Coronavirus: cosa dobbiamo fare noi dentisti

Luigi Paglia

Nel dicembre del 2019 è stata segnalata in Cina una polmonite di origine virale che sin da subito ha dato del filo da torcere ai clinici di quel paese. La causa di questa infezione era, come ora ben sappiamo, un tipo di coronavirus molto simile a quello della SARS - il SARS-CoV-2. L’attuale diffusione di questa severa sindrome di insufficienza respiratoria acuta ha raggiunto lo stato di pandemia, con un tasso di letalità che va, a seconda dei contesti e delle casistiche, dal 3% al 6 %.

Noi dentisti siamo direttamente interessati al SARS-CoV-2, perché la trasmissione per via aerea da persona a persona è estremamente rapida ed è per questo motivo che il virus si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo.


 

 

Un recentissimo articolo pubblicato su Nature riporta a tempo di record l’esperienza cinese sul Covid-19 in ambito odontoiatrico. È il primo lavoro che riguarda in modo specifico le modalità di trasmissione del virus nello studio odontoiatrico e le possibili misure di contrasto da mettere in atto. Esso riafferma che la trasmissione avviene con modalità “aerea”, sottolineando il rischio connesso con gli aerosol, che sono all’ordine del giorno in quasi tutte le terapie che eseguiamo.


 

 

Di significativo poi troviamo la conferma che tra i nostri pazienti, come nella popolazione generale, è presente sicuramente un buon numero di soggetti infetti asintomatici.

Viene inoltre sottolineato che gli aerosol producono una carica virale dell’aria, il virus permane in sospensione molto a lungo, da qui la possibilità di contagio diretto per il dentista e il suo personale, ma anche indiretto per altre persone presenti in tempi successivi nell’ambiente.

Un altro suggerimento di questo lavoro è quello di non trattare pazienti infetti o sospetti (e ci mancherebbe...), ma con l’altissimo numero di pazienti asintomatici - si parla secondo recentissime ricerche dal 50% al 70% - in pratica questa norma diventa fantasia.

Altra indicazione è che non dobbiamo programmare nessun trattamento a chi ha febbre superiore a 37,3 °C o è transitato da zone a rischio... ma oramai l'Italia è tutta a rischio.

Di fronte a un numero di contagi imponente le autorità nazionali e internazionali hanno imposto norme e regole restrittive, tese a diminuire la quantità dei contatti, l'unico modo che al momento ci permette di affrontare la situazione diminuendo il rischio di trasmissione.

Anche le associazioni professionali odontoiatriche hanno dichiarato che “in questa fase di pandemia si devono assicurare solamente gli interventi urgenti e non in altro modo differibili”.

Di fronte a questa situazione, davvero critica, come anche Andrea e Giuseppe Remuzzi hanno ben sottolineato su Lancet pochi giorni fa, come si muovono i dentisti? Come spesso succede, in maniera scoordinata e ancora molti sui social si chiedono se sia davvero necessario interrompere le prestazioni odontoiatriche o limitarle a quelle improcrastinabili (in verità davvero poche...). È anche partita una vivace discussione su cosa si intenda per urgente e cosa per non differibile.

Credo che la professione odontoiatrica tutta debba individuare e “isolare” i colleghi che, di fronte a dichiarazioni delle autorità sanitarie mondiali, nazionali, regionali, provinciali e comunali continuino imperterriti a eseguire otturazioni...urgenti!

Se non bastasse  il nostro accorato appello, potrebbero tenere in considerazione quello che lunedì 15 marzo ha scritto The New York Times rispetto alle categorie più esposte all’infezione da coronavirus: i dentisti hanno un onorevolissimo secondo posto, battuti solo dagli... igienisti!

CAO, ANDI, AIO e associazioni professionali tutte devono mettere subito in quarantena questi temerari e iperattivi colleghi, almeno sino a quando il virus sarà in circolazione… per proteggere loro, il loro personale, i loro pazienti e noi tutti!

Luigi Paglia

 

 

 

Coronavirus: cosa dobbiamo fare noi dentisti - Ultima modifica: 2020-03-17T11:31:04+00:00 da Luigi Paglia
Coronavirus: cosa dobbiamo fare noi dentisti - Ultima modifica: 2020-03-17T11:31:04+00:00 da Luigi Paglia
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3 Commenti

  1. condivido pienamente l’articolo.bisogna essere molto responsabili.Questo è il momento di essere da esempio positivo..

  2. Buongiorno
    Io condivido tutto, tant’è vero che i miei studi sono chiusi, e le urgenze fino ad ora le ho gestite telefonicamente. Ma mi chiedo fino a quando riuscirò a sopravvivere, e soprattutto quanto i nostri rappresentanti stanno salvaguardando la nostra categoria.

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