L'emergenza Covid-19 sta avendo un impatto importante nel settore odontoiatrico. "E non solo perché la nostra attività si è ridotta ormai da diverse settimane alle sole urgenze non differibili", dice Lorenzo Balsano, titolare di uno studio odontoiatrico a Pandino, in provincia di Cremona, esperto nella prevenzione delle infezioni crociate in odontoiatria, "ma anche e soprattutto perché alla riapertura degli studi odontoiatrici i professionisti dovranno avere ben chiaro come valutare il rischio e quali misure preventive adottare". Non per niente, la nostra prossima inchiesta de Il Dentista Moderno (numero di maggio 2020) sarà dedicata proprio a questo tema di grande attualità.

 

Lorenzo Balsano, odontoiatra a Pandino (CR), consulente e auditor per i Sistemi di organizzazione per la Qualità in Odontoiatria

I problemi sul campo

"Malgrado l'ampia diffusione di linee guida approvate a livello internazionale, in Italia", denuncia Balsano, "l’assenza di linee guida standardizzate a un riferimento convalidato ha generato notevoli difformità di valutazione. Questa assenza da sempre è fonte di criticità spesso neppure riconosciute che, in tempo di coronavirus, vanno assolutamente sanate".

I problemi sono diversi, fa notare Balsano, a partire da:

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  1. quali disinfettanti scegliere e come usarli,
  2. quali Dpi (dispositivi di protezione individuale) impiegare e in quali procedure,
  3. quali protocolli adottare per rendere gli studi odontoiatrici sicuri per i pazienti e gli operatori,
  4. come organizzare i tempi e gli spazi in funzione dell'equipe e del layout.

Le insidie del rischio infettivo

Nello studio dentistico, secondo Balsano, al rischio connesso alla frequenza e alla stretta vicinanza dei contatti, va aggiunta  la criticità di maggior rilievo, rappresentata dall’ampio uso di strumenti rotanti e spray con produzione di schizzi e aerosol: per questo è fondamentale una rigorosa metodologia di valutazione per standardizzare le procedure e codificare i comportamenti. "Dovremo lavorare molto sulla formazione di tutto il team, a partire da noi odontoiatri, coinvolgendo tutta la squadra", dice Balsano, "perché non basteranno i Dpi, dovremo saperli usare correttamente. E capire che alcuni comportamenti possono creare criticità e inficiare le misure di protezione, anche le più attuali".

Il triage telefonico, utile ma non sufficiente

In attesa di un vaccino che protegga dal Covid-19, malattia che l'Istituto superiore di sanità conferma presentarsi anche in forma asintomatica, non resta che affidarsi ad altri strumenti. "Se fosse confermato che la malattia Covid-19 conferisce un'immunità ", dice Balsano, "una volta convalidati i test ematici mirati a valutare IgM e IgG, si potranno aprire valide opportunità per uno screening degli operatori.

Anche il test molecolare rapido, allo studio negli USA, potrebbe diventare un valido strumento di strategia preventiva. Al momento possiamo contare sul triage telefonico, misurazione della temperatura corporea e pulsossimetria all’arrivo in studio del paziente. Rilevazioni utili, ma non sufficienti ad escludere la presenza in studio di persone asintomatiche, dunque capaci di trasmettere il virus".

Covid-19 e risk management, 4 domande ancora senza risposta - Ultima modifica: 2020-04-15T16:48:40+00:00 da Pierluigi Altea

2 Commenti

  1. Tra le tante proposte si sente ripetere la necessità di “aerare” i locali.
    Il termine è vago e, praticamente inattuabile, in modo validamente ripetitivo e corretto.
    L’unica vera alternativa è quella di una dotazione di condizionamento dell’aria che consenta IN CONTINUAZIONE dai 3 ai 5 RICAMBI D’ARIA ALL’ORA.
    Tutto questo, in sovrappiù, alle difficoltà connesse con una aerazione estemporanea durante i mesi estivi ed in luoghi con elevati PM10, come, ad esempio, Milano

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