Fattori parodontali tooth-related e terapia di supporto: indicazioni di un follow-up ventennale

Stato dell’evidenza sull’ancoraggio scheltrico nella correzione dell’open bite anteriore

Per la malattia parodontale, è oramai definitivamente accettato il modello eziopatogenetico multifattoriale: diversi fattori sono individualmente in grado di influenzare la progressione della malattia e la gestione del trattamento

Oltre ai fattori patient-related, vi sono alcuni parametri relativi ai denti, fortemente associati alla perdita dei denti stessi e meritevoli, pertanto, di considerazione nella pianificazione del trattamento individuale.

La terapia parodontale di supporto (SPT) si pone a continuazione della terapia parodontale attiva (APT), con l’indicazione di essere protratta, potenzialmente, per tutta la vita del paziente. Essa si propone di contenere la progressione della malattia, preservare la stabilità parodontale e, come obiettivo sostanziale, di mantenere in sede gli elementi dentari.

Con queste premesse, al fine di valutare la terapia parodontale di supporto, diventa necessario avere a disposizione follow-up ampiamente protratti, che la maggior parte dei lavori scientifici, anche i più autorevoli, non è in grado di offrire.

Uno studio definito parzialmente prospettico, condotto da Rahim ed El Sayed recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology si è proposto di studiare i fattori di rischio tooth-related che hanno contribuito alla perdita di elementi dentali, in pazienti parodontali, a 20 anni dalla terapia parodontale attiva.

Il campione di partenza constava di cento pazienti trattati con debridement sottogengivale e, in seconda linea, chirurgia parodontale, da uno specialista presso l'Ospedale Universitario di Heidelberg, in Germania. Dei pazienti era disponibile accurata documentazione, compreso status radiografico, tramite il quale ciascun elemento dentale è stato rivalutato come in condizioni buone, questionabili o non favorevoli. I pazienti sono stati riesaminati una prima volta, a 10 anni ± 6 mesi, da un parodontologo indipendente. A 20 anni, appunto, sono stati rivalutati 70 dei 100 soggetti originari, uno dei quali è stato poi escluso per incompletezza dei dati raccolti.

L’esame ha previsto una raccolta anamnestica precisa, soprattutto per quanto riguarda l’abitudine al fumo, e una visita parodontale comprendente sondaggio (probing pocket depths, PPD), valutazione dei livelli di attacco verticale (PAL-V), del sanguinamento al sondaggio (bleeding on probing, BOP) e della suppurazione e sondaggio delle eventuali forcazioni.

Dei 69 pazienti, 39 (pari al 56.5% del campione) sono risultati non aderenti e 11 (15.9%) si sono dichiarati fumatori attivi. Un totale di 198 denti, sui 1611 al baseline, sono andati persi persi durante il follow-up. È stato rilevato un rischio significativo perdita in relazione ai seguenti fattori patient-related: molari (21.1%) rispetto ad anteriori (6,9%) e premolari (13,8%), pluriradicolati con forcazioni esposte (23.5%) e, infine, denti facenti da supporto a protesi fisse (27,6%) e rimovibili (36,4%). Il 37,6% dei denti con perdita ossea iniziale superiore al 60% è andato perso nel corso del ventennio. I pazienti aderenti hanno mostrato una perdita di denti significativamente meno frequente rispetto ai non aderenti.

Riferimenti bibliografici
Fattori parodontali tooth-related e terapia di supporto: indicazioni di un follow-up ventennale - Ultima modifica: 2020-10-09T06:27:51+00:00 da redazione

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