La gestione del rischio Covid-19 in uno studio odontoiatrico comporta un livello di complessità maggiore rispetto alla gestione del rischio di infezioni crociate ormai da tempo all'attenzione degli odontoiatri.

"Una complessità da mettere in relazione al flusso dei pazienti che entrano in studio", spiega Daniele Beretta, odontoiatra ed esperto in ergonomia odontostomatologica, "ma anche ai tempi di esecuzione dei trattamenti e di implementazione delle misure di protezione, nonché ai costi di gestione delle nuove procedure da mettere in atto". Se ne parlerà diffusamente nella prossima inchiesta de Il Dentista Moderno (numero di maggio 2020), tutta incentrata sul risk management.

Lo studio odontoiatrico, non è un reparto ospedaliero

Daniele Beretta, odontoiatra ed esperto in ergonomia odontostomatologica.

E questo complica la questione, fa notare Beretta, almeno finché non ci saranno dati epidemiologici più affidabili sul Covid-19. "Trasferire nei nostri studi i protocolli in uso nei reparti ospedalieri di malattie infettive e di terapia intensiva, sarebbe improponibile", dice l'esperto di ergonomia, "innanzitutto per il problema del ricircolo e del trattamento dell'aria, ma anche della separazione netta di ambienti e percorsi in funzione dei livelli di possibile contaminazione biologica, misure non sempre o facilmente praticabili negli studi odontoiatrici".

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Le ricadute su tempi e costi di gestione

L'attenzione e l'impegno del team odontoiatrico, suggerisce Beretta, non può che concentrarsi dunque sul corretto uso dei dispositivi di protezione individuale (Dpi), nonché sulle procedure di riordino e di preparazione della sala operatoria. "Purtroppo, però, i tempi di riordino e di sanificazione tra un paziente e l'altro si raddoppieranno", dice Beretta, "passando da 10' a 20' circa, con un conseguente aggravio dei costi stimati  per oltre 40 euro ad appuntamento".

L'alternativa possibile suggerita dall'ergonomia

In altre parole, la gestione del rischio Covid-19, secondo Beretta, calcolando l'accesso medio di 8 pazienti al giorno, comporta grossomodo la necessità di aggiungere alla giornata di lavoro ordinaria almeno 80' in più di lavoro.

"Per accogliere lo stesso numero di pazienti", spiega Beretta, "uno studio dovrebbe estendere l’orario a 9 ore e 20’, a meno di rinunciare ad un paziente".

Ma c'è un'alternativa, fa notare l'esperto: dimezzare gli appuntamenti, raddoppiandone però la durata. "È una scelta che non può essere praticata sempre, cioè in tutte le branche e che richiede il benestare del paziente, tuttavia", dice Beretta, "è una scelta ergonomica. Oltretutto consentirebbe anche di ridurre il flusso dei pazienti all'interno dello studio, rendendo così possibile un controllo ancor più puntuale anche su quest'altro aspetto di grande rilevanza".

La sicurezza, un investimento da defiscalizzare

Per contro, questo significa riorganizzare l’agenda, fa notare Beretta, e aggiungere molti compiti alla segretaria che dovrà occuparsi della gestione degli appuntamenti e dei movimenti all’interno dello studio.

"Ma il vero problema da risolvere", conclude Beretta, "è convincere per così dire l'Ufficio delle Entrate a un cambio di paradigma sulla fiscalità: i Dpi, i disinfettanti, il materiale monouso e la tecnologia per la prevenzione del rischio dovrebbero essere oggetto di sgravio, anziché essere usati come strumenti di misurazione di un reddito presunto, come invece avviene oggi".

Covid-19: l’impatto importante sull’ergonomia dello studio - Ultima modifica: 2020-04-24T11:39:29+00:00 da Pierluigi Altea

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