La diagnostica per immagini in parodontologia

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L’imaging rappresenta il secondo livello della diagnostica della malattia parodontale. L’esame standard è costituito dalla radiografia endorale periapicale: nell’approccio al sospetto di parodontopatia, può essere indicato valutare il quadro dell’intera dentatura attraverso lo status radiografico, da alcuni chiamato anche “panoramica di endorali”.

L’utilizzo della radiologia convenzionale, al di là dell’aspetto della dose radiante – che verrà affrontato anche più avanti, soffre anche di una problematica già vista per quanto concerne il sondaggio, ossia l’appiattimento alle due dimensioni di una struttura tridimensionale e irregolare come può essere la tasca parodontale. Una radiografia, in effetti, non è lo strumento clinico ideale per definire l’aspetto di tasca a tre, due o una parete.

Si considerino dunque alcune possibili applicazioni al campo di interesse parodontale delle principali fra le nuove tecnologie di diagnostica per immagini.

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La TC cone beam, specificamente indicata per lo studio della regione maxillo-facciale, è la prima risposta per il clinico che ha necessità di studiare una struttura scheletrica nelle tre dimensioni dello spazio e dal punto di vista volumetrico. Nel 2014, Weidmann studiò la possibilità di valutare con tale tecnologia. Il lavoro fu condotto su modello animale con difetti ossei creati ad hoc e, dunque, a dimensioni nota. Le misurazioni alla CBCT sono risultate valide alla pari di quelle effettuate con la sonda calibrata. Va chiaramente osservato come la CBCT si soggetta, ancora di più rispetto agli esami di prima scelta precedentemente elencati, una metodica radiologica soggetta ai principi di ottimizzazione e ALARA: in altre parole, deve essere somministrata quando ritenuto necessario dal punto di vista clinico e al dosaggio minore possibile. Le possibilità in questo senso coincidono con gli esami a field of view (FOV) ridotto.

Tomografia a coerenza ottica (OCT): esame non invasivo basato sulla radiazione infrarossa, introdotto da Huang nel 1991. Fornisce immagini ad alta risoluzione (5‐15 μm) con penetrazione di 1-2 mm e permette la ricostruzione tridimensionale. Trova principalmente applicazione in campo oculistico. Recentemente Fernandes lo ha sperimentato proprio sul solco gengivale.

Capillaroscopia endoscopica: ultima applicazione della tecnologia a fibra ottica. Il sistema si basa su una fibra da 950 μm che emette una luce verde alla lunghezza d’onda di 520 nm. Townsend e D’Aiuto l’hanno utilizzata nello studio della microcircolazione della tasca e di come questo vari in corso di patologia.

Imaging fotoacustico: tecnica ibrida che combina l’immagine ottica ad alta risoluzione con l’ecografia, la quale raccoglie le onde emesse dalle diverse sostanze cromofore del tessuto. Lin l’ha valutata con uno studio analogo a quello di Weidmann, confrontandola però con una sonda standard, rivelando una precisione del centesimo di millimetro.

Risonanza magnetica: a fare da contraltare alla CBCT, studi hanno già dimostrato l’applicabilità delle ultime sistematiche RMN, le quali potrebbero aprire peraltro ulteriori strade, vista la propensione alla resa dei tessuti molli.

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La diagnostica per immagini in parodontologia - Ultima modifica: 2019-02-15T08:05:17+00:00 da redazione

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