Controllo clinico, a un anno, di corone in zirconia cementate con G-cem Automix: valutazione della sensibilità post-operatoria e di altri parametri

Riassunto
Obiettivo. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare la sensibilità post-operatoria e altri paramenti clinici di corone in zirconia cementate con G-Cem Automix durante un periodo di controllo di 1 anno.
Materiali e metodi. Un gruppo di 48 pazienti è stato incluso nello studio. Ogni paziente è stato riabilitato con l’inserzione da una a un massimo di tre corone in zirconia (n=60).
Dopo aver ottenuto un consenso informato scritto da parte dei pazienti, i denti sono stati valutati da un punto di vista endodontico e parodontale, quindi sono stati preparati per ricevere delle corone costruite seguendo lo stesso protocollo clinico e di laboratorio. Per ogni restauro sono stati valutati i seguenti parametri: sensibilità post-operatoria, decolorazione marginale, integrità marginale, carie secondaria, la manutenzione del punto di contatto e frattura della ceramica di rivestimento, dopo 1/7 giorni, 1/3 mesi e 1 anno dalla cementazione.
Risultati. Tutte le corone esaminate dopo un anno dall’inserzione erano presenti, intatte e in funzione. I livelli di sensibilità post-operatoria sono stati accettabili; i pazienti hanno evidenziato moderati livelli di sensibilità post-operatoria nelle prime settimane dopo l’intervento.
Conclusioni. Tutte le corone hanno evidenziato livelli di sensibilità clinicamente accettabili a pochi giorni dalla consegna. I controlli effettuati sulle corone hanno evidenziato un ottimo mantenimento dei manufatti analizzati, ottenendo il completo successo clinico.

Summary
One year follow up of G-cem Automix luted zirconia crowns: post operative sensitivity and clinical evaluations
Objective. The purpose of this clinical trial was to report the results at a one-year evaluation of the performance and post-operative sensitivity of zirconia crowns cemented using G-Cem Automix.
Materials and methods. A group of 48 patients were selected for the study, each patient was rehabilitated with the insertion of a maximum of three zirconia (n=60). After obtaining informed written consent, appropriate vitality and radiographic assessments were completed and the pre-operative status of the gingival tissues noted. The teeth were prepared and crowns constructed using the same clinical and laboratory procedures. Sixty crowns zirconia were included in the study. For each restoration were assessed the following parameters: post-operative sensitivity, marginal discoloration, marginal integrity, secondary decays, maintenance of point of contact and fracture and after 1 day, 7 days, 1 week, 1 month and 3 months 1 year from delivery.
Results. All the crowns examined (n=60) at the first-year review were present, intact and performing well. The levels of sensitivity post-surgery were acceptable, patients exhibited moderate levels of sensitivity in the first weeks.
Conclusion. All the crowns showed clinically acceptable levels of sensitivity were a few days after insertion. One year follow-up crowns showed good manteinance confirming that zirconia obtained complete clincal success.


 

 

Dopo la fine degli anni Novanta, in odontoiatria vi è stato un crescente interesse nell’uso di ceramiche a base di biossido di zirconio per la fabbricazione di manufatti protesici1-4. È stato dimostrato che seguendo appropriate linee guida la zirconia può essere utilizzata con successo per la realizzazione di corone, ponti, e monconi implantari grazie alle ottime proprietà meccaniche5,6, estetiche7,8, biocompatibilità9-11, scarsa adesione batterica alla superficie12,13. Le promettenti prestazioni della zirconia sono supportate da studi clinici nei quali è stata utilizzata anche per la realizzazione di strutture necessarie alla ricostruzione di elementi dentali nei settori posteriori, cioè dove il carico masticatorio è maggiore14. Differenti studi hanno riportato simili tassi di sopravvivenza (dal 97,8% al 100%) dopo 3-5 anni di carico15-18. La zirconia quindi offre al clinico sia proprietà meccaniche sufficienti a resistere a lungo termine che buone proprietà estetiche19,20. Inoltre, recenti studi hanno rivelato buoni risultati anche per la realizzazione di monconi implantari, risultati per altro del tutto assimilabili a quelli ottenuti con l’utilizzo di monconi in titanio21. Per quanto riguarda la cementazione, grazie alle caratteristiche meccaniche della zirconia è possibile utilizzare sia cementi resinosi che tradizionali22. Studi in vitro hanno evidenziato come la combinazione tra zirconia trattata con sabbiatura e cementi contenti specifici monomeri fosfati (10-MDP) risulti particolarmente efficace nel garantire stabilità al restauro, ottima ritenzione e minimizzazione dei gap marginali, scongiurando così il pericolo di infiltrazioni e quindi la comparsa di carie secondarie23,24. Tuttavia, a oggi il dibattito scientifico sui trattamenti di superficie che consentano di ottimizzare l’adesione alla zirconia risulta ancora aperto25; recenti studi in vitro hanno valutato l’effetto di trattamenti sperimentali ottenendo risultati incoraggianti26,27.


