La cost effectiveness costituisce una voce importante nelle scelte terapeutiche. In questo senso, tale parametro può rappresentare un discrimine in un dibattito ancora non completamente risolto in ambito scientifico: la riabilitazione di un singolo sito edentulo interposto ne è un esempio.

Guardando alla realtà clinica contemporanea, apparentemente, non ci sarebbe partita. L’impianto costituisce una soluzione predicibile, a invasività ridotta (pur contemplando una fase chirurgica) e rispettosa dei denti adiacenti.

La soluzione alternativa, esclusivamente protesica, ovvero la protesi cementata parziale fissa – in altre parole il ponte tradizionale – è oggi considerata inadeguata da molti autori a causa dell’intervento, invasivo e irreversibile, come può essere la preparazione dei denti pilastro e del deterioramento che ne può derivare.

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Eppure, alcuni lavori scientifici alimentano il dibattito proprio perché valutano il lato economico: la messa in atto di un impianto generalmente richiede, rispetto l’allestimento di un ponte protesico, un numero più elevato di sedute (ma un tempo alla poltrona sostanzialmente equiparabile) e dei costi iniziali più elevati. Pertanto, secondo quanto si evince dalla letteratura, la soluzione implantare tende “a ripagarsi” sul lungo periodo.

Il tema è stato affrontato da un interessante studio, condotto da ricercatori dell’Università Tecnica di Praga, Repubblica Ceca, e appena pubblicato su BMC Oral Health.

Gli autori hanno creato un “team di esperti”, comprendente 4 dentisti praghesi con esperienza pratica in ambito protesico e implantare non inferiore ai 5 anni, ai quali è stato aggiunto un paziente (uomo, 50 anni) che ha portato la propria prospettiva.

Il team ha consultato i dati di input del modello di studio e proprio la valutazione da parte del paziente viene considerato il dato di maggiore importanza.

Tra le due varianti proposte, la prima, quella implantare, si divide in 3 sottocategorie, che differiscono, a loro volta, per il timing complessivo. Allo stesso modo, sono state prospettate 3 soluzioni protesiche parziali fisse a crescente complessità.

L’aspetto forse più interessante dello studio è il modello probabilistico impiegato per calcolare l’analisi costo/benefici: sono stati definiti modelli di Markov con proiezioni fino a 30 anni.

Il trattamento con corona singola supportata da impianto, dopo 30 anni comporta, secondo il paziente, un totale di 15.31 quality-adjusted prosthesis years (QAPY, adattamento del parametro quality-adjusted life years), contro i 13.93 del trattamento protesico su denti naturali. Il valore del rapporto costo-utilità incrementale è risultato pari a − 1.434 dollari.

L’analisi di tali risultati ha permesso agli autori di concludere indicando l’impianto singolo come prima scelta, anche dal punto di vista, della cost effectiveness, nella riabilitazione di edentulie singole interposte.

Riferimenti bibliografici
Il ponte ha ancora un vantaggio economico su una corona su impianto? - Ultima modifica: 2021-09-09T06:50:12+00:00 da redazione

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