La carie rappresenta, in termini epidemiologici, la più importante malattia di competenza dell’odontoiatra e, in assoluto, una fra le patologie a più elevata prevalenza globale.

Negli ultimi anni, il razionale clinico dell’approccio alla malattia è radicalmente cambiato, spostandosi in una direzione sempre più conservativa. Alcuni autori hanno ben definito questo cambio di mentalità con il passaggio dall’extension for prevention alla prevention of extension.


 

 

A questi sviluppi ha contribuito l’introduzione di materiali e prodotti a performance clinica e tolleranza biologica sempre più elevate. Oggi, in alcuni casi selezionati di demineralizzazione ridotta e circoscritta, è possibile arrestare il processo carioso con l’utilizzo di agenti specifici: si parlerà, pertanto, di terapia remineralizzante.


 

 

Un’opzione è rappresentata dai composti fluorurati, soggetti però a limitazioni, legate al rischio di fluorosi, nel soggetto in crescita.

È stata riportata una più alta concentrazione di calcio e fosfati nella placca di pazienti pediatrici caries-free rispetto a quella di soggetti con lesioni cariose attive. Sulla base di tale osservazione, tali composti sono stati suggeriti come agenti remineralizzanti attivi, ad esempio sotto forma di idrossiapatite sintetica.

Recentemente, lo studio di Amaechi e colleghi, pubblicato su British Dental Journal, si è proposto di valutare, appunto, l’efficacia di prodotti remineralizzante a base di idrossiapatite e di fluoro pensati per un uso quotidiano.

Più correttamente, gli autori hanno condotto una simulazione: hanno infatti ricavato dei campioni sperimentali da denti estratti di origine bovina (nella proporzione di 3 a 1, per un totale di 60 campioni da 20 denti). Su ciascun blocco è stata ricreata una lesione simil-cariosa, tramite immersione, per 4 giorni, in gel acidificato, ad azione demineralizzante.

A quel punto sono stati randomicamente definiti 3 gruppi: i primi 20 campioni sono stati trattati con gel contenente il 15% di microcluster di idrossiapatite e altrettanti sono stati indirizzati a trattamento con un gel a base di fluoruro, nella misura di 12500 ppm. La simulazione di trattamento è stata portata avanti per un totale di 28 giorni. I controlli sono stati esposti solamente a della saliva artificiale, utilizzata comunque nella conservazione di tutti i campioni.

La saliva artificiale è stata comunque in grado di indurre un significativo incremento del grado di mineralizzazione rispetto al baseline, sia pure in maniera, a sua volta, significativamente inferiore rispetto a quanto fatto dai due agenti specifici.

Per quanto riguarda, invece, il confronto tra i due gel, il test comparativo di Games-Howell non ha determinato differenze significative. Non viene pertanto indicato un prodotto da preferire ma, al contrario, entrambi sono da considerare efficaci.

Riferimenti bibliografici 

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32714565/

Efficacia di due diversi gel remineralizzanti - Ultima modifica: 2020-09-04T06:29:11+00:00 da redazione
Efficacia di due diversi gel remineralizzanti - Ultima modifica: 2020-09-04T06:29:11+00:00 da redazione
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