Fattori che condizionano la guarigione dei processi periapicali

8. Strumenti endodontici da 25 mm e 21 mm. Lo strumento da 21 rende più semplice l’accesso al sistema endodontico nei casi in cui l’apertura del paziente sia limitata

Il successo in endodonzia è condizionato dall’efficacia della disinfezione della struttura canalare e si estrinseca nella stabilizzazione dei tessuti periradicolari. In modo particolare, il quadro di partenza per un trattamento (o ritrattamento) endodontico è rappresentato da un processo osteolitico di dimensione variabile a livello periapicale (periodontite apicale). Il successo, in tal caso, consiste nel riassorbimento di tale processo patologico e, quindi, nella guarigione del sito. Nei tessuti connettivi, la riparazione prevede la formazione di un tessuto di granulazione, quindi l’infiltrazione di fibroblasti. La vera e propria guarigione consisterebbe invece nella rigenerazione di un tessuto osseo simile a quello perso in precedenza. Clinicamente, il successo terapeutico è assimilabile all’assenza di sintomi, di anomalie radiografiche e alla presenza di un sigillo apicale efficace.

I protocolli operativi utilizzati in endodonzia dovrebbero tener conto, oltre che dei processi biologici brevemente illustrati in precedenza, dei fattori locali e sistemici in grado di interferire con la guarigione stessa. È quanto che si propone la complessa revisione a cura di Holland e colleghi, apparsa a fine 2017 sul Journal of Applied Oral Science. Questo articolo riproporrà il ruolo dei fattori locali.

Il primo da ricordare può essere definito preparazione biochimica del sito. Come noto, un’anatomia canalare complessa, con presenza di curvature e ramificazioni, e la forma e posizione dei forami apicali, possono interferire con la strumentazione e la detersione. L’introduzione degli strumenti Ni-Ti (e leghe derivate) ha consentito grandi progressi in questo senso e rappresenta oggi uno standard operativo praticamente irrinunciabile. In particolare le tecniche ibride di strumentazione risulterebbero le più efficaci nel ridurre la carica microbica, ma non lo sarebbero comunque a sufficienza se non venisse loro addizionato l’impiego di una soluzione irrigante e senza concludere la terapia con un’adeguata otturazione canalare.

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L’irrigante in assoluto più impiegato è l’ipoclorito di sodio (NaOCl). L’azione antibatterica di tale composto deriva dalle sue proprietà fisico-chimiche e da come reagisce con il materiale organico. Degrada gli acidi grassi nei prodotti dei sali di acidi grassi (sapone) e glicerolo (alcol) attraverso una reazione di saponificazione. Ciò riduce anche la tensione superficiale della soluzione rimanente. Inoltre, NaOCl neutralizza gli aminoacidi, formando così acqua e sale. Allo stesso modo, l’acido ipocloroso (HOCl) agisce da solvente in presenza di tessuto organico e rilascia cloro che si combina (reazione di clorurazione) con il gruppo amminico della proteina, a formare clorammine. Il cloro è un forte ossidante in grado di bloccare gli enzimi batterici mentre le clorammine interferiscono con il metabolismo cellulare.

Fattori che condizionano la guarigione dei processi periapicali - Ultima modifica: 2018-01-18T07:23:57+00:00 da redazione

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