Confronto tra le proprietà antibatteriche di nuove resine composite arricchite con ossido di zinco, acido urosolico e chitosano

Le carie dentali sono le più frequenti malattie del cavo orale, caratterizzate dalla demineralizzazione dei tessuti duri causata dalla produzione di acidi conseguente alla fermentazione dei carboidrati da parte dei batteri. Al giorno d’oggi la maggior parte dei restauri viene effettuata con resine composite prevalentemente per ragioni estetiche. Uno svantaggio di questi materiali è la contrazione a seguito della polimerizzazione che produce un gap tra il composito stesso e i tessuti dentali. Questo gap rende più suscettibile il dente e lo predispone all’insorgenza di carie ricorrenti e quindi al fallimento del restauro. I compositi di ultima generazione cercano di risolvere, almeno in parte, questo inconveniente con l’aggiunta nella loro composizione di agenti antibatterici quali la clorexidina, l’acido urosolico, il chitosano o nanoparticelle di ossido di zinco e argento.

 

Resine composite arricchite di chitosano: proprietà antibatteriche e meccaniche sullo Streptococcus mutans

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Inhibitory effect on Streptococcus mutans and mechanical properties of the chitosan containing composite resin

Ji-Sun Kim, Dong-Hoon Shin. Restor Dent Endod 2013;38(1):36-42.

I batteri contenuti nella placca batterica sono il primo fattore di rischio nell’insorgenza delle carie primarie e secondarie attraverso i microgap che si creano tra il materiale da restauro e il tessuto dentale. Il tentativo di fornire un composito con proprietà antibatteriche è stato a oggi realizzato incorporando degli agenti antibatterici in soluzione nella resina composita. Il chitosano è un polisaccaride naturale ottenuto dall’esoscheletro di crostacei come granchi e gamberetti, non tossico, biocompatibile, biodegradabile e con testate proprietà antibatteriche. In Odontoiatria conservativa il chitosano è stato usato in diversi studi sulla prevenzione di carie dimostrando proprietà battericide e/o batteriostatiche (Tabella 1). L’interazione tra le cariche positive dei gruppi amminici del chitosano e quelle negative della flora batteriche determina, infatti, una perdita della funzione barriera svolta dalla cellula batterica. Il chitosano ha effetti antibatterici sullo S. mutans, sull’A. actinomycetemcomitans e sul P. gingivalis.

Lo scopo di questo studio è di valutare le proprietà antibatteriche di compositi arricchiti con chitosano a diverse concentrazioni (L bassa; M media; H alta). Sono stati inoculati e centrifugati per 12 ore 100 ml di Streptococcus mutans e le diverse concentrazioni di chitosano in 10 ml di agar cuore cervello. Successivamente è stato quantificato l’assorbimento del supernatante per stimare l’attività antibatterica del chitosano. In seguito è stato inoculato lo S. mutans in un dischetto di resina composita arricchita di chitosano. Sono state poi quantificate le unità componenti la colonia batterica (CFU) per valutare l’effetto inibitorio del chitosano sul batterio (Figura 1).

Tabella 1 - Crescita batterica in 0,1 e 0,5 g di polvere di chitosano (L, M, H).
Tabella 1 - Crescita batterica in 0,1 e 0,5 g di polvere di chitosano (L, M, H).

Per determinare gli effetti sulle proprietà meccaniche della resina composita in questione sono stati effettuati i test della flessione a tre punti e di Vickers rispettivamente dopo una e tre settimane di incubazione. Si è proceduto quindi con le analisi statistiche con i test di Anova e di Scheffe con un livello di significatività del 95%. Il composito arricchito di chitosano ha mostrato attività antibatterica a tutte le concentrazioni (L, M e H); il numero di CFU nel composito con chitosano è risultato significativamente inferiore rispetto al gruppo controllo senza chitosano. Inoltre la presenza di chitosano non sembra influire significativamente sulle proprietà biomeccaniche del composito. Tuttavia il composito contenente chitosano a media concentrazione mostra una lieve diminuzione del modulo di flessibilità rispetto agli altri due gruppi.

Implicazioni cliniche

Gli Autori suggeriscono l’utilizzo nella pratica conservativa di compositi contenenti chitosano a bassa o alta concentrazione per la loro natura antibatterica oltre che per le loro proprietà meccaniche.

Effetti inibitori di resine composite contenenti acido urosolico sulla formazione del biofilm da Streptococcus mutans

Inhibition of Streptococcus mutans biofilm formation on composite resins containing ursolic acid

Soohyeon Kim, Minju Song, Byoung-Duck Roh, Sung-Ho Park, Jeong-Won Park. Restor Dent Endod 2013;38(2):65-72.

L’acido urosolico appartiene alla classe dei triterpenoidi, derivati naturali noti per le loro proprietà antitumorali e per la regolazione della crescita muscolare, ma soprattutto per la loro attività antibatterica. L’acido urosolico non ha alcun effetto tossico sulla sopravvivenza cellulare ed è uno dei pochi agenti in grado di inibire la replicazione batterica anche a bassissime concentrazioni (2 μg/mL). Grazie alla sua natura idrofobica, inoltre, l’acido urosolico viene facilmente miscelato alla resina composita e difficilmente diluito dalla saliva.

1. Struttura chimica dell’acido urosolico.
1. Struttura chimica dell’acido urosolico.

Gli Autori di questo studio hanno valutato l’effetto inibitorio dell’acido urosolico (Figura 1) contenuto nella resina composita sullo S. mutans. Sono stati quindi preparati cinque compositi a differenti concentrazioni di acido urosolico (0.04, 0.1, 0.2, 0.5 e 1.0%) ed è stata misurata la rispettiva resistenza alla flessione. Per valutare l’influenza dei carboidrati sulla replicazione batterica sono stati utilizzati dei substrati di glucosio e saccarosio. Per ogni campione di biofilm i dischetti di composito sono stati trasferiti in sospensioni di S. mutans e incubati per 24 ore. Sono state quindi quantificate le CFU per ogni campione (Tabella 1).

Tabella 1 - CFU di S. mutans nei vari campioni di biofilm (CFU/ml).
Tabella 1 - CFU di S. mutans nei vari campioni di biofilm (CFU/ml).

Si è proceduto con l’analisi statistica con test Anova. I valori di resistenza alla flessione non hanno mostrato differenze statisticamente significative alle varie concentrazioni di acido urosolico per p>0.01 e il numero di CFU sembra diminuire all’aumentare della concentrazione di acido urosolico. Il gruppo saccarosio, inoltre, ha mostrato valori di CFU superiori rispetto al gruppo del glucosio per p<0.05. Gli Autori concludono che nonostante le limitazioni dello studio, le resine composite contenenti acido urosolico mostrano effetti inibitori sulla replicazione dello S. mutans.

Implicazioni cliniche

Il peculiare effetto antibatterico dell’acido urosolico anche a bassissime concentrazioni può far propendere il clinico nella scelta di compositi arricchiti con tale agente nei restauri diretti. Questi ultimi saranno verosimilmente meno suscettibili alla formazione di carie secondarie da infiltrazione batterica.

Confronto tra le proprietà antibatteriche di nuove resine composite arricchite con ossido di zinco, acido urosolico e chitosano - Ultima modifica: 2014-07-26T14:26:19+02:00 da fabiomaggioni
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