Impianti inclinati: non significativi aggiornamenti scientifici sul comportamento biomeccanico

I più moderni protocolli chirurgici in ambito implantologico consentono di riabilitare casi sempre più complessi di edentulia, anche lavorando sulla direzione di posizionamento degli impianti. In questo senso, un grande aiuto arriva anche dalla chirurgia guidata, che permettono l'inserimento delle fixture con precisione e in estrema concordanza al planning sul modello tridimensionale.

D'altra parte, la diffusione del razionale dell'implantologia protesicamente guidata, secondo il quale la posizione degli impianti è volta all'ottimizzazione della distribuzione dei carichi della sovrastruttura protesica in progetto, obbliga a sua volta i clinici ad attenersi a intervenire nello stesso senso, ovvero ad attuare soluzioni chirurgiche che in un recente passato sarebbero risultate non immediate.

Gli impianti inseriti in posizione non assiale, ovvero gli impianti inclinati (tiltati secondo una traslitterazione discutibile ma cara a tanti professionisti anglofoni) risultano una soluzione utile a proteggere strutture anatomiche a rischio, a evitare importanti procedure di bone augmentation. In più, permettono di inserire impianti più lunghi e con maggiore bone‐to‐implant contact (BIC) e, in tecnica combinata, di ottenere una migliore distribuzione dei carichi tramite l'eliminazione dei cantilever.

Comportamento degli impianti inclinati: cosa dicono alcuni articoli

Alcuni articoli rilevano inoltre un comportamento maggiormente favorevole dal punto di vista biomeccanico da parte degli impianti inclinati rispetto a quelli assiali: in questo ambito, tuttavia, non si osserva piena concordanza. A fine 2018, Apaza e colleghi hanno pubblicato su Clinical Oral Implants Research una revisione sistematica con metanalisi volta a valutare nel medio termine (follow-up minimo di 3 anni) l'impiego di impianti inclinati nella riabilitazione di edentulie parziali o totali, con riferimento ai tassi di complicanze biologiche e tecniche e alla valutazione dell'outcome riportato dal paziente. Partendo da una base di quasi 800 lavori (aggiornamento a dicembre 2017), la ricerca ha portato a valutazione qualitativa 17 studi osservazionali, per un totale di 6202 impianti in 1584 pazienti seguiti per 3-8 anni. Gli autori hanno concluso affermando che l'inclinazione dell'impianto non ha effetto per quanto riguarda la perdita di osso marginale né in termini di fallimento, pur ammettendo, dal punto di vista qualitativo, l'elevato rischio di bias derivante dall'eterogeneità degli studi considerati.

Più recentemente, lo studio è stato rivalutato da Romina Brignardello-Petersen nel suo consueto commento sul Journal of the American Dental Association. L'autrice ha ribadito le problematiche da selezione riscontrate nella metanalisi e ha osservato la variabilità riguardante il grado di inclinazione e il tipo di riabilitazione protesica.

Le indicazioni scientifiche che si possono ricavare fanno probabilmente riferimento alla tipologia di studi con cui implementare l'evidenza nell'immediato futuro: pare consigliabile, anche dal punto di vista dell'utilità clinica, indagare nello specifico i protocolli clinici che prevedono l'uso di impianti inclinati, piuttosto che l'inclinazione come concetto operativo.

Riferimenti bibiliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30306700

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30635168

Impianti inclinati: non significativi aggiornamenti scientifici sul comportamento biomeccanico - Ultima modifica: 2019-05-07T07:56:45+00:00 da redazione
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