Covid-19: tampone per le equipe delle urgenze indifferibili

Stabilito che come categoria dobbiamo essere pronti a offrire le prestazioni ai pazienti che a noi si rivolgono in “regime” di urgenza e indifferibilità, dobbiamo chiederci, in base alla normativa vigente, quali sono i dispositivi necessari per lavorare in sicurezza.

Luigi Paglia

Il ginepraio normativo che regolamenta la materia non è facile da penetrare, perché ci dobbiamo riferire a diversi decreti che si richiamano a loro volta, in un vortice di date dove è facile perdere il bandolo della matassa.

Il primo da prendere in considerazione è il Decreto Legge 17 Marzo 2020, n.18, che recita all’art 16: “Per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metrosono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), di cui all’articolo 74, comma 1, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma 3, del Decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9”.

A sua volta quest’ultimo articolo recita: “È consentito l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali di efficacia protettiva analoga a quella prevista per i dispositivi di protezione individuale previsti dalla normativa vigente”.

Ora come sappiamo la normativa vigente in Italia ha sempre margini importanti di interpretazione, perché va dalle indicazioni INAIL per le procedure di personale sanitario esposto ad aerosol che prevedono mascherine FFP, protezione facciale, camice impermeabile, ecc. alle disposizioni del Ministero della Salute del 22 febbraio 2020, che indicano, invece, di utilizzare le mascherine FFP3 sempre per le procedure che generano aerosol.

Quindi, stando a quanto indicato nell’articolo 16 del Decreto n.18 del 17 marzo 2020, ultima indicazione in ordine di tempo, i dispositivi idonei per odontoiatri e ASO sarebbero le “mascherine chirurgiche”, forse aggiungo io, anche perché altri dispositivi non sono reperibili sul mercato…

A questo punto c’è veramente da farsi venire il mal di testa e se vogliamo essere puntuali nell’applicazione della legge siamo condannati a una difficoltosa operatività.

Non ci resta, ahimé, che affidarci al buon senso (a me, in verità, sembra un po’ poco, come ad esempio ha fatto Luca Landi, presidente della SIdP, che in un documento prontamente e frettolosamente adottato dal Ministero della Salute, propone le seguenti protezioni per i nostri prodi dentisti che si avventurano ad affrontare prestazioni urgenti e indifferibili:

  • evitare situazioni che possano mettere a rischio i propri collaboratore;
  • evitare di entrare in contatto con persone infette;
  • eseguire prestazioni limitando il più possibile l’utilizzo di strumenti che possano favorire l’aerosol e utilizzare quando possibile diga e doppia aspirazione;
  • indossare camice e cuffia monouso, occhiali protettivi; visiera, mascherina chirurgica monouso (da cambiare a ogni paziente utilizzando i guanti per la loro 
rimozione), guanti monouso (e ove possibile copri-scarpe).

Tutto questo è molto interessante e sicuramente “rassicurante” per gli operatori, ma mi sovviene un grande dubbio. Sappiamo che il virus non guarda in faccia nessuno e infetta trasversalmente tutti quelli che gli capitano a tiro... compresi i dentisti, che sono poi operatori sanitari ad altissimo rischio come lo sono i colleghi ospedalieri dei Pronto soccorso e i medici di medicina generale!

Allora la domanda che vorrei porre è: ma non sarebbe il caso che il personale e il dentista a diretto contatto con il paziente, in una situazione di pandemia come quella attuale debba garantire di non essere anche lui un infetto asintomatico? Le protezioni di cui abbiamo discusso e che abbiamo sempre inteso in maniera univoca, cioè come il clinico si possa proteggere dal paziente potenzialmente  infetto, potrebbero non bastare e le nostre responsabilità essere quelle di chi dissemina il contagio.

Analizzato il problema, esiste anche la soluzione: leggiamo che calciatori, politici, magistrati fanno tamponi a gogò. Forse sarebbe il caso che, insieme ai medici dei Pronto soccorso, anche i dentisti e il personale disponibili per le urgenze facessero il tampone per garantire la sicurezza e il controllo del proprio ambiente di lavoro.

E qui Ordini, Associazioni e, perché no, anche l’Enpam, potrebbero aiutarci a reperire i tamponi necessari per garantire, insieme alla nostra sicurezza, anche quella del paziente!

 

Covid-19: tampone per le equipe delle urgenze indifferibili - Ultima modifica: 2020-03-24T13:04:06+00:00 da Luigi Paglia
Covid-19: tampone per le equipe delle urgenze indifferibili - Ultima modifica: 2020-03-24T13:04:06+00:00 da Luigi Paglia
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6 Commenti

  1. Buongiorno sposo in pieno la domanda; non sarebbe il caso che il personale e il dentista a diretto contatto con il paziente, in una situazione di pandemia come quella attuale debba garantire di non essere anche lui un infetto asintomatico? Quindi se il Dentista e le sue assistenti devono garantire le urgenze non procrastinabili in altre date, devono fare il tampone per garantire la sicurezza e il controllo del proprio ambiente di lavoro, e non solo devono anche garantire di non essere responsabili in un momento così critico di non disseminare il contagio del virus Covid-19.

    Grazie Dott. Calvanese

  2. Gentile Dr Paglia

    grazie mille per il suo contributo, la penso come lei. Le maschere con valvola FPP2, proteggono l’operatore dall’infezione ma non il paziente, in quanto la valvola è unidirezionale.
    E’ doveroso che il dentista abbia la quasi certezza di essere negativo al virus, il tampone è un atto etico secono il nostro studio. Abbiamo scritto una lettera a Zaia, governatore del Veneto nostra regione, nella speranza di essere ascoltati in una richiesta ragionevole come quella assieme condivisa.

    un ringraziamento a lei e tutta la rivista Dentista Moderno
    Michele Recchia

  3. È evidente che i protocolli attuali non sono in grado di fornire adeguata protezione ne in entrata ne in uscita e tanto meno verso il personale che ci assiste così come è evidente che se per ora la questione è limitata alle urgenze indifferibili tra non molto dovremo capire come sarà attrezzato il dentista del dopo coronavirus. A mio parere dovremmo essere o forniti noi di tamponi per noi stessi e per i pazienti ed individuare dei percorsi in caso di positività del paz. tali che lo studio e gli operatori non vengano contaminati. È chiaro che è arrivato il momento di affrontare seriamente il problema anche tramite una videoconferenza tra tutte le società odontoiatriche ed un consensus

  4. Angelo Beghini
    sono pienamente d’accordo con te:la prima cosa da fare è controllare che noi ed il ns personale non siamo portatori del virus,altrimenti potremmo diventare diffusori inconsci anche per i ns familiari fuori dallo studio,oltre che per i pazienti.Il tampone dovrebbe essere la routine ogni 4-5 giorni.Domanda: a chi richiederli?Per precauzione resto chiuso,ma a giorni dovrò riaprire:terapia è soprattutto nel ns settore anche assistenza.

  5. Buonasera.
    Sono il collega Michele Masucci di Avellino.
    Complimenti per quanto scritto.
    Hai spiegato bene come è la questione.
    Sono assolutamente d’accordo con te.
    Il mio studio è COSCIENTEMENTE CHIUSO dal 4 marzo.
    Buona serata.Michele

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