Connective tissue graft contestuale a implantologia postestrattiva: le indicazioni di una revisione sistematica

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L’implantologia immediata, o postestrattiva, presenta diversi vantaggi e trova oramai largo impiego. Tale metodica, tuttavia, non è del tutto indenne da limitazioni, da valutare attentamente: un esempio è rappresentato dalla gestione dei tessuti molli.

Le evidenze attestano, infatti, la non infrequenza di esisti non favorevoli, in termini di estetica rosa, dopo inserimento in fase postestrattiva dell’impianto. Dalle revisioni derivano così i criteri di selezione dei trattabili secondo tale razionale: questi prevedono di trattare casi con biotipo gengivale spesso e, possibilmente, l’inserimento nel rispetto di una parete vestibolare integra dello spessore minimo di 2 mm.

A fianco agli approcci preventivi dei disestetismi, esistono tecniche chirurgiche di tissue augmentation, in grado quindi di implementare l’anatomia dei tessuti molli e, in più, migliorare altri aspetti, come ad esempio l’igiene orale.

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A proposito della combinazione fra tali tecniche e l’implantologia postestrattiva, il gruppo di lavoro di De Angelis, attivo presso l’Università Cattolica di Roma, ha rilevato alcune discordanze tra le evidenze disponibili. Gli autori si sono pertanto proposti di fare il punto, attraverso una revisione sistematica della letteratura.

La ricerca ha coinvolto 4 fra le principali banche dati biomediche (PubMed, Web of Science, Cochrane Library, Embase), aggiornate alla metà dello scorso anno: hanno rilevato quasi 700 record, 83 dei quali sono state incluse sottoposte a valutazione integrale e, alla fine, 7 sono state incluse nella sintesi quantitativa.

I risultati, recentemente pubblicati in un articolo su, fanno riferimento a un totale di 272 pazienti.

L’indagine ha posto a confronto i casi di impianti postestrattivi semplici con quelli sottoposti a connective tissue graft contestuale. Va detto, in via preliminare, che il tasso di sopravvivenza complessivo è risultato pari al 100%.

L’analisi degli outcome primari ha evidenziato, in primo luogo, la variazione significativamente superiore della mucosa perimplantare medio-vestibolare nell’intervention group, il che significa un tasso più elevato di recessioni nei controlli. In più, è stato riconosciuto anche un dato medio significativamente maggiore, a livello dei casi non innestati, per quanto riguarda la perdita di osso marginale. Ciò conferma le indicazioni per cui il tessuto molle sarebbe anche protettivo del tessuto duro.

In conclusione, lo studio evidenzia dei vantaggi derivanti dal posizionamento di innesto connettivale contestuale al posizionamento di un impianto postestrattivo. Gli autori hanno comunque evidenziato dei limiti, il principale dei quali è rappresentato dallo scarso follow-up complessivo, al quale si aggiunge l’eterogeneità riscontrata nei metodi di misurazione dei tessuti molli.

I risultati sono da reputare quindi promettenti, nell’attesa di nuovi studi randomizzati controllati, di durata superiore ai 12 mesi, utili a delimitare, in via definitiva, i campi di applicazione della chirurgia combinata.

Riferimenti bibliografici a proposito di impianti post-estrattivi

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34435229/

 

Connective tissue graft contestuale a implantologia postestrattiva: le indicazioni di una revisione sistematica - Ultima modifica: 2021-08-30T06:57:00+00:00 da redazione

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