Dm_IL DENTISTA MODERNO_impianto_innesto connettivale

L’obiettivo di un consensus report è la definizione di indicazioni cliniche supportate da evidenze scientifiche consistenti. Recentemente, un gruppo di lavoro afferente all’International Team of Implantology (ITI) ha rilasciato un documento di questo tipo, pubblicato sul numero di ottobre di Clinical Oral Implants Research. Gli Autori hanno affrontato alcune tematiche significative nell’ambito dei criteri di pianificazione del posizionamento di impianti e dell’allestimento del relativo restauro protesico. Questo breve articolo ripropone uno di questi topic, consigliando la lettura del nella sua interezza del testo, il quale peraltro si rivolge tanto ai clinici quanto a chi ha interesse all’approfondimento scientifico, perché fornisce indicazioni per l’allestimento di nuovi protocolli di ricerca.

Il primo disegno di revisione sistematica con meta-analisi è volto alla definizione del numero di impianti consigliato per una riabilitazione full-arch. L’outcome primario indagato è rappresentato dalla sopravvivenza di impianti e protesi, quelli secondari da distribuzione e inclinazione degli impianti, protocollo di carico e modalità di ritenzione protesica.

In primo luogo, considerando un totale di 93 studi con follow-up medio di 8 anni, i ricercatori hanno stabilito che non esiste differenza significativa, in termini di survival rate, nel caso di una protesi fissa full-arch sostenuta da più o meno di 5 impianti.

Tali indicazioni sono state confermate tanto per il mascellare superiore, quanto per la mandibola. Nel primo caso, il protocollo più documentato nel gruppo < 5 risulta essere quello basato sul posizionamento di 4 impianti di cui i due più laterali inclinati, mentre nel gruppo > 5 la soluzione maggiormente riportata prevede il posizionamento di 6 fixture tutte in senso assiale. In entrambi i casi, viene proposto il carico immediato.

Anche livello mandibolare, la soluzione < 5 più comune risulta ancora quella a quattro impianti – qui però nelle due configurazioni parallela o con impianti laterali inclinati – e a carico immediato. L’altro gruppo ha visto più comunemente una soluzione a 5 impianti a carico immediato. Rispetto al mascellare, che prevede un certo equilibrio nel documentare le due opzioni, qui è la soluzione con meno impianti a essere più comune.

Sul piano clinico, dunque, le evidenze stabiliscono come sia necessario rispettare il numero minimo di quattro impianti nella riabilitazione di un’arcata edentula. Essendo consigliabile ottimizzare la distribuzione degli impianti, lavorando su posizione e numero, sarà spesso necessario impostare dei piani di cura basati sulla bone augmentation.

Dal punto di vista scientifico, in futuro sarà interessante confrontare direttamente i protocolli a 4 e 6 impianti e le diverse opzioni protesiche.

Riferimenti bibliografici

Group 2 ITI Consensus Report: Prosthodontics and implant dentistry.

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