Il dentista e lo slalom verso il cambiamento

Luigi Paglia

Modificare le abitudini consolidate nella propria attività è una necessità che prima o poi sentiamo tutti. Tuttavia, spesso condizionati dalla routine lavorativa, non sempre riusciamo a guardare con occhi nuovi le azioni quotidiane, mentre per rinnovarci dovremmo mettere in discussione proprio le abitudini e le idee apparentemente immodificabili. E allora, prima di sviluppare il “tema” del possibile cambiamento – perché cambiare è possibile, ma anche necessario – proviamo a mettere in fila i punti principali, quelli che caratterizzano il mondo odontoiatrico, ed ecco che subito ci sembreranno paletti di uno slalom che, se riusciremo a percorrere con agilità, senza cadere, ci condurrà verso il rinnovamento professionale.

Eccesso di offerta. Cresce il numero di odontoiatri e di strutture pubbliche e private senza che la disponibilità alle cure da parte dei pazienti sia aumentata. Anzi, la domanda di prestazioni tende a contrarsi per la crisi economica. La richiesta potrebbe essere quella di rivedere il numero programmato di accesso ai corsi universitari di odontoiatria e di rendere detraibili le prestazioni odontoiatriche. Potremmo poi iniziare a parlare del controllo del numero degli studi o dei centri che nascono come funghi, spesso slegati dalle necessità della popolazione di riferimento.

Giovani odontoiatri. In mancanza di valide alternative i giovani odontoiatri accettano sempre più spesso posti di lavoro mal tutelati e mal retribuiti, in contesti dove il trattamento clinico del paziente non sempre è la priorità. La proposizione da parte di queste strutture di modalità di trattamento vicine alla logica di mercato e lontane dalle necessità del paziente, e spesso anche dalla deontologia (pensiamo solo al fenomeno dell’overtreatment implantare), alimenterà l’atteggiamento critico dei pazienti nei confronti della professione. I giovani odontoiatri dovranno fare quello che hanno fatto le generazioni precedenti e fare in modo di aprire il loro studio nel nuovo contesto.

Costi di gestione. L’incontrollata burocratizzazione della professione esita in un vertiginoso aumento dei costi. Non potendo aumentare le tariffe, ormai da anni assistiamo a una diminuzione dei ricavi e della redditività. La razionalizzazione dei principi autorizzativi e delle norme che regolano la professione con uno snellimento delle procedure burocratiche deve essere un obiettivo primario di Ordine e sindacati.

Terzo pagante. Fondi sanitari privati, di categoria e assicurazioni propongono programmi assistenziali con qualità e costi controllati allo scopo di offrire prestazioni a una fascia sempre più alta di popolazione. Se come professionisti vogliamo rimanere sul mercato, dobbiamo dare una risposta unitaria a questa realtà che avanza. Dovremo monitorare con cura la qualità dei servizi che eroghiamo, gli standard che decideremo di applicare e la valorizzazione delle nostre prestazioni. Sindacati, Ordine e società scientifiche dovranno aprire un dibattito unitario su questo argomento.

Standard variabili. Permane nel nostro mondo professionale una grande variabilità di standard clinici qualitativi e di prezzo nell’offerta delle prestazioni. Spesso la relazione tra i due aspetti non è chiara. Si potrebbe iniziare a pensare alla validazione delle procedure cliniche da parte della professione e delle società scientifiche di riferimento.

Tecnologia. Dovremo dare spazio alle tecnologie che portino un reale contributo al rapporto efficacia/efficienza di una terapia senza farsi sedurre dal marketing a volte aggressivo, che ovviamente ha altri obiettivi che il corretto trattamento del nostro paziente.

Iperspecializzazione. C’è una richiesta di terapie sempre più specialistiche, che a volte sfuggono all’esperienza del pur competente singolo odontoiatra. Dovremo andare verso soluzioni organizzative più complesse del singolo studio monoprofessionale. Il legislatore inoltre ha disposto che le società debbano avere un trattamento fiscale privilegiato rispetto ai liberi professionisti, quindi se non vogliamo diventare dipendenti dobbiamo prendere nota di questo cambiamento e agire di conseguenza.

Mentalità imprenditoriale. Il dentista, come buona parte dei medici, ha una grande difficoltà a considerare quella economica come una delle variabili da porre in equilibrio e coerenza con il prodotto/servizio erogato: nel nostro campo questa difficoltà apre varchi enormi all’espansione dei centri odontoiatrici. Cambiare registro è fondamentale per lo sviluppo della nostra attività.

Clinica e ricerca. Dovremo promuoverci anche attraverso una adeguata ricerca scientifica. Ricerca ovviamente clinica e indipendente, promossa dalle nostre associazioni e Ordini professionali, che testimonierà il nostro interesse nel trattamento clinico del paziente. Il nostro motto dovrebbe essere: “Non c’è trattamento clinico senza ricerca!”. Nello stesso tempo ci differenzieremo dalle realtà odontoiatriche puramente speculative comunicando qualità e non solo prezzo.

Collaborazione interdisciplinare. È necessario impostare una maggior collaborazione con le diverse specialità mediche che possono offrire opportunità professionali e aumentare il tasso clinico della nostra specialità; pensiamo alla collaborazione con pediatri e ORL (ortodonzia, odontoiatria del sonno), neurologi, medici del dolore (dolori neuropatici, cefalee), chirurghi maxillo- facciali (ATM), fisiatri e fisioterapisti (muscoli masticatori), medici del sonno (russamento e apnee), psicologi (bruxismo, ansia e fobia). Abbiamo tanto lavoro da fare insomma, considerando che i punti qui elencati sono solo alcuni dei temi caldi. Tuttavia il cambiamento è a portata di mano: dobbiamo solo imparare a lavorare insieme e a trasformare le nostre analisi in proposte praticabili e innovative, adattandole agli scenari del giorno d’oggi che, a guardarli bene, assomigliano proprio ai paletti di un complicato slalom.

Luigi Paglia

Il dentista e lo slalom verso il cambiamento - Ultima modifica: 2017-10-02T10:19:44+00:00 da Luigi Paglia

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