Gli eccessi di cemento nelle protesi su impianti

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Diverse tecniche sono state proposte negli anni con l’obiettivo di affinare i protocolli di cementazione in implantologia, distaccandoli anche dalle metodiche di base della protesi fissa su dente naturale. È possibile agire in questo senso prima, durante e dopo la fase di cementazione.

Una prima opzione prevede l’allestimento di una prova alla poltrona con un abutment analogo da laboratorio. Si può impiegare a tale fine un analogo del commercio o, in alternativa, uno realizzato custom-made in polivinilsilossano. Effettuata la prova, si rimuove rapidamente il cemento in eccesso e la corona viene subito fissata in bocca. L’impiego di abutment calcinabili o, meglio, prodotti con metodica CAD/CAM è consigliata in zona estetica, dove il margine è iuxtagengivale o profondo al massimo 1 mm.

Un’opzione di laboratorio proposta prevede la creazione di un foro di sfogo sulla parete linguale o vestibolare. Oltre che allungare i tempi alla poltrona, solleva perplessità il fatto che verrebbe a crearsi una discontinuità di superficie, la cui assenza rappresenta uno dei grossi vantaggi della tecnica cementata rispetto a quella avvitata. È stato pertanto suggerito di spostare tali valvole – in questo caso 2 su lati opposti – all’interno dell’abutment, all’incirca 3 mm al di sotto della superficie occlusale. La possibilità di lasciare il canale di accesso alla vite libero al passaggio del cemento rappresenta essa stessa un argomento controverso. Il canale non sigillato può infetti fare da serbatoio per il cemento (che quindi tenderebbe meno a defluire verso il margine) e, in più, sembra favorire la ritenzione della protesi. D’altra parte ciò potrebbe costituire un ingombro per la rimozione della stessa. Sono state pertanto proposte soluzioni parziali, che prevedano cioè la sigillatura della parte più apicale del canale. Da una parte, Teflon (PTFE) o materiali da impronta tipo PVS risultano molto semplici da utilizzare. Dall’altra, sembra che l’impiego di materiali da otturazione provvisoria fotopolimerizzabili o resine composite sia un compromesso migliore per quanto concerne la ritenzione.

L’impiego di una striscia di PTFE è stato proposto per il posizionamento nel solco intorno all’abutment, sempre con il fine di evitare l’accumulo di cemento sottogengiva. Questo prodotto, in virtù dello spessore assai ridotto (50 μm), risulta atraumatico sui tessuti molli, al contrario del comune filo da retrazione gengivale, sconsigliato in questo caso.

Da ultimo, va considerato il fatto che

Diverse tecniche sono state proposte negli anni con l’obiettivo di affinare i protocolli di cementazione in implantologia, distaccandoli anche dalle metodiche di base della protesi fissa su dente naturale. È possibile agire in questo senso prima, durante e dopo la fase di cementazione.

Una prima opzione prevede l’allestimento di una prova alla poltrona con un abutment analogo da laboratorio. Si può impiegare a tale fine un analogo del commercio o, in alternativa, uno realizzato custom-made in polivinilsilossano. Effettuata la prova, si rimuove rapidamente il cemento in eccesso e la corona viene subito fissata in bocca. L’impiego di abutment calcinabili o, meglio, prodotti con metodica CAD/CAM è consigliata in zona estetica, dove il margine è iuxtagengivale o profondo al massimo 1 mm.

Un’opzione di laboratorio proposta prevede la creazione di un foro di sfogo sulla parete linguale o vestibolare. Oltre che allungare i tempi alla poltrona, solleva perplessità il fatto che verrebbe a crearsi una discontinuità di superficie, la cui assenza rappresenta uno dei grossi vantaggi della tecnica cementata rispetto a quella avvitata. È stato pertanto suggerito di spostare tali valvole – in questo caso 2 su lati opposti – all’interno dell’abutment, all’incirca 3 mm al di sotto della superficie occlusale. La possibilità di lasciare il canale di accesso alla vite libero al passaggio del cemento rappresenta essa stessa un argomento controverso. Il canale non sigillato può infetti fare da serbatoio per il cemento (che quindi tenderebbe meno a defluire verso il margine) e, in più, sembra favorire la ritenzione della protesi. D’altra parte ciò potrebbe costituire un ingombro per la rimozione della stessa. Sono state pertanto proposte soluzioni parziali, che prevedano cioè la sigillatura della parte più apicale del canale. Da una parte, Teflon (PTFE) o materiali da impronta tipo PVS risultano molto semplici da utilizzare. Dall’altra, sembra che l’impiego di materiali da otturazione provvisoria fotopolimerizzabili o resine composite sia un compromesso migliore per quanto concerne la ritenzione.

L’impiego di una striscia di PTFE è stato proposto per il posizionamento nel solco intorno all’abutment, sempre con il fine di evitare l’accumulo di cemento sottogengiva. Questo prodotto, in virtù dello spessore assai ridotto (50 μm), risulta atraumatico sui tessuti molli, al contrario del comune filo da retrazione gengivale, sconsigliato in questo caso.

Da ultimo, va considerato il fatto che residui di cemento possano sfuggire al comune sondaggio. Dato che l’implantologo si avvale comunemente dell’uso di radiografie endorali, al fine di verificare lo stato dell’impianto o la posizione della corona protesica, anche la radiopacità costituisce una caratteristica rilevante per un cemento a uso implanto-protesico.

Dato che l’implantologo si avvale comunemente dell’uso di radiografie endorali, al fine di verificare lo stato dell’impianto o la posizione della corona protesica, anche la radiopacità costituisce una caratteristica rilevante per un cemento a uso implanto-protesico.

Gli eccessi di cemento nelle protesi su impianti - Ultima modifica: 2017-09-22T08:11:10+00:00 da redazione

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