Consumo di cannabis: fattore di rischio della malattia parodontale?

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Da diversi anni è in corso un fervente dibattito sul tema delle cosiddette “droghe leggere”, riaccesosi negli ultimi mesi con il fenomeno dei negozi di “cannabis light”. Questo articolo non ha la pretesa di prendere posizioni politiche sul tema ma constatare un aspetto medico legato al consumo, fenomeno questo che, con o senza liberalizzazioni, interessa una quota rilevante della popolazione, indipendentemente dalla fascia d'età. La modalità di fruizione oggetto di indagine è rappresentata, in particolare, dal consumo abituale. L'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, nel suo report 2018, stima che l'1% degli europei (maschi in 3 casi su 4) sia un consumatore quotidiano o quasi quotidiano (20 giorni nell'arco di un mese). L'immagine che ne esce esula dal luogo comune di fenomeno prettamente adolescenziale-giovanile, dato che il 37% di tali consumatori si concentra nella fascia fra i 35 e i 64 anni. Questo rappresenta, peraltro, un periodo chiave dal punto di vista della patogenesi di diverse malattie cronico-degenerativo.

Il normale fumo di tabacco costituisce un fattore di rischio ben noto nell'insorgenza della malattia parodontale. Studi recenti hanno reputato inoltre plausibile una relazione tra la stessa patologia e il consumo di cannabinoidi, anche in maniera indipendente dal tabacco: l'impiego combinato delle due sostanze comporterebbe, anzi, addirittura un effetto sinergico, cui conseguirebbe un incremento del rischio. La molecola sarebbe in grado di interferire con il metabolismo osseo, favorendo la distruzione del tessuto a livello dei siti già interessati dalla patologia. La modalità di azione diretta sui tessuti, invece, non viene attualmente interpretata univocamente.

Recentemente, Chisini e colleghi hanno pubblicato una revisione sistematica della letteratura riguardo tale tematica.

La selezione ha incluso studi a design longitudinale o cross-sezionale: da un pool di 75 report (dalle banche dati PubMed, Scopus, Web of Science, BVS – Virtual health library, Scielo) sono stati estratti 5 full text valutati quantitativamente (con riscontro positivo), di cui 4 utili alla meta-analisi.

I dati raccolti fanno riferimento a un totale di circa 13500 pazienti, equamente distribuiti per sesso, adolescenti o, per lo più, adulti. La meta-analisi stabilisce una prevalenza di malattia parodontale 1.12 volte maggiore nei pazienti facenti uso di cannabis.

Romina Brignardello-Petersen, nel suo consueto intervento su JADA, sottolinea la rigorosità del metodo adottato, indicando come unico elemento di debolezza la sola inclusione di studi “di popolazione”, incentrati cioè su realtà prettamente locali.

Per questo motivo il dato statistico stabilisce la maggiore prevalenza ma non permette ancora di definire l'impiego di cannabis come fattore di rischio della malattia parodontale.

Riferimenti bibliografici

http://www.emcdda.europa.eu/system/files/publications/8585/20181816_TDAT18001ITN_PDF.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30677134

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31076077

Consumo di cannabis: fattore di rischio della malattia parodontale? - Ultima modifica: 2019-07-11T07:19:48+00:00 da redazione
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