ISA, Irpef, Irap, Fisconline… questi sconosciuti

Luigi Paglia

Parlando con i colleghi ho ricavato la netta sensazione che è molto comune la delega completa della gestione fiscale della propria attività a consulenti esterni. Con questa decisione si accettano a priori i compromessi contabili decisi da altri (i consulenti) e che quasi certamente saranno a discapito dell’odontoiatra o, comunque, non vedranno le sue esigenze al centro del processo decisionale.

Questo vale soprattutto per la gestione dei nuovi ISA (indici sintetici di affidabilità) che hanno sostituito gli studi di settore: esistono dati che, se non correttamente conosciuti, valutati e inseriti, conducono a sensibili variazioni nel calcolo del voto finale da parte del software, con conseguenze anche gravi sul nostro “indice di affidabilità fiscale”.

Sapere dunque scaricare, compilare e gestire in proprio il software dal sito della Agenzia delle entrate, conoscendo le voci da compilare con particolare attenzione rappresenta un indubbio vantaggio nel raggiungimento di un voto soddisfacente o anche ottimale. Inoltre, saperlo gestire significa anche poterne fare un uso preventivo e prospettico sulle annualità successive.

Avere poi una buona conoscenza personale sui quadri delle dichiarazioni dei redditi significa detrarre e dedurre spese che solo noi possiamo ben conoscere e programmare, ottenendo a volte sensibili risparmi fiscali. Il dentista è in genere riluttante a occuparsi di tutto questo nella (legittima?) convinzione che scopo della sua professione sia fare il clinico e non il contabile o il fiscalista o il manager.

A dire il vero, il fiorire di corsi di management, il paziente che diventa cliente, gli ospedali che sono “aziende ospedaliere” sembrano portare tutti i servizi sanitari, pubblici e privati, verso forme di “business” che stridono con le antiche convinzioni alla base del rapporto medico-paziente.

Sto seriamente pensando che per difendere il rapporto medico-paziente devo al giorno d’oggi essere anche in grado di “difendere” fiscalmente la mia attività per non gravare con costi aggiuntivi sulla parcella finale. In questa visione il dentista, se vuole adattarsi ai nuovi scenari, deve avere precise conoscenze gestionali senza diventare un “supermanager” e deve avere la precisa consapevolezza che far quadrare i conti oggi è infinitamente più complicato che in passato. Se, ostinatamente, ci si rifiuta di occuparsene, si rischia di trovarsi, al momento di pagare le tasse, a chiedersi per cosa si è sacrificato un anno di tempo, impegno, fatica e responsabilità, consegnando di conseguenza l’odontoiatria nelle mani dei ben più “scafati” centri odontoiatrici.

Non abbiamo quindi altra scelta: dobbiamo armarci di santa pazienza e apprendere le conoscenze informatiche e fiscali di base che senza dubbio, una volta acquisite, verranno da noi utilizzate con attenzione e soddisfazione, modellandole sulla nostra singola realtà per mantenerla sostenibile e competitiva. Magari faremo un corso in meno sull’ultimo impianto, ma non possiamo più far gestire completamente ad altri la fiscalità che riguarda la nostra attività. ISA, Irpef, Irap, Fisconline: i nostri nuovi nemiciamici!

Luigi Paglia

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