Fallimento implantare: chirurgia tradizionale vs. chirurgia guidata

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La chirurgia implantare nasce come chirurgia freehand e la maggior parte dei protocolli si basa, tutt’oggi, su tale razionale operativo. Uno dei trend attualmente più importanti, appunto in campo implantare, è rappresentato dalla chirurgia guidata. Questa definizione racchiude almeno due grandi categorie, la chirurgia guidata statica, basata sull’utilizzo di dime operatorie, e quella dinamica, ovverosia la navigazione real-time. Il principale vantaggio della chirurgia guidata è, probabilmente, la maggiore accuratezza di inserimento delle fixture, dalla quale deriva una maggiore predicibilità per quanto concerne il restauro. Ciò influisce positivamente sul successo della terapia, variabile questa più complessa e ricca di informazioni rispetto alla sopravvivenza.

A questo proposito, Abdelhay e colleghi hanno rilevato ampie evidenze in letteratura riguardo al binomio sopravvivenza-successo implantare ma, al contrario, carenze per quanto concerne l’aspetto contrario, ovvero il fallimento terapeutico.

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Questo può avvenire in fase precoce – si può manifestare nell’1-2% dei pazienti già dopo qualche settimana dalla terapia – o tardiva, dopo carico protesico, a causa di problematiche protesiche, perimplantite o altre condizioni patologiche. È inoltre stato variamente correlato a fattori come età, sesso, fumo, tipo di edentulia, quantità e qualità dell'osso, diametro, lunghezza e posizione dell'impianto e anche condizioni sistemiche.

Gli autori si sono pertanto proposti di analizzare in maniera critica la chirurgia guidata in relazione al fallimento.

Hanno condotto una revisione sistematica della letteratura che ha coinvolto le banche dati PubMed, Cochrane e Google Scholar, aggiornate a settembre 2020.

Partendo da una base di 2079 record, al netto dei doppioni, i revisori hanno selezionato 189 full text. Di questi, 8 sono stati sottoposti a valutazione qualitativa e, da lì, 4 sono rientrati nella meta-analisi. Questa beneficia di una qualità dell’evidenza complessivamente valida e fa riferimento a un totale di 399 impianti posizionati con tecnica guidata, 9 dei quali andati incontro a fallimento, contro 436 impianti inseriti a mano libera, con 28 fallimenti. A questi dati corrispondono tassi di fallimento pari, rispettivamente, al 2.25% e allo 6.42%. Ne deriva un risk ratio pari a 0.29 in favore della chirurgia guidata. Tali risultati sono statisticamente significativi.

In conclusione, le indicazioni vanno naturalmente letti in ragione dell’ordine di grandezza dei risultati. Entrambe le tecniche assicurano tassi di sopravvivenza elevati. Il vantaggio delle tecniche guidate non può essere tale da giustificare il completo superamento della chirurgia freehand, la quale peraltro, in molti casi, trova indicazione quasi obbligata. Si consideri anche come l’allestimento di una procedura guidata comporti un costo iniziale aggiuntivo.

Le stesse evidenze portano però a qualificare, a tutti gli effetti, la chirurgia guidata come una prima scelta nell’implantologia odierna.

Riferimenti bibliografici a proposito di chirurgia guidata

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34408127/

Fallimento implantare: chirurgia tradizionale vs. chirurgia guidata - Ultima modifica: 2021-09-14T06:58:48+00:00 da redazione

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