Endocrown nei molari compromessi: meglio il composito diretto o il disilicato di litio?

Endocrown

Endocrown nei molari trattati endodonticamente e gravemente compromessi: meglio affidarsi a un restauro diretto in composito oppure a una soluzione indiretta in disilicato di litio? Un trial clinico randomizzato condotto da ricercatori dell’University Medical Center Groningen, nei Paesi Bassi, ha confrontato le due strategie con un follow-up di due anni. Lo studio mostra tassi di sopravvivenza molto elevati per entrambe le soluzioni. Alcune differenze sono emerse invece nella qualità clinica dei restauri, senza tuttavia tradursi in una diversa soddisfazione dei pazienti.

Endocrown, due strategie restaurative

La ricostruzione dei molari trattati endodonticamente può diventare particolarmente complessa quando la perdita di tessuto coronale è estesa. La scelta del restauro deve garantire una sufficiente resistenza alle sollecitazioni masticatorie, cercando al tempo stesso di preservare quanto più possibile la struttura dentale residua. In questo contesto, le endocrown rappresentano un’opzione restaurativa che sfrutta la camera pulpare per ottenere ritenzione, evitando il ricorso a perni endocanalari. Possono essere realizzate con differenti materiali e tecniche, ma rimane aperto il confronto tra procedure dirette e restauri indiretti. I ricercatori hanno quindi messo a confronto un approccio diretto in composito con endocrown indirette in disilicato di litio.

Oltre cento molari sotto osservazione

Lo studio prospettico randomizzato ha incluso 102 molari trattati endodonticamente, asintomatici e gravemente compromessi, appartenenti a 85 pazienti. I denti sono stati suddivisi casualmente in due gruppi. Cinquantuno molari sono stati restaurati direttamente con un composito microibrido, mentre gli altri 51 hanno ricevuto un’endocrown indiretta in disilicato di litio. Per queste ultime è stata utilizzata anche la tecnica dell’immediate dentine sealing. I controlli sono stati effettuati dopo una settimana e successivamente a 3, 6, 12 e 24 mesi. L’endpoint principale era rappresentato dalla sopravvivenza dei restauri, valutata secondo i criteri FDI. Sono stati inoltre analizzati la sopravvivenza dei denti, il successo del dente trattato, la qualità clinica dei restauri e la soddisfazione dei pazienti.

Sopravvivenza elevata con entrambe le soluzioni

Dopo due anni, i risultati hanno mostrato differenze minime nella sopravvivenza dei restauri. Nel gruppo trattato con composito diretto, la sopravvivenza cumulativa è stata del 98%, contro il 100% registrato per le endocrown in disilicato di litio. La differenza non è risultata statisticamente significativa. Ancora più rilevante è il dato relativo alla permanenza dei denti: la sopravvivenza dentale a 24 mesi è stata del 100% in entrambi i gruppi. Nel periodo considerato, quindi, sia il composito diretto sia il disilicato di litio hanno mostrato prestazioni cliniche molto elevate nei molari endodonticamente trattati e fortemente compromessi.

Il disilicato mostra alcuni vantaggi

L’assenza di differenze significative nella sopravvivenza non significa però che i restauri si siano comportati allo stesso modo sotto ogni aspetto. A 24 mesi, le endocrown in disilicato di litio hanno ottenuto valutazioni migliori per alcuni parametri clinici. In particolare, sono emerse differenze a favore del materiale ceramico per quanto riguarda la lucentezza superficiale e l’usura. Risultati migliori sono stati osservati anche nella valutazione della salute dei tessuti mucosi. Il disilicato sembra quindi offrire alcuni vantaggi qualitativi, pur in presenza di un comportamento complessivamente favorevole anche dei restauri diretti in composito.

Cosa ne pensano i pazienti?

Lo studio ha preso in considerazione anche un aspetto che non sempre trova spazio nei trial dedicati ai materiali restaurativi: la percezione del paziente. Nonostante le differenze cliniche osservate tra i materiali, la soddisfazione è risultata elevata in entrambi i gruppi e non sono emerse differenze significative tra composito diretto e disilicato di litio. Il risultato suggerisce che alcuni vantaggi rilevabili attraverso la valutazione professionale del restauro non necessariamente corrispondano a differenze altrettanto evidenti dal punto di vista del paziente.

Endocrown, la scelta non dipende soltanto dal materiale

A due anni, entrambe le strategie hanno mostrato risultati molto favorevoli, senza differenze significative nella sopravvivenza dei restauri. Il disilicato di litio ha però ottenuto risultati migliori per alcuni parametri qualitativi, mentre il composito offre il vantaggio di una procedura diretta. Lo studio, pubblicato sull’International Endodontic Journal, non indica quindi la superiorità complessiva di una soluzione sull’altra. La scelta deve essere valutata in relazione alle caratteristiche del singolo caso. Saranno inoltre necessari follow-up più lunghi per verificare nel tempo i risultati osservati.

Endocrown nei molari compromessi: meglio il composito diretto o il disilicato di litio? - Ultima modifica: 2026-10-23T15:11:00+02:00 da Pierluigi Altea
Endocrown nei molari compromessi: meglio il composito diretto o il disilicato di litio? - Ultima modifica: 2026-10-23T15:11:00+02:00 da Pierluigi Altea