Nella pratica protesica quotidiana, la gestione dei tessuti molli è spesso percepita come una fase “di contorno”. In realtà, è uno dei passaggi più critici per il successo funzionale ed estetico del restauro, come sottolinea una review condotta presso il Dipartimento di Protesi Dentaria e Protesi Fissa del "Mahatma Gandhi" Dental College and Hospital di Jaipur, India. Gli autori dello studio hanno analizzato la letteratura internazionale prodotta in ambito accademico e clinico, con l’obiettivo di fare il punto sulle strategie di controllo e di retrazione dei tessuti gengivali in protesi. Una retrazione gengivale inadeguata, un sanguinamento non controllato o un profilo di emergenza mal progettato possono infatti compromettere anche il miglior manufatto protesico.
Perché i tessuti molli contano (più di quanto si pensi)
Il tessuto gengivale non è solo una barriera biologica, ma un vero e proprio elemento di interfaccia estetico-funzionale tra la protesi e l'organismo. Una gestione efficace consente di migliorare la precisione delle impronte, sia analogiche sia digitali, e di ottenere margini protesici più leggibili e accurati. Ma anche di ridurre l'infiammazione e il sanguinamento, e di garantire risultati estetici più stabili nel tempo. Questo approccio è valido sia nella protesi su denti naturali sia, con maggiore attenzione, in ambito implantoprotesico.
Tecniche di retrazione: tradizione e innovazione
La retrazione gengivale è uno degli strumenti centrali per accedere correttamente al margine di preparazione. Le tecniche tradizionali meccaniche, come l’impiego di corde retraenti con o senza impregnazione, convivono oggi con soluzioni chimiche e meccano-chimiche, e con paste e gel retraenti di più recente introduzione, spesso meno traumatici e più rapidi da applicare. Nessuna tecnica può essere considerata universale. La scelta deve sempre tenere conto del biotipo gengivale, della profondità del solco e del tipo di restauro protesico previsto.
Dente naturale e impianto: due mondi diversi
Un errore ancora frequente, fanno notare gli autori dello studio, è applicare le stesse logiche di gestione dei tessuti molli ai denti naturali e agli impianti. In realtà, il tessuto perimplantare è biologicamente più fragile e meno tollerante agli stress meccanici e chimici, e per questo richiede una pianificazione più accurata. In implantoprotesi, la gestione dei tessuti molli inizia molto prima della presa dell’impronta. Passa attraverso la progettazione del profilo di emergenza, il condizionamento progressivo dei tessuti e una attenzione costante all’"estetica rosa". Con una protesi che non si limita a registrare i tessuti, ma li modella nel tempo.
Il ruolo del digitale
Scanner intraorali e workflow digitali non eliminano la necessità di una corretta gestione dei tessuti molli, anzi, la rendono ancora più evidente. Senza un adeguato controllo gengivale anche le tecnologie più avanzate non riescono a rilevare correttamente i margini di preparazione. Retrarre i tessuti, mantenere il campo asciutto e garantire visibilità sono prerequisiti imprescindibili.
I tessuti molli al centro dell'attenzione
La gestione dei tessuti molli non è dunque un dettaglio tecnico, ma una competenza clinica centrale nella protesi moderna. Dedicarvi tempo e attenzione significa ridurre i rifacimenti, aumentare la predicibilità dei risultati, migliorare l’estetica e la stabilità nel tempo e incrementare la soddisfazione del paziente. In un’odontoiatria sempre più orientata alla qualità e al dettaglio, ignorare questo aspetto non è più possibile, come ribadito dalla review pubblicata sul World Journal of Methodology.



