Intarsi in disilicato di litio: la preparazione cavitaria è in grado di influenzare il rischio fratturativo

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La diffusione della tecnologia CAD/CAM ha dato un grande impulso, tra l'altro, alle metodiche “ibride” della restaurativa, con particolare interesse per la conservativa indiretta, ovverosia l'intarsistica. Un grosso vantaggio del workflow digitalizzato è la versatilità della metodica di laboratorio, che può essere applicata ai principali materiali ceramici: porcellane feldspatiche, ceramiche rinforzate da con leucite, disilicato di litio. Questi materiali sono adatti a compensare la riduzione della resistenza alla frattura determinata dalla preparazione cavitaria. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal potenziale estetico di questi prodotti – con particolare riferimento per il disilicato di litio – che risultano difficilmente eguagliabili con le resine composite, stratificate a mano libera ma anche sotto forma di intarsi, appunto.

Volgendo dunque l'interesse per il disilicato, se ne considerino in primo luogo le caratteristiche meccaniche: una vetro-ceramica multifase a elevato grado di cristallinità garantisce una resistenza alla flessione (attestabile sui 400 MPa), quindi a frattura e trazione, sufficiente per essere utilizzata nella forma di inlay, così come di onlay. Ceramiche di questo tipo, lavorate CAD/CAM a forme diverse in riferimento alla copertura cuspale, hanno garantito tassi di successo fino al 100% a 7 anni.

La resistenza alla frattura del restauro è un elemento fondamentale ai fini della sopravvivenza ed è normalmente legata a diversi fattori, compresa geometria cavitaria o disegno della preparazione. La preparazione, a seconda di larghezza e profondità, può infatti influenzare la rigidità della cuspide e, di conseguenza, la resistenza complessiva della corona.

Studio in vitro: resistenza alla frattura degli intarsi in disilicato di litio

Partendo da tali presupposti, hanno condotto uno studio in vitro dal grande interesse clinico, atto a valutare il valore di carico e la modalità di fallimento di intarsi (inlay e onlay) mesio-occluso-distali, prodotti in disilicato di litio mediante tecnica CAD/CAM e applicati su premolari con diversi modelli cavitari, variabili per spessore dell'istmo occlusale (distanza intercuspale) e grado di copertura cuspale.

Gli sperimentatori hanno trattato un totale di 60 premolari superiori estratti (privi di carie o crack, morfologicamenti simili), suddivisi equamente in 6 gruppi, ciascuno corrispendente a un preciso disegno cavitario:

A) inlay interessanti il 75% della distanza intercuspale

B) inlay interessanti il 100% della distanza intercuspale

C) onlay interessanti il 75% della distanza intercuspale + copertura della cuspide linguale

D) onlay interessanti il 100% della distanza intercuspale + copertura della cuspide linguale

E) onlay interessanti il 75% della distanza intercuspale + copertura di tutte le cuspidi

F) onlay interessanti il 100% della distanza intercuspale + copertura di tutte le cuspidi
Sono stati standardizzati profondità dalla superficie occlusale (2.5 mm), angoli cavosuperficiali (90°) e angolo di convergenza (6°). Le cuspidi non funzionali (linguali) sono state ridotte di 1.5 mm, quelle funzionali di 2.0 mm.

Gli intarsi sono stati cementati mediante tecnica adesiva, dopodiché i campioni sono stati conservati in acqua per 24 ore, infine sottoposti a test da carico fino a frattura.

L'analisi statistica dei valori medi di frattura per gruppo attesta come in nessun caso spessore dell'istmo occlusale né grado di copertura cuspale possano influenzare il rischio fratturativo nel caso di intarsi inlay o onlay in disilicato di litio. Lo studio ha confermato la validità del materiale in questo ambito di impiego clinico.
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Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29533499

Intarsi in disilicato di litio: la preparazione cavitaria è in grado di influenzare il rischio fratturativo - Ultima modifica: 2019-03-28T07:47:41+00:00 da redazione
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