Il trattamento parodontale non chirurgico con una marcia in più

La malattia parodontale e la perimplantite sono caratterizzate da processi infiammatori a carico dei tessuti che sostengono i denti e che circondano gli impianti, spesso difficili da gestire.

Nel primo caso, il biofilm, raggiungendo un dato livello di patogenicità, determina la perdita di attacco parodontale.

Nel caso della perimplantite invece, possiamo affermare che la patologia infiammatoria è associata alla progressiva perdita di supporto osseo che circonda l’impianto.

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Per la parodontite, in particolare, l’approccio può essere chirurgico o non chirurgico, noi ci concentreremo sulla seconda tipologia di trattamento.

Gli studi più accreditati consigliano una iniziale terapia causale che verta alla rimozione del biofilm. Più precisamente ci si riferisce alla strumentazione sottogengivale, dunque debridement, scaling e root planing, ma anche l’utilizzo di curette, air polish e strumenti ultrasonici.

Inoltre, abbiamo a disposizione strumenti che possono coadiuvare l’effetto della suddetta terapia, ossia l’utilizzo di antibiotici, antisettici, probiotici, agenti immuno-modulatori e l’applicazione di tecniche laser.

Ma particolarmente utile a questo scopo si èrivelato l’utilizzo del dispositivo medico Chlosite, un gel xantano a base di clorexidina che, posto a contatto con le molecole di acqua, forma una struttura reticolare capace di trattenere le sostanze attive al suo interno. Questa caratteristica consente al prodotto di rimanere in sede per un periodo che va dai 10 ai 15 giorni.

Nello specifico lo xantano è un polimero polisaccaridico e, in questo prodotto, è associato a due tipi differenti di clorexidina: allo 0.5% digluconato e all’1% diidroclorica, è quest’ultima che determina l’azione prolungata della sostanza in situ.

L’azione che offre lo xantano viene definita occludente con effetto umettante, il che, unitamente all’azione della clorexidina, rende sfavorevole la ricolonizzazione batterica delle aree trattate. È importante considerare come il prodotto Chlosite, a differenza di trattamenti topici con antibiotici, non induca resistenza batterica.

È commercializzato sotto forma di singole confezioni monopaziente ed è un dispositivo medico, pertanto utilizzabile in autonomia anche dall’igienista dentale.

Ne viene indicato l’utilizzo al termine della terapia parodontale non chirurgica, prevalentemente nei siti più complessi da gestire, al fine di migliorarne la guarigione. Può essere inoltre utilizzato nelle tasche parodontali dei pazienti in terapia di mantenimento e in pazienti che presentano gengiviti, pseudotasche o pericoronariti.

Ma come si utilizza questo gel?

Successivamente alla rimozione meccanica del biofilm, si può applicare il gel in modo molto semplice ed efficace. Viene posto tramite una siringa dotata di ago atraumatico dalla punta smussa, molto sottile che, come una sonda può essere agevolmente inserita nella tasca parodontale, dopodiché il prodotto verrà applicato con delicatezza ed estruso dal solco. Verrà infine rimosso l’eccesso con l’utilizzo di un microbrush.

Ovviamente, prima di utilizzare il prodotto, bisogna accertarsi che il paziente non presenti allergie nei confronti delle sostanze utilizzate, in particolar modo la clorexidina.

Per concludere, è da evidenziare che sono stati eseguiti diversi studi sul gel Chlosite, gli stessi hanno dimostrato come la sua applicazione post terapia parodontale non chirurgica determini un miglioramento dei parametri di CAL e della profondità di sondaggio. A questo proposito si rimanda all’articolo di Paolantonio e colleghi pubblicato sul Journal of Perdiodontology.

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Il trattamento parodontale non chirurgico con una marcia in più - Ultima modifica: 2022-04-21T11:25:02+00:00 da redazione

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