 

 

Tab.1

Tuttavia se andiamo ad analizzare la letteratura scientifica, utilizzando il database Pubmed, per quanto riguarda l’impiego di cementi resinosi auto-adesivi per la cementazione di corone in zirconia (inserendo le parole «self-adesive resin cement» AND «zirconia») vengono evidenziati solo nove studi, dei quali solo uno riporta dati clinici. La valutazione clinica effettuata da Crisp et al. nel 2008 riporta dati clinici confortanti a un anno28.

tab.2

Altri studi presenti in letteratura riportano valutazioni delle capacità adesive di questa categoria di cementi effettuate in vitro29,30. In una comparazione tra cementi resinosi, cementi resinosi modificati con vetroionomero e autoadesivi condotta nello studio pubblicato da Palacios et al. non vengono evidenziate differenze statisticamente significative di adesione31. Le performance in vitro di questi cementi sembrano essere mantenute anche dopo procedure di «termo cycling»32. Inoltre, un recente studio condotto da Blatz et al. sottolinea che le performance cliniche dei cementi autoadesivi vengono migliorate dopo la sabbiatura della zirconia33.

tab.3

Altro aspetto clinicamente rilevante è la sensibilità dentale che alcuni pazienti riferiscono dopo la cementazione dei restauri con cementi resinosi34: purtroppo a oggi sono scarse le valutazioni presenti in letteratura che analizzano parametri clinici come la sensibilità dentale dopo l’inserzione di corone in zirconia35. L’obiettivo della prima parte del presente studio clinico prospettico è stata quella di valutare la sensibilità post-operatoria di corone zirconia cementate con G-Cem Automix e le loro performance cliniche durante un anno di controlli dalla consegna. L’ipotesi nulla è stata che i risultati ottenuti dopo 1 anno non differiscono dai risultati raccolti al momento della consegna delle protesi.

Il disegno dello studio prevede una seconda parte nella quale verranno riportati i risultati degli stessi paramenti clinici dopo 2, 3, 4 e 5 anni.

Materiali e metodi

Nello studio è stato valutato un campione complessivo di 60 corone realizzate in pazienti che necessitavano di riabilitazioni protesiche con almeno una corona singola (n=44) o con ponti di tre elementi (n=16). Tutti i 48 pazienti hanno partecipato allo studio dopo aver fornito un consenso scritto ed essere stati informati sulle sue finalità e le cui modalità sono state sottoposte all’approvazione del Comitato Etico dell’Università degli Studi di Siena.

I restauri sono stati realizzati con zirconia Cercon® (DENTSPLY Ceramco, York, USA).
Ogni restauro è stato seguito durante le fasi della realizzazione dallo stesso operatore, mentre le valutazioni cliniche effettuate durante i richiami sono state effettuate da un secondo operatore in doppio cieco.
I pazienti analizzati sono stati scelti in base hai criteri di inclusione ed esclusione sotto riportati:

criteri di inclusione. Sono stati inclusi nello studio pazienti maschi e femmine di età compresa tra 18-60 anni, in buono stato di salute generale e parodontale;

criteri di esclusione. Sono stati esclusi nello studio le seguenti categorie di pazienti: in trattamento con farmaci che modificano la percezione del dolore; in gravidanza o allattamento al seno; con disturbi alimentari; che avevano subito chirurgia parodontale o terapia ortodontica nei precedenti tre mesi; con denti con lesioni cariose (valutate dopo gli esami clinici e radiografici) o restauri effettuati negli ultimi tre mesi; con restauri di II e/o V classe particolarmente estesi; pazienti che dovevano protesizzare denti non vitali; con allergie a farmaci o sostanze chimiche utilizzate nei materiali utilizzati durante lo studio; con malattia parodontale attiva; con sensibilità spontanea; bruxisti.

