Il danno del nervo alveolare inferiore in endodonzia costituisce una complicanza rara in termini assoluti ma degna di attenzione se vista in senso relativo: per la precisione, tra le neuropatie iatrogene in ambito odontoiatrico, quella endodontica rappresenta la prima voce tra le non chirurgiche.

Il rischio è da correlare in maniera particolare all’estrusione involontaria di irriganti canalari o materiale da otturazione. Oltre al dente del giudizio, che di norma non viene fatto oggetto di trattamento canalare, l’elemento mediamente più vicino al canale è quello immediatamente contiguo, il secondo molare. La progressione del materiale risulta facilitata in presenza di infezione osteolitica periapicale.

Il trauma può esitare sostanzialmente in alterazioni della sensibilità: parestesia, disestesia, ipoestesia o anestesia.

Proprio in ragione dell’infrequenza e della potenziale gravità dell’evento, pare interessante fornire un protocollo chiaro, che rassicuri il paziente in primis e anche lo stesso clinico. È quanto si è proposto di fare il gruppo di lavoro di Casto in un articolo apparso a novembre sul Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery.

È stata compiuta una review che ha selezionato dalle banche dati Pubmed e Google scholar un totale di 42 report sull’argomento – corrispondenti a 115 casi direttamente correlati a procedure endodontiche e non a processi infiammatori o infettivi – prodotti in lingua inglese a partire dal 1997 e di cui fosse disponibile il testo completo.

La complicanza risulterebbe essere correlata a tre possibili processi eziopatogenetici, che possono variamente correlarsi tra loro:

(1) compressione: l’asse nervoso viene sostanzialmente interessato da una forma di sindrome compartimentale;

(2) neurotossicità chimica: susseguente all’estrusione di composti antisettici (NaOCl), chelanti (EDTA) o cementi endodontici (contenenti paraformaldeide, non più in uso, o eugenolo);
(3) danno termico: un rialzo termico pari a soli 10°C è in grado di indurre necrosi ossea; il nervo è ancora più sensibile. La guttaperca si ammorbidisce in un range di temperature compreso fra i 53.5 e i 57.5°C ma nello spazio canalare è possibile raggiungere temperature fino ai 100°C.

Un quadro combinato di danno chimico-termico è segnalato come il più difficilmente trattabile.

Volendo fornire un flowchart all’endodontista, la prima raccomandazione riguarda la tempestività dell’approccio. Nel caso in questo venga messo in atto entro 72 ore dall’evento, la prima linea è di tipo chirurgico: è previsto un albero terapeutico con estrazione/apicectomia e rimozione del materiale estruso, osteotomia e rimozione, e infine chirurgia ricostruttiva (neuroraffia, innesto nervoso).

Nel caso in cui il paziente venga inviato allo specialista (chirurgo maxillo-facciale, neurochirurgo) dopo un periodo più lungo (ciò può avvenire incidentalmente anche per il semplice studio del caso), la chirurgia può essere comunque un’opzione, seppur sistematicamente meno predicibile. Viene contemplata anche la terapia medica: possono essere utilizzati corticosteroidi ad alto dosaggio, pregabalin e supplementazione vitaminica.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29730463

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