Efficacia di diversi strumenti light-based nella diagnosi di carie

Diagnosi di carie

La definizione del quadro clinico e patologico del paziente odontoiatrico e, in particolare, della malattia cariosa, prevede in primo luogo la valutazione clinica obiettiva dei solchi e delle fosse coronali. Nel sospetto di una lesione non direttamente valutabile, il clinico ricorre spesso a metodiche di imaging di tipo radiologico, con riprese sia intra (ad esempio, periapicali) che extraorali (ortopantomografia). Ad esempio, la radiografia endorale bitewing trova la propria principale indicazione proprio nella diagnosi di carie nascoste, soprattutto a livello interprossimale.

Anche con l’ausilio del mezzo radiolografico, tuttavia, non è possibile garantire il riconoscimento di tutte le forme demineralizzanti. Oltretutto, vi sono categorie di pazienti – dal paziente pediatrico alla gravida – in cui la somministrazione di radiazioni ionizzanti è parzialmente, se non assolutamente, controindicata.

In ausilio delle metodiche sopra descritte, negli anni sono state messe a punto diverse tecniche basate sull’illuminazione del dente. Il razionale alla base consiste nella differenza di risposta, tra tessuto dentale sano e tessuto demineralizzato, a una stessa e ben precisa lunghezza d’onda luminosa. È proprio sulla base della lunghezza d’onda che le diverse metodiche possono essere raggruppate in 3 categorie: transilluminazione nel vicino infrarosso (near-infrared, NIR), tecnologia a fibre ottiche, anch’essa basata sulla transilluminazione e comprendente la metodica digitale (DIFOTI) e, da ultima, l’emergente tomografia a coerenza ottica (OCT).

Diagnosi di carie con metodi non radiografici

Lo studio condotto da Macey e colleghi e recentemente pubblicato sul Cochrane Database of Systematic Reviews si è proposto di valutare, appunto, l’accuratezza delle diverse metodiche light-based deputate alla diagnosi di carie.

La revisione ha coinvolto 4 banche dati biomediche e, alla fine, incluso un totale di 23 studi, per un campione di 16702 superfici dentali, con un assoluto sbilanciamento verso la fibra ottica. Questa, infatti, è stata sperimentata, in 8 dataset, su un totale di 14858 superfici, contro le 1171 dell’OCT e le 673 della NIR.

Complessivamente, i dispositivi hanno evidenziato a una sensibilità pari a 0.75 (intervallo di confidenza al 95% da 0.62 a 0.85) e una specificità di 0.87 (0.82-0.92). Ciò significa che, in una coorte di 1000 superfici dentali, con una prevalenza di carie dello smalto del 57%, 142 superfici cariate verrebbero classificate come sane (falsi negativi) e 56 superfici sane verrebbero classificate come cariate (falsi positivi).

Nel confronto tra una tecnica e l’altra, l’OCT ha evidenziato una sensibilità (0.94) significativamente maggiore rispetto a quella delle transilluminazioni NIR (0.58) e DIFOTI (0.47), mentre non sono state rilevate differenze significative per quanto concerne la specificità. La limitatezza del campione relativo a due delle tre tecniche ha impedito lo studio delle potenziali fonti di eterogeneità.

Riferimenti bibliografici
Efficacia di diversi strumenti light-based nella diagnosi di carie - Ultima modifica: 2021-02-05T06:24:57+00:00 da redazione

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