Lo studio qui valutato vuole analizzare le caratteristiche di integrità ed il reale grado di contrazione dei compositi bulk-fill, in particolare due sistemi: utilizzando luce polimerizzante convenzionale o con luce polimerizzante ad alto grado di irradiazione.

Lo scopo è quello di indagare nello specifico il difetto interno (ID) ed il grado di contrazione (DC).

I compositi bulk-fill sono materiali sempre più utilizzati poiché rendono più semplice e migliorano la procedura di restauro rispetto ai compositi per stratificazione.

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Risolvono infatti il problema dello stress da contrazione e quindi si utilizzano con un unico incremento (fino ad uno spessore di 5 mm). Oltre a questo hanno altri vantaggi enormi come maggior opacità per un’estetica ottimale, un'applicazione semplice e rapida, un’ottima lavorabilità e una resistenza all’usura superiore.

Lo studio quindi prende in considerazione due diverse impostazioni della lampada polimerizzatrice:

  1. con impostazioni classiche (potenza di 1000 mW/cm² per 10 secondi)
  2. PowerCure (potenza di 3000 mW/cm² per 3 secondi)

Si sono riscontrati difetti interni (ID) in cavità di forma cilindrica profonde 4 mm e con un diametro di 3 mm ed è inoltre stata calcolata la percentuale corrispondente all’area del difetto.

Dopodiché è stato calcolato anche il grado di conversione (DC) all’apice e coronalmente alla cavità ed anche il suo ratio percentuale.

I risultati ottenuti sono interessanti: riportano come, utilizzando una potenza maggiore della lampada polimerizzante, si abbia una minore probabilità di avere un difetto interno.

Inoltre si evince come la percentuale di presenza di un difetto interno, al pari del grado di contrazione e del suo ratio percentuale, dipenda parecchio dalla tipologia di composito che viene utilizzato.

Differentemente l’utilizzo dell’una piuttosto che dell’altra metodica di polimerizzazione comporta una modifica solo dell’ID % e non inficia invece sul grado di conversione e sul suo ratio percentuale.

Ciò ci porta a concludere come i nuovi compositi bulk-fill (nello specifico con utilizzo di una luce polimerizzante più potente applicata per 3 secondi a 3000 mW/cm²) determinino un notevole miglioramento in termini di contrazione e formazione di difetti interni; la differenza con i “vecchi” compositi è quindi la non necessita di stratificare pur ottenendo risultati ottimi e con notevole risparmio di tempo e di materiale.

La tendenza è quindi verso una metodica bulk-fill soprattutto per i settori posteriori, dove non è richiesta un’estetica estrema ma piuttosto una solidità maggiore ed un’inevitabile ricerca di una metodica che porti ad avere il minor margine di frattura possibile.

Riferimenti bibliografici a proposito di compositi bulk-fill

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33168226/

Compositi bulk fill: integrità e grado di contrazione - Ultima modifica: 2021-11-23T06:45:47+00:00 da redazione

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