L’implantologia immediata, ovvero il posizionamento postestrattivo della fixture, costituisce un’opzione a cui ormai moltissimi clinici ricorrono frequentemente, se non ogni volta che ne hanno possibilità. Questa procedura si caratterizza per la formazione obbligata di un gap vestibolare tra alveolo postestrattivo e sito implantare. Questo viene normalmente colmato con un innesto osseo, la cui origine può essere varia.

L'osso bovino deproteinizzato garantisce alta biocompatibilità, proprietà osteoconduttive e un tasso accettabile di degradazione: per questo, rappresenta oggi il prodotto maggiormente utilizzato allo scopo descritto e, in generale, nel trattamento di difetti ossei di dimensioni limitate.

Rimanendo nel settore degli scaffold a origine non umana, caratterizzati per definizione dal discomfort nullo legato alla modalità di prelievo, si prenda in considerazione il collagene mineralizzato biomimetico artificiale. Si tratta di un sostituto osseo, appunto artificiale, che imita la composizione e la microstruttura dell'osso umano. Il prodotto, introdotto da Cui e colleghi negli anni 2000, vanta ormai una casistica di più di 200mila interventi tra odontoiatria, ortopedia e neurochirurgia.

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Lo studio qui illustrato, condotto da Dai e colleghi e recentemente pubblicato su BMC Oral Health, si è proposto di confrontare osso bovino deproteinizzato e collagene mineralizzato in implantologia postestrattiva, peraltro nel setting dove la gestione dell’osso vestibolare è massimamente critica, ovvero in area estetica.

Lo studio ha valutato retrospettivamente un totale di 70 pazienti, trattati tra gennaio 2018 e dicembre 2019 e seguiti per un follow-up minimo di un anno.

Il campione complessivo, come detto, constava di 70 pazienti (per un totale di 80 impianti inseriti in zona estetica), equamente divisi tra soggetti trattati con osso bovino deproteinizzato e collagene mineralizzato. I due gruppi risultavano omogenei anche per quanto riguarda età, sesso, fumo e tipologie di impianti.

Sono stati valutati tassi di sopravvivenza implantari, parametri estetici, radiologici su TC cone beam, e anche la soddisfazione da parte dei pazienti.

Tutti gli impianti sono risultati stabili e il survival rate complessivo è stato indicato al 100%.

A 6 mesi dal restauro definitivo, nel gruppo del collagene mineralizzato sono stati rilevati valori di perdita ossea orizzontale e verticale rispettivamente pari a 0.72 ± 0.26 mm e 1.62 ± 0.84 mm, non significativamente superiori rispetto a quelli dei soggetti trattati con osso bovino deproteinizzato (0.70 ± 0.52 mm e 1.57 ± 0.88 mm). Dati analoghi sono stati riscontrati anche a un anno dal carico.

Non sono risultate poi differenze significative per quanto riguarda l’accettabilità clinica, indagata tramite pink esthetic score (cutoff ≥ 6; valori riscontrati rispettivamente 6.07 ± 1.62 e 6.13 ± 1.41), né a livello di soddisfazione, misurata con scala visuo-analogica 0-10 (8.56 ± 1.12 contro 8.27 ± 1.44).

In conclusione, gli autori indicano il collagene mineralizzato come una valida alternativa all’osso bovino deproteinizzato in implantologia postestrattiva, non solo alla luce dei parametri dimensionale, ma anche dal punto di vista dei riscontri estetici oggettivi e soggettivi.

Riferimenti bibliografici a proposito di collagene mineralizzato

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34376169/

Collagene mineralizzato come materiale da innesto in implantologia postestrattiva - Ultima modifica: 2021-08-25T10:03:48+00:00 da redazione

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