Impronta digitale significa velocità, comfort e semplificazione del flusso di lavoro. Tuttavia, quando si devono realizzare protesi fisse molto estese, la precisione delle scansioni intraorali rappresenta ancora una sfida. Un gruppo di ricercatori della Charles University di Praga e del Military University Hospital Prague, nella Repubblica Ceca, ha proposto una modifica della Reverse Scan Technique (RST) che punta a ridurre gli errori delle impronte digitali e ad aumentare l'accuratezza delle riabilitazioni protesiche su denti naturali. La metodica integra scanner intraorale, scanner da laboratorio e stampa 3D all'interno di un workflow completamente digitale.
Il limite dell'impronta digitale estesa
Negli ultimi anni gli scanner intraorali hanno rivoluzionato la protesi dentale. Consentono di eliminare le impronte tradizionali, migliorano il comfort del paziente e velocizzano la comunicazione con il laboratorio odontotecnico. Nonostante questi vantaggi, la loro precisione tende a diminuire quando la scansione interessa arcate molto estese. Il motivo è legato al principio di funzionamento di questi dispositivi. Lo scanner acquisisce numerose piccole immagini tridimensionali che il software ricompone progressivamente in un unico modello virtuale. Ogni fase di sovrapposizione può introdurre minime imprecisioni che, sommandosi lungo il percorso di scansione, generano deformazioni sempre più evidenti. Il problema diventa particolarmente rilevante nella realizzazione di ponti lunghi e riabilitazioni protesiche complesse.
Una modifica della Reverse Scan Technique
Per superare questi limiti, gli autori hanno sviluppato una versione modificata della Reverse Scan Technique, metodica già utilizzata in implantologia. L'obiettivo è trasferire la maggiore precisione dello scanner da laboratorio anche alle riabilitazioni supportate da denti naturali. Il protocollo inizia con una scansione intraorale eseguita prima e dopo la preparazione dei denti pilastro. Successivamente viene progettata una protesi provvisoria mediante software CAD e realizzata con una stampante 3D. La protesi viene quindi sezionata, riposizionata in bocca, "solidarizzata" direttamente sui denti e acquisita sia con lo scanner intraorale sia con uno scanner da laboratorio. Le diverse acquisizioni vengono poi elaborate con un software gratuito che permette di allineare i modelli tridimensionali e ottenere un modello virtuale definitivo più preciso rispetto a quello ricavato dalla sola scansione intraorale.
Più precisione senza complicare il workflow
Secondo gli autori, il principale punto di forza della metodica consiste nell'utilizzare la superficie esterna della protesi provvisoria come riferimento per il riallineamento dei modelli digitali. In questo modo si riducono gli errori di fusione delle immagini che possono verificarsi nelle scansioni di lunga estensione. Un altro aspetto interessante riguarda la praticità della procedura. Pur introducendo alcuni passaggi aggiuntivi, il protocollo rimane completamente digitale e sfrutta strumenti già presenti in molti laboratori odontotecnici. Inoltre, la fase di elaborazione finale richiede pochi minuti e utilizza un software liberamente disponibile, con un impatto contenuto sui costi operativi.
Il caso clinico
Per dimostrare il funzionamento della tecnica, gli autori descrivono il trattamento di un paziente di 73 anni sottoposto a una riabilitazione protesica estesa dell'arcata superiore. Il confronto tra la scansione iniziale e il modello corretto ha evidenziato uno spostamento superiore a 0,5 millimetri nella posizione di uno dei denti pilastro. Una differenza apparentemente minima, ma sufficiente, secondo gli autori, a compromettere l'adattamento della protesi definitiva se non fosse stata corretta durante il workflow digitale. Gli stessi ricercatori precisano però che si tratta di un'osservazione preliminare. La validazione quantitativa della metodica richiederà studi specifici in vitro e clinici, destinati a misurarne con precisione accuratezza, ripetibilità e limiti applicativi.
Verso una protesi digitale sempre più accurata
Pubblicato sulla rivista Dentistry Journal, il lavoro rappresenta soprattutto una proposta tecnica destinata ai professionisti che operano nella protesi digitale. Più che introdurre nuove apparecchiature, gli autori suggeriscono un diverso modo di utilizzare le tecnologie già disponibili per migliorare la precisione delle impronte digitali nelle riabilitazioni di ampia estensione. Se i futuri studi confermeranno i risultati preliminari, questa evoluzione della Reverse Scan Technique potrebbe contribuire a rendere ancora più affidabili i flussi CAD/CAM applicati alla protesi fissa. Un passo ulteriore verso un'odontoiatria digitale che punta non solo alla velocità e al comfort, ma anche alla massima precisione clinica.



