Effetti della Brexit sull’odontoiatria

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L'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, sancita dal sorprendente risultato del referendum consultivo del 23 giugno 2016, è un tema di grande attualità nell'agenda politica e ancora di più nell'ambito socioeconomico continentale, in quanto interessa i moltissimi cittadini europei – e italiani in particolare – che, soprattutto negli ultimi anni, hanno scelto di Londra e le altre grandi città britanniche come meta di lavoro.

In totale, sarebbero circa 6300 gli odontoiatri abilitati presso l'area economica europea iscritti al General Dental Council britannico: tra questi si contano anche alcune centinaia di professionisti italiani (pare circa 400), attualmente attivi in Gran Bretagna, che conservano ancora alcune perplessità legata alle proprie posizioni.

A Febbraio, il British Dental Journal ha lanciato l'allarme sul tema.

Un sondaggio condotto dallo stesso GDC nell'estate del 2018 ha visto l'adesione di 2500 di questi lavoratori, la metà dei quali si erano spostati nel Regno Unito per ragioni economiche, mentre un altro 27% ha addotto una ragione di tipo familiare.

Un terzo degli interpellati ha riferito di considerare di lasciare il paese negli anni a venire (soprattutto a favore di un rientro nel proprio paese di origine) mentre più della metà si è detto interessato a rimanere nel caso in cui avesse visto riconosciuto il proprio titolo.

Nel frattempo, la già tortuosa road map della Brexit ha ricevuto una ulteriore frenata, sia dal punto di vista pratico, con lo slittamento della fase esecutiva della procedura dal 12 aprile 2019 e il conseguente coinvolgimento degli elettori britannici alle recenti consultazioni europee (che peraltro hanno visto la forte affermazione del Brexit Party), sia dal punto di vista politico, con le conseguenti dimissioni del primo ministro Theresa May.

Il 2 aprile 2019, lo stesso giorno in cui Theresa May annunciava ufficialmente il rinvio e apriva al dialogo con i Laburisti di Jeremy Corbyn, il segretario di stato alla salute Matt Hancock rassicurava i clinici provenienti da area UE e Svizzera sulla legittimità della loro permanenza nell'orbita del sistema sanitario nazionale, non essendo nell'interesse del governo l'abbassamento degli standard clinici attualmente garantiti.

Lo stesso governo ha poi ribadito come le condizioni contrattuali in essere non verranno ridiscusse, indipendentemente dalle modalità di accordo tra Londra e Bruxelles (in altre parole, anche in caso di mancato accordo).

I professionisti sono stati pertanto incoraggiati ad aderire allo EU Settlement Scheme, al fine di garantire la propria permanenza oltre la data del 30 giugno 2021.

In conclusione, una buona notizia per quesi 3/4 di intervistati che aveva sottolineato il clima di incertezza generale e affermato di aspettarsi una riduzione dei lavoratori del settore dentale. Sarà comunque importante seguire le notizie nei mesi a venire.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30734731/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31076677/

Effetti della Brexit sull’odontoiatria - Ultima modifica: 2019-06-07T07:18:52+00:00 da redazione
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