Endodonzia: le origini del rilevatore apicale

Il rilevatore apicale o localizzatore d’apice costituisce un ausilio irrinunciabile per chi si occupa di endodonzia. Tale strumento non può costituire un completo sostituto della radiografia endorale periapicale nel valutare la conformazione dell’apparato radicolare e nello studio diretto dell’anatomia radicolare (che a sua volta prosegue nell’indagine clinica – la cosiddetta negoziazione dei canali). Esso idealmente va a completare proprio l’esame radiografico, alleggerendo i precedenti protocolli che prevedevano una serie di riprese sequenziali durante il trattamento.

Alcuni clinici suggeriscono come il clinico possa basarsi su di una singola radiografia periapicale pre-trattamento, eseguire la procedura e, nell’ipotesi ideale di non rilevare complicanze intraoperatorie, eseguire una radiografia di controllo dopo l’otturazione dei canali.

L’endodontista che decide di acquistare un rilevatore apicale compie dunque una scelta chiave per la propria attività clinica e deve dunque pertanto la sistematica più compatibile con il proprio background operativo, in un mercato assai ampio. È interessante sottolineare come molti produttori si addentrino in modo piuttosto essenziale sul funzionamento delle sistematiche da essi proposte. Di conseguenza, la classificazione più comune di tali prodotti è quella in generazioni e presenta una valenza commerciale, più che tecnica.

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Per prima, verrà considerata appunto tale classificazione, che in realtà segue anche quella che è la storia della metodica.

Classicamente la paternità, almeno teorica, della possibilità di misurare elettricamente la lunghezza del canale radicolare viene attribuita a Custer, che già nel 1918 notò come i tessuti periapicali presentassero una conduttività maggiore rispetto a quella intracanalare, valore che inoltre diminuiva ulteriormente spostandosi in senso apico-coronale.

Nel 1962, Sunada costruì il primo rilevatore apicale, basandosi sullo studio di Suzuki del 1942, che dimostrava la presenza di una resistenza elettrica costante fra uno strumento inserito in un canale radicolare ed un elettrodo posto sulla mucosa orale. Lo stesso Sunada dimostrò come lo strumento segnalasse dei valori specifici di resistenza (6.5 KΩ) e di corrente (40 µA) in corrispondenza del termine del canale, determinando in questo modo la posizione dell’apice.

I localizzatori di I generazione si rifacevano direttamente alla tecnologia di Sunada: questi impiegavano corrente continua, dovevano essere tarati (cioè calibrati al solco parodontale) ad ogni impiego e presentavano anche il limite – non indifferente, in un periodo di scarsa diffusione della diga – di fornire un segnale corretto solo all’interno di un canale completamente asciutto.
I dispositivi di II generazione erano in primo luogo basati sulla corrente alternata, variazione che evita la polarizzazione degli elettrodi. Essi misurano quindi un circuito non più solo resistivo, ma anche reattivo, e quindi un dato di impedenza. Mantenevano tuttavia le problematiche legate alla presenza di fluidi conduttori.

Endodonzia: le origini del rilevatore apicale - Ultima modifica: 2016-11-16T07:21:19+00:00 da redazione

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