Valutazione della sensibilità

È stata effettuata una valutazione della sensibilità dentale all’inizio del trattamento protesico utilizzando una semplice scala del dolore secondo il metodo di risposta. Quest’ultima è stata valutata dopo l’applicazione di un getto di aria prodotto da una siringa dentale (a 40-65 psi a circa 20 °C), per una durata di uno/due secondi e diretto perpendicolarmente alla superficie della radice a una distanza di 2 cm e da uno stimolo tattile applicato con una sonda # 5 Explorer. È stato chiesto a ogni paziente di esprimere il livello di sensibilità percepita durante e negli istanti successivi alla somministrazione dello stimolo creato dal getto d’aria mettendo un segno su una scala lineare agli estremi della quale erano rappresentati i valori «0» e «10». Al fine di valutare quantitativamente i livelli di sensibilità percepita, è stato attribuito a «0» nessuna percezione, ai valori compresi tra «1» e «4» un livello sensibilità lieve (corrispondente a una sensazione di freddo di breve durata, 1-3 sec), ai valori compresi tra «5» e «10» un livello alto di sensibilità (sensazione di freddo prolungata riferita dal paziente spontaneamente durante le attività di bere e di mangiare). Solo i pazienti che avevano ottenuto un punteggio compreso tra «0» e «4» alla scala analogica sono stati inclusi nello studio; coloro che invece avevano ottenuto punteggi più alti sono stati esclusi presupponendo che in presenza di elevata sensibilità l’effetto del cemento potesse causare una infiammazione irreversibile della polpa. La rilevazione del livello di sensibilità è stata ripetuta al momento della cementazione e nei controlli successivi, durante un periodo complessivo di un anno.

Procedura cliniche per la realizzazione dei manufatti protesici

Ai fini di standardizzare le procedure cliniche, le riabilitazioni sono state eseguite tutte dallo stesso operatore.
Dopo aver effettuato l’anestesia, i denti sono stati preparati utilizzando frese diamantate montate su di una turbina ad alta velocità. Tutti i denti pilastro sono stati preparati in modo standardizzato: riduzione occlusale di 1,5-2 mm; assiale riduzione di 1-1,5 mm con conicità 10 gradi; a livello marginale è stato rimosso circa 1,0 mm di spessore realizzando un preparazione a chamfer profondo a 360 gradi. Il margine cervicale della preparazione è stato fissato 1 mm sotto la linea smalto cemento.

tab.4

Dopo la preparazione del moncone è stata rilevata una impronta definitiva (Impregum® e Permadyne, 3M Espe, Seefeld, Germany); sono state registrate, inoltre, l’occlusione abituale del paziente e un’impronta dell’arcata antagonista. Infine, dopo la rilevazione dell’impronta è stato inserito un provvisorio prelimatura ribasato con resina auto polimerizzabile e cementato utilizzando un cemento provvisorio privo di eugenolo.
Una volta realizzati, i modelli (Fujirock®, GC Europe, Leuven, Belgium) sono stati montati in articolatore semi individuale (Whip Mix Corp, Louisville, Kentucky). Per la realizzazione delle strutture è stata utilizzata la tecnologia Cercon® CAD/CAM. Per quanto riguarda la realizzazione delle strutture, l’area minima del connettore è stata fissata a 9 mm2 e lo spessore minimo delle cappette a 0,6 mm.

tab.5

L’adattamento delle strutture ai pilastri protesici è stato effettuato con della pasta siliconica (Fit Checker; GC America Inc.), quindi è stata rilevata un’impronta di posizione. La ceramizzazione è stata effettuata con tecnica di stratificazione usando ceramica Vita (Vita Zahnfabrik H. Rauter Gmbh & Co. KG, Germany).
Tutti i manufatti protesici sono stati cementati nel periodo compreso tra ottobre e dicembre 2008. I punti di contatto interprossimali e i contatti occlusali sono stati adeguatamente controllati con un’articolazione con spessore di 8 μm, in caso di ritocchi sono state utilizzate frese diamantate (Miniflex double-sided grana media, Brasseler USA, Savannah, GA); infine, la lucidatura è stata effettuata con un apposito kit da ceramica (CeramiPro Dialite; Brasseler USA).

