Fili di retrazione gengivale: servono per una buona impronta digitale?

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In un precedente articolo è stata affrontata, nel suo complesso, la questione legata ai fili di retrazione gengivale. È opportuno ribadire che il loro utilizzo nel corso della rilevazione dell’impronta rappresenta una fase di estrema importanza per tutti i passaggi successivi. È in primo luogo un grosso vantaggio per il laboratorio: nel caso in cui le fasi cliniche di posizionamento dei fili di retrazione gengivale vengano rispettate, il primo beneficiario è l’odontotecnico, che avrà modo di lavorare con una rappresentazione ottimale dei margini di preparazione. Ne conseguirà il fatto che i tessuti molli potranno essere gestiti in modo migliore e anche la guarigione clinica verrà favorita. Questo anche nell’ottica di un mantenimento a lungo termine della salute parodontale in un substrato complesso come l’interfaccia fra manufatto e tessuti vitali.

Naturalmente, il posizionamento dei fili retrattori, per quanto importante, viene facilmente percepito dal paziente solo come un’esperienza spiacevole. È logico quindi che i professionisti e il mercato in generale, anche per venire incontro alle esigenze dei pazienti stessi, abbia introdotto delle opzioni alternative che risparmino il traumatismo dell’impronta classica. Il più diffuso o, quantomeno, quello maggiormente pubblicizzato è senza dubbio l’insieme delle sistematiche di impronta digitale. Da questo punto di vista, molti professionisti assicurano i loro pazienti, anche attraverso i mezzi di informazione, che l’impronta digitale non richiede nel modo più assoluto l’utilizzo del filo retrattore.


 

 

In realtà è opportuno precisare che, come già detto, il mercato degli scanner intraorali e delle relative sistematiche è piuttosto ampio e diversificato.


 

 

Una delle sistematiche più conosciute in questo settore di mercato, ad esempio, raccomanda nei propri documenti illustrativi l’utilizzo del filo retrattore. Anzi, è la stessa casa, azienda leader anche nelle metodiche di impronta convenzionali, a proporre come alternativa una specifica pasta di retrazione.

Alcune fonti osservano come l’impronta digitale, in tal senso, non presenti esigenze diverse rispetto alla metodica convenzionale. Questo probabilmente deriva anche dalla rivalutazione operata negli ultimi anni nei confronti delle preparazioni a finire, in cui il margine di chiusura ha un ruolo “attivo” che indirizza al risultato finale.

In conclusione, si può affermare che l’indirizzo proposto attualmente sia in primo luogo quello di conoscere da vicino le diverse sistematiche digitali, per decidere al meglio quale adottare. Oltre a questo, è sempre consigliabile considerare il singolo caso nei suoi aspetti anatomici e clinici, parodontali in primo luogo. Si potranno così apporre delle correzioni alla procedura, partendo comunque dallo stesso standard clinico garantito.

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Fili di retrazione gengivale: servono per una buona impronta digitale? - Ultima modifica: 2016-05-18T07:12:55+00:00 da redazione

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