Chirurgia mucogengivale: ritorno al lembo posizionato lateralmente?

DM_il-dentista-modrno_emdogain_amelogenine_terapia-parodontale.jpg

Le recessioni gengivali costituiscono un difetto estetico relativamente comune nel paziente odontoiatrico adulto, con un potenziale negativo in termini ripercussioni realmente patologiche. Dal punto di vista biologico, l'elemento alla base consiste in un difetto della gengiva e/o della mucosa alveolare associato a perdita di una quota rilevante di tessuto cheratinizzato.

Al di là del dato estetico – perdita dell'armonia tra le parabole gengivali e anche delle proporzioni tra le facce vestibolari degli elementi dentari – il quadro può predisporre a condizioni più o meno gravi di ipersensibilità dentinale e favorire anche l'accumulo di placca, con aumentato rischio di lesioni cariose particolari.

Idealmente, una terapia parodontale organica abbraccia una serie di misure atte in primo luogo a controllare, possibilmente arrestare, il processo riassorbitivo in atto (partendo dai fattori eziologici), a cui segue una gestione, indicativamente, chirurgica del quadro acquisito.

In tal senso, la chirurgia mucogengivale è un ambito di evoluzione continua nell'odontoiatria contemporanea, con tecniche sempre nuove da validare tramite le indagini cliniche.

L'utilizzo di lembi peduncolati, che mantengano cioè una connessione vascolare con i tessuti adiacenti, si è dimostrata un'opzione predicibile rispetto ai tessuti in cui la vascolarizzazione viene interrotta, tecniche queste che comunque rappresentano un'alternativa se non una possibile aggiunta.

Tra le tecniche a lembo, il lembo posizionato lateralmente (laterally positioned flap, LPF) e quello avanzato coronalmente (coronally advanced flap, CAF) costituiscono i due standard meglio conosciuti; la seconda, in particolare, risulta essere la tecnica più ampiamente descritta in letteratura e la più precidibile.

Predicibilità del lembo posizionato lateralmente e del lembo avanzato coronalmente

Lo studio di Santana, recentemente pubblicato sul Journal of Periodontology, si è proposto di valutare proprio la predicibilità di queste due tecniche, studiando il paziente su un follow-up prolungato a 5 anni.36 casi di recessioni di classe I secondo Miller – la modesta complessità della condizione di partenza costituisce probabilmente il limite principale dell'indagine – sono stati ripartiti casualmente ma equamente su due diversi gruppi, sulla base appunto della tecnica chirurgica da utilizzare.

I casi LPF, in particolare, sono stati gestiti secondo tecnica standard. Sono state eseguite delle incisioni su entrambi gli aspetti, mesiale e distale, della recessione, al fine di rimuovere l'attacco epiteliale esponendo il connettivo e, inoltre, di ricavare un bisello esterno sul sito ricevente e uno interno sull'aspetto adiacente del lembo. I tessuti gengivali asportati sono stati rimossi e la superficie radicolare è stata strumentata. Il lembo è stato ruotato lateralmente e suturato passivamente.

Oltre ai parametri parodontali standard, sono stati valutati l'altezza della recessione e lo spessore della gengiva cheratinizzata.

Il follow-up a 5 anni ha dimostrato che la tecnica laterale, a lungo considerata gold stardard (a patto di avere a disposizione una sufficiente quota di tessuto cheratinizzato ai lati), è effettivamente in grado di assicurare dati significativamente superiori di stabilità longitudinale del tessuto e di guadagno di tessuto cheratinizzato.

Riferimenti bibliografici a proposito della chirurgia mucogengivale

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30883748
Chirurgia mucogengivale: ritorno al lembo posizionato lateralmente? - Ultima modifica: 2019-09-26T07:05:37+00:00 da redazione
Chirurgia mucogengivale: ritorno al lembo posizionato lateralmente? - Ultima modifica: 2019-09-26T07:05:37+00:00 da redazione