I contatti occlusali sono stati controllati in massima intercuspidazione e sono state verificate le escursioni laterali.
Tutti i restauri sono stati cementati con un cemento resinoso autoadesivo G-Cem Automix (GC Europe, Leuven, Belgium) seguendo le istruzioni della casa produttrice.

Valutazione dei parametri analizzati

I parametri clinici sono stati valutati da un secondo operatore in doppio cieco, utilizzando le indicazioni di Ryge36 come specificato nella tabella 1: integrità e colorazione marginali, carie secondaria, prova di vitalità, il mantenimento della corona e l’integrità di corona, ritenzione, fratture. Le variabili «Alpha» e «Bravo» sono state definite come successi, mentre le variabili «Charlie» e «Delta» sono state riconosciute come fallimenti.

tab.6

Queste valutazioni sono state effettuate al momento della cementazione, dopo 1 giorno, 1 settimana, 1mese, 3 mesi, 1 anno. Inoltre, sono state effettuate radiografie periapicali e foto dei restauri a un anno. Sono state utilizzate delle variabili ordinali per determinare numero e tipi di fallimenti.

Ad ogni controllo è stato effettuato in doppio cieco anche il controllo del livello di sensibilità. I dati relativi alla sensibilità post-operatoria sono stati raccolti con riferimento ai criteri USPHS seguendo lo stesso protocollo utilizzato per la valutazione iniziale.

Risultati

I risultati ottenuti sono riassunti nelle tabelle 1-6. Al momento della cementazione sono stati valutati 60 denti protesizzati (figure 1-2), di questi 4 hanno rilevato una sensibilità post-operatoria di livello di intensità 2. Dopo un giorno dalla cementazione i denti sensibili registrati si erano ridotti a 3 sempre con un livello di intensità 2. A una settimana dall’inserzione solo un dente rimaneva sensibile, con un livello di sensibilità 1. Nei successivi controlli i livelli di sensibilità dei denti riabilitati sono scomparsi. Per quanto riguarda gli altri parametri analizzati, non sono stati evidenziati problemi di alcun tipo nei controlli condotti fino a un anno dalla cementazione come riportato nelle tabelle 1-6.

1. Riabilitazione protesica degli elementi 12 e 22 con corone in zirconio. Le immagini si riferiscono: A) stato iniziale; B) dopo la preparazione degli elementi; C) stato dei manufatti protesici a un anno dalla cementazione.
1. Riabilitazione protesica degli elementi 12 e 22 con corone in zirconio. Le immagini si riferiscono: A) stato iniziale; B) dopo la preparazione degli elementi; C) stato dei manufatti protesici a un anno dalla cementazione.

Discussione

La zirconia ha avuto un’ampia diffusione nella pratica clinica negli ultimi anni; tuttavia gli studi presenti in letteratura riportano per lo più i risultati delle performance cliniche a breve termine. Analizzando la letteratura, alcuni studi pubblicati riportano promettenti risultati con tassi di sopravvivenza che raggiungono il 100% di successo, ma spesso coinvolgono pochi pazienti e il periodo di controllo varia da 1 a 3 anni37,38.

Negli studi che invece presentano periodi di controllo più lunghi le percentuali di successo si abbassano come nel caso dello studio pubblicato da Sailer et al. dove queste si riducono al 74% dopo 5 anni39. Al contrario, lo studio pubblicato da Mollin et al. riporta dati molto incoraggianti anche a controlli effettuati dopo 5 anni40.

In un recente studio di Sailer pubblicato nel 2008 i risultati clinici delle corone in zirconia vengono paragonati a quelle della metallo-ceramica in uno studio clinico con controllo a 5 anni41Tra le maggiori cause di insuccesso delle protesi fisse anche con struttura in zirconia abbiamo la perdita di ritenzione e la carie del moncone42-49.

Nel presente studio, nessuno dei pilastri è stato interessato da carie o da perdita di ritenzione durante il periodo di un anno.

2. Riabilitazione protesica dell’elemento 11 con corone in zirconio. Le immagini si riferiscono: A) stato iniziale; B) dopo la preparazione dell’elemento; C) stato del manufatto protesico a un anno dalla cementazione.
2. Riabilitazione protesica dell’elemento 11 con corone in zirconio. Le immagini si riferiscono: A) stato iniziale; B) dopo la preparazione dell’elemento; C) stato del manufatto protesico a un anno dalla cementazione.

