionamento, partendo da tutti i presupposti sopracitati, risulta ancora più complesso, ed ugualmente discutibile secondo diversi Autori. Una schematizzazione piuttosto completa è quella fornita dal lavoro di Nekoofar del 2006, che viene brevemente riportata qui di seguito.

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Classificazione dei rilevatori apicali

  1. Localizzatori “resistance-based”: basati sul concetto che quello fra strumento endodontico ed elettrodo labiale sia un circuito resistivo semplice. Il dispositivo calcola la resistenza come rapporto fra differenza di potenziale rilevata e corrente.
  2. Localizzatori a bassa frequenza di oscillazione: dispositivo a indicazione sonora, basato sulla vicinanza del grado di impedenza fra mucosa orale e profondità del solco rispetto a quella fra la stessa mucosa e l’apice. Il limite principale è costituito dalla necessità di calibrazione per ogni singolo dente.
  3. Localizzatori ad alta frequenza: richiedevano l’utilizzo di strumenti canalari dotati di specifico coating, che ne limitava però l’uso nei canali stretti.
  4. Localizzatori che valutano capacitanza e resistenza: sistematiche che vogliono valutare i due dati (a loro volta influenzati da diversi parametri) su cui si basano i due precedenti. Si tratta già di strumenti moderni (anche di IV generazione).
  5. Localizzatori che valutano il gradiente di voltaggio: metodica che misura la differenza di impedenza in 3 nodi.
  6. Localizzatori a doppia frequenza, differenza di impedenza.
  7. Localizzatori a doppia frequenza, rapporto di impedenza (quoziente).
  8. Localizzatori multifrequenza: questi ultimi (6-8) si rifanno al concetto teorico alla base della IV generazione.
L’evoluzione dei rilevatori apicali in endodonzia - Ultima modifica: 2016-11-19T07:56:25+00:00 da redazione

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