Influenza dell’allungamento di corona clinica nel tasso di sopravvivenza del dente trattato endodonticamente

DM_il dentista moderno_allungamento di corona dente trattato endodonticamente

Gli endodontisti beneficiano ormai da diversi anni di numerose evoluzioni tecnologiche che spaziano dai materiali, ai protocolli, ai sistemi di imaging e di ingrandimento. La terapia canalare gode oggi di elevata predicibilità anche nei casi di anatomie radicolari rese complesse dalla presenza di canali collaterali e curvature rilevanti, presenti in maniera relativamente frequente nelle sedi posteriori. Purtroppo, la recuperabilità e la sopravvivenza, anche e soprattutto nel medio e lungo termine, soffrono di problematiche che esulano da quelle di natura prettamente endodontica, ma interessano lo stato parodontale e/o la fase di restauro protesico tramite corona. Considerando quest'ultima, lo studio di Olcay del 2018 individua nel rapporto corona/radice insufficiente la prima causa di estrazione di dente trattato endodonticamente. Il problema sarebbe di natura protesica, legato alla mancata garanzia di un adeguato affetto ferula circumferenziale all'elemento, variabile di grande impatto sulla predicibilità del trattamento.

Al fine di recuperare altezza verticale utile alla preparazione, nell'ottica di rispettare l'effetto ferula, o ancora, a monte, nel caso in cui la parete coronale non permetta il sostegno minimo necessario all'isolamento indispensabile al trattamento canalare, può essere necessario mettere in atto preventivamente un intervento di allungamento di corona clinica. Tale approccio comporta necessariamente un aumento del rapporto corona/radice, variabile a sua volta implicata nella sopravvivenza di un elemento dentario.

Lo studio di Karishma e colleghi, recentemente pubblicato su Journal od Endodontics, ha incluso un totale di 176 pazienti, ciascuno riportante un caso ben documentato di dente trattato endodonticamente indicato per restauro con corona. I 79 elementi del gruppo test corrispondono ai casi che hanno necessitato la chirurgia di allungamento di corona clinica, mentre i restanti 97 sono stati inseriti nel gruppo controllo, perché immediatamente protesizzabili. Non essendo possibile un processo di randomizzazione, è stato allestito un modello di studio cross-sezionale, atto a valutare l'influenza dell'allungamento di corona e, conseguentemente del rapporto corona/radice, sul tasso di sopravvivenza.

Seppur inferiore, il tasso di sopravvivenza nel gruppo test non si distacca dal controllo in maniera statisticamente significativa al follow-up di medio termine (5 anni, rispettivamente 82.2% e 88.6%), al contrario di quanto si osserva invece a lungo termine (10 anni, 51% e 74.5%). I denti maggiormente a rischio sono quelli con rapporto corona/radice maggiore (1:1), il cui tasso di sopravvivenza scende al 40%.

Tali evidenze andranno considerate nel corso della pianificazione clinica. In tal senso, si consideri però che l'allungamento viene normalmente condotto con il fine di restaurare un elemento dentale compromesso, ad esempio per la presenza di un'estesa lesione cariosa, e, pertanto, giudicato non altrimenti recuperabile. Posticipare di qualche anno un'estrazione che sarebbe stata l'unica alternativa possibile può costituire di per sé un risultato positivo. L'indicazione risulta essere pertanto quella di selezionare correttamente i casi da trattare per via chirurgico-endodontica, informando sempre il paziente delle proprie scelte e di quanto possa derivarne.

Riferimenti bibliografici

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0099239919301128

Influenza dell’allungamento di corona clinica nel tasso di sopravvivenza del dente trattato endodonticamente - Ultima modifica: 2019-04-25T07:38:38+00:00 da redazione
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