La resistenza alla frattura dei premolari trattati endodonticamente è un parametro degno di grande attenzione. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Suez Canal, in Egitto, ha valutato il comportamento alla frattura di premolari mascellari devitalizzati e successivamente restaurati con diverse tecniche adesive. L'obiettivo era identificare la soluzione in grado di offrire la migliore resistenza meccanica nei casi caratterizzati da una significativa perdita di tessuto dentale. I premolari sottoposti a terapia endodontica presentano infatti una maggiore vulnerabilità alle fratture. La perdita di struttura coronale, associata all'accesso endodontico e alla preparazione cavitaria, riduce la capacità del dente di sopportare i carichi masticatori. Per questo motivo la scelta del restauro rappresenta una fase cruciale del trattamento.

Quattro approcci restaurativi a confronto

I ricercatori hanno selezionato 44 premolari mascellari estratti. Tutti gli elementi dentari sono stati sottoposti a trattamento endodontico standardizzato e preparati con una cavità mesio-occluso-distale (MOD). Successivamente i campioni sono stati suddivisi in quattro gruppi di uguale dimensione. Nel primo gruppo gli operatori hanno utilizzato Stela, un composito bulk-fill autoadesivo di nuova generazione. Nel secondo gruppo hanno impiegato una combinazione costituita da EverX Flow, composito rinforzato con fibre corte, e Filtek Z250 XT come rivestimento superficiale. Nel terzo gruppo hanno restaurato i denti esclusivamente con il composito nanoriempito Filtek Z250 XT. Nel quarto gruppo hanno realizzato endocrown CAD/CAM in disilicato di litio. Dopo il completamento delle procedure restaurative, tutti i campioni sono stati sottoposti a test di compressione mediante una macchina universale per prove meccaniche, al fine di testarne la resistenza alla frattura.

Le endocrown mostrano la miglior resistenza alla frattura

L'analisi dei risultati ha evidenziato differenze significative tra i gruppi esaminati. Le endocrown in disilicato di litio hanno registrato la più elevata resistenza alla frattura, con un valore medio pari a 1.427,7 Newton. Questo risultato è apparso nettamente superiore rispetto a quello ottenuto dagli altri restauri. Il gruppo restaurato con EverX Flow e Filtek Z250 XT ha raggiunto una resistenza media di 619,9 Newton. Il gruppo restaurato con Stela ha mostrato un valore medio di 561,8 Newton. Infine, il gruppo trattato con il solo Filtek Z250 XT ha registrato la resistenza più bassa, pari a 452,2 Newton. Le differenze tra i tre materiali diretti non hanno raggiunto la significatività statistica. Al contrario, il vantaggio delle endocrown rispetto a tutte le altre soluzioni è risultato altamente significativo.

Il ruolo dei compositi rinforzati con fibre

Sebbene le endocrown abbiano ottenuto la miglior resistenza alla frattura, lo studio ha fornito indicazioni interessanti anche sui restauri diretti. L'utilizzo di un composito rinforzato con fibre corte come EverX Flow ha mostrato una tendenza verso prestazioni meccaniche superiori rispetto al composito convenzionale. Le fibre agiscono infatti come elementi di rinforzo all'interno della massa restaurativa. Esse contribuiscono a distribuire le sollecitazioni e a rallentare la propagazione delle microfratture. Questo meccanismo potrebbe migliorare la capacità del restauro di assorbire i carichi funzionali. Inoltre, potrebbe aumentare la longevità clinica dei denti trattati endodonticamente. Anche il nuovo composito autoadesivo Stela ha evidenziato risultati promettenti. Il materiale ha mostrato valori di resistenza comparabili a quelli ottenuti con il sistema rinforzato con fibre, pur senza raggiungere differenze statisticamente significative.

Implicazioni cliniche per il professionista

I risultati confermano l'importanza della quantità di tessuto residuo e della scelta del materiale restaurativo nei premolari devitalizzati. Nei casi caratterizzati da una marcata perdita di sostanza dentale, le endocrown in disilicato di litio sembrano offrire la migliore resistenza alla frattura dei premolari. Questo approccio consente inoltre di preservare una quantità maggiore di tessuto rispetto alle tradizionali corone supportate da perni. I restauri diretti mantengono comunque un ruolo importante nella pratica clinica quotidiana. Essi richiedono procedure meno invasive, riducono i costi e permettono di completare il trattamento in tempi più rapidi. I moderni materiali adesivi e i compositi rinforzati con fibre potrebbero rappresentare una valida alternativa in molte situazioni cliniche.

Limiti dello studio e prospettive future

Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista BMC Oral Health, sottolineano che i risultati derivano da una sperimentazione in vitro e devono quindi essere interpretati con cautela. Le condizioni di laboratorio non riproducono completamente l'ambiente orale, dove intervengono fattori biologici, funzionali e comportamentali che possono influenzare la sopravvivenza dei restauri. Saranno pertanto necessari studi clinici a lungo termine per verificare se le differenze osservate in laboratorio si traducano in un reale vantaggio in termini di resistenza alla frattura. Nonostante questo limite, la ricerca fornisce indicazioni utili per orientare la scelta del restauro nei premolari trattati endodonticamente e conferma il potenziale delle endocrown come soluzione conservativa e altamente resistente.

La resistenza alla frattura dei premolari e dei molari trattati endodonticamente - Ultima modifica: 2026-06-26T12:45:27+02:00 da Pierluigi Altea
La resistenza alla frattura dei premolari e dei molari trattati endodonticamente - Ultima modifica: 2026-06-26T12:45:27+02:00 da Pierluigi Altea