Fotogrammetria 3D, per l’odontoiatria l’estetica diventa misurabile

Milvia Di Gioia, medico-odontoiatra e presidente di Poiesis

Fotogrammetria 3D, scansioni con scanner 3D, ma anche determinanti etniche e differenti tipologie facciali: si è parlato di questi temi, pochi giorni fa a Villafranca di Verona, al IX Congresso nazionale di Poiesis, intitolato “Guardiamo il mondo in faccia”.

"Un'occasione per andare alla scoperta delle diverse tipologie facciali", spiega Milvia Di Gioia, medico-odontoiatra e presidente di Poiesis, l'associazione di medici chirurghi e odontoiatri che condividono l'interesse per l'estetica facciale,"alla scoperta dei diversi volti provenienti dai “quattro angoli” della terra che riflettono, per misure, equilibri, strutture scheletriche e colore della pelle, ideali estetici diversi dal nostro. Tuttavia, la vera novità è stata la presentazione di uno studio condotto attraverso la scansione fotogrammetrica 3D, una tecnologia che cambierà il futuro dell'odontoiatria estetica".

Cos'è la fotogrammetria 3D

Si tratta di una metodica "rx free", frutto di una ricerca pubblicata su riviste internazionali. "Consente in modo preciso, misurabile e con una specifica procedura computerizzata e codificata, di collocare nello spazio virtuale 3D le arcate dento-alveolari del modello facciale fotorealistico digitale 3D", spiega Eliana Di Gioia, odontoiatra barese specialista in Ortognatodonzia che insieme con il professor Luigi M. Galantucci e il suo team di ricerca del Politecnico di Bari, ha messo a punto la metodica, con il supporto degli scanner della Polishape 3D – Spin Off del Politecnico di Bari.

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"È possibile così integrare in maniera completa", spiega Di Gioia, "la misura e l’analisi dei tessuti molli facciali (scansione fotogrammetrica 3D); dei tessuti duri a livello delle arcate dento-alveolari (con le scansioni delle arcate dento-alveolari); e dei tessuti duri a livello delle strutture cranio-facciali (se viene integrata anche la CTCB), nonché rilevare i rapporti quantitativi tra tutte queste strutture. Il nuovo approccio consente di ottenere una ricostruzione tridimensionale completa del paziente per una valutazione oggettiva non opinabile delle sue caratteristiche facciali e delle modifiche determinate dalle terapie".

Una sorta di rivoluzione scientifica

"Tradizionalmente, l’approccio ai tessuti molli è sempre stato di tipo empirico, perché clinico", spiega Milvia Di Gioia, "e per quanto si possano discutere i canoni di bellezza classici, neoclassici o più moderni, in realtà l'odontoiatra resta in un ambiente estremamente arbitrario, in quanto legato all’ambito affettivo, emozionale e soggettivo".

La nuova tecnologia, invece, fa notare Di Gioia, permette di trasformare in un certo senso le sensazioni in numeri, le opinioni in dati quantitativi, dunque misurabili. "Questo approccio ha due risvolti", spiega la presidente di Poiesis, "innanzitutto con la fotogrammetria tridimensionale l'odontoiatra ha la possibilità di conoscere e monitorare in tempo reale il comportamento dei tessuti molli del paziente, e quindi di progettare e individualizzare sempre meglio gli interventi terapeutici, in pratica di rendere evidenti in maniera inequivocabile le modifiche ottenute. Come? Senza l’ausilio delle radiografie, che ad oggi restavano l’unico strumento utilizzabile, ed è questo il secondo aspetto positivo per il paziente".

Una tecnologia alla portata di tutti

La fotogrammetria 3D impiega attrezzature già in uso negli studi odontoiatrici. "Pur essendo una tecnologia sofisticata", spiega Di Gioia, "di fatto richiede un equipaggiamento economico e semplice da adoperare. Lo scanner 3D, basato su sensori fotografici digitali sincronizzati e controllati da computer, consente l’acquisizione delle immagini in un centesimo di secondo e quindi di ricavare attraverso un software fotogrammetrico dedicato un modello facciale tridimensionale fotorealistico che ha un accuratezza estrema, in grado di evidenziare modifiche dei tessuti molli, anche nel range del decimo di millimetro. Uno strumento che aumenta le informazioni per il clinico, per certi versi sovrapponibile a quello delle valutazioni radiografiche, col vantaggio però di non essere invasivo: può essere collocato in un normale studio, l'esame richiede pochi minuti e non crea alcun disagio al paziente".

I vantaggi clinici per il paziente e per l'odontoiatria

Quali informazioni si possono ottenere con questa apparecchiatura? "Abbiamo la possibilità di evidenziare in maniera molto accurata", dice Milvia Di Gioia, "tutte le situazioni di asimmetria e metterle in correlazione con le basi scheletriche, soprattutto mediante l’acquisizione dei modelli delle arcate dentali ottenuti in forma digitale. L’integrazione tra le acquisizioni del viso e quelle delle arcate dentali offre la possibilità di avere un modello completo e tridimensionale di tipo intra ed extraorale. Quindi di fare un’analisi e una pianificazione odontoiatrica, più precisamente ortodontica o implanto-protesica, tarata sulla tipologia del paziente. Inoltre consente di poter compiere delle verifiche in corso di terapia".

Un'opportunità molto apprezzata dai pazienti, fa sapere Di Gioia. "Si sentono ben seguiti", conclude la presidente di Poiesis, "ed hanno la percezione di essere sottoposti a un piano di trattamento molto dettagliato, accettando volentieri questa innovazione tecnologica che, a fronte di un piccolo costo aggiuntivo per il paziente, offre la possibilità di una terapia altamente individualizzata e mirata”.

Fotogrammetria 3D, per l’odontoiatria l’estetica diventa misurabile - Ultima modifica: 2019-05-02T10:55:51+00:00 da Pierluigi Altea

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