Coronavirus, emergenze sanitarie e ruolo “sentinella” dell’odontoiatra

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L’epidemia di polmonite in corso in Cina e, in particolare, nella città di Wuhan rappresenta indiscutilmente, dal punto di vista giornalistico e non solo, il fatto di maggior impatto globale di questo inizio 2020.

Trattandosi di una problematica di ambito sanitario, la comunità medica è chiaramente coinvolta in maniera diretta. Al di là degli specialisti che si affacciano in prima persona alla gestione dei malati e alla diagnostica dei casi sospetti e dei ricercatori impegnati nello studio di misure profilattiche e terapeutiche, i medici sul territorio hanno il dovere di filtrare con l’occhio delle evidenze scientifiche le informazioni che giungono al grande pubblico. Ciò è valido anche in paesi come il nostro, che non stanno affrontando un’emergenza, ma solo seguendo l’andamento con la dovuta attenzione e gestendo casi o sospetti sempre isolati.

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L’odontoiatra è una importante figura medica operante sul territorio: è probabilmente il medico specialista più frequentato dai pazienti e, dato che esegue principalmente terapie elettivo, viene a contatto con soggetti sani. A logica, dunque, l’ambiente odontoiatrico potrebbe essere considerato a rischio per quanto riguarda tutte quelle infezioni airborne, trasmissibili anche da portatore asintomatico, come sembra potrebbe essere quella da Coronavirus 2019-nCoV.

Al fine però di razionalizzare sul piano scientifico la questione, pare interessante riprendere in mano l’articolo di Smales e Samaranyake, pubblicato sul British Dental Journal nell’ormai lontano 2003. Si tratta di un articolo di fondo facente riferimento all’epidemia di polmonite atipica detta SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome), occorsa appunto quell’anno in Hong Kong. Tale patologia ha come agente eziologico un Coronavirus, il SARS-CoV, al quale il 2019-nCoV risulterebbe simile. Gli autori si sono proposti esattamente di fornire “informazioni che potrebbero essere utili per colleghi odontoiatri che un giorno potrebbero trovarsi di fronte a focolai simili di infezioni potenzialmente letali appena emerse”.

Le indicazioni fornite dall’articolo paiono incoraggianti, dato che, in una località effettivamente al centro di un’epidemia, non sono stati riportati casi di trasmissione crociate in ambiente odontoiatrico. Sono state, pertanto, reputate sufficienti le precauzioni regolarmente adottate dal personale sanitario per le infezioni virali crociate ematogene. Limitare al minimo le procedure che prevedono la formazione di aerosol costituirebbe di per sé un’accortezza specifica. Diverso sarebbe stato il comportamento in caso di un contatto diretto accertato.

Un altro aspetto sottolineato consiste nella tendenza a non sottoporsi a trattamenti elettivi, come appunto quelli odontoiatrici, da parte di pazienti in stato febbrile.

In caso di condizioni straordinarie, è dovere degli odontoiatri adeguarsi alle eventuali misure di sorveglianza straordinaria.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14631425

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14718953

https://www.elsevier.com/connect/coronavirus-information-center

Coronavirus, emergenze sanitarie e ruolo “sentinella” dell’odontoiatra - Ultima modifica: 2020-02-03T07:44:53+00:00 da redazione

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