Il problema tecnico più frequente in tutti gli studi nei quali vengono analizzate delle corone in zirconia sono le fratture della ceramica di rivestimento. I dati presenti in letteratura prevedono percentuali variabili da poco più del 4%50 a più del 15% dopo 18 mesi51,52. Tali fenomeni possono essere riconducibili a diversi fattori, alcuni legati alla struttura e al legame tra ceramica di rivestimento e zirconia, altri alla pianificazione e al controllo delle forze occlusali53,54.

Anche in questo caso il controllo a un anno delle corone analizzate nel presente studio non ha evidenziato nessun caso di frattura della ceramica di rivestimento. Per quanto riguarda la cementazione, studi clinici riportano che la scelta del cemento non sembra condizionare la ritenzione delle corone in zirconio55. A conferma si possono trovare in letteratura studi che utilizzano cementi vetroionomeri o cementi resinosi con buoni risultati di adesione56,57. In un recente studio è stata valutata la sensibilità post-operatoria di corone cementate con Relix Unicem; dai risultati emerge che i casi di sensibilità post-operatoria sono stati pochi e che la sensibilità è scomparsa alcuni mesi dopo l’inserzione58.

I cementi resinosi sono in grado di fornire un legame forte e duraturo con le ceramiche «hight strenght» come la zirconia aumentando la ritenzione dei restauri e il sigillo marginale59Questi cementi possono avere differenti composizioni, ma generalmente offrono al clinico buone resistenza alla compressione, durezza, livelli di solubilità bassi e buone proprietà estetiche60.

In questa categoria i cementi autoadesivi sono stati recentemente introdotti nel mercato riscuotendo notevole successo nell’impiego clinico grazie alla loro facilità d’uso. Infatti la loro applicazione è molto semplice e può essere realizzata in un’unica fase clinica, rendendo il loro utilizzo simile a quello dei cementi tradizionali, come fosfato di zinco e cementi vetroionomerici61Il loro impiego è suggerito dalle case produttrici anche per la cementazione di restauri in metallo-ceramica, ceramica integrale, intarsi e perni in fibra. Il cemento utilizzato nel presente studio è un cemento autoadesivo contenente 4-META (4-methacryloxyethyl trimellitate anidride) e UDMA, componenti che hanno dimostrato avere un certo grado di affinità chimica agli ossidi metallici contenuti nella struttura della zirconia62.

Queste componenti, infatti, grazie al basso peso molecolare e alla minor viscosità rispetto a Bis-GMA sembrano favorire l’adesione tra ossidi metallici e strutture dentali33.  Complessivamente il presente studio ha riportato dati confortanti circa l’utilizzo delle corone con struttura in zirconia sia per i livelli di sensibilità dentinale ottenuti che per le variabili cliniche analizzate. Il controllo delle corone consegnate nel periodo da 2 a 5 anni sarà comunque oggetto di ulteriore indagine al fine di poter comparare i risultati ottenuti a lungo termine con il protocollo operativo descritto con altri studi presenti in letteratura.

Conclusioni

Nei limiti dello studio condotto, i livelli di sensibilità dei denti riabilitati con corone in zirconia cementate con cemento autoadesivo sono stati bassi e si sono completamente attenuati entro la prima settimana; non sono state registrate – a un anno dalla cementazione – carie dei monconi o problemi protesici dei restauri realizzati. 

Corrispondenza
Alessio Casucci
Dipartimento di Protesi fissa e Materiali Dentari, Università degli Studi di Siena, Policlinico «Le Scotte»
Viale Bracci – 53100 Siena
Tel +390577233131 – fax +390577233117
alessio.casucci@tin.it

• Alessio Casucci
• Amerigo Cantoro
• Marco Ferrari
Dipartimento di Protesi fissa e Materiali Dentari, Università degli Studi di Siena, Policlinico «Le Scotte» Direttore: prof. Marco Ferrari

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Controllo clinico, a un anno, di corone in zirconia cementate con G-cem Automix: valutazione della sensibilità post-operatoria e di altri parametri - Ultima modifica: 2010-10-03T12:06:27+00:00 da Redazione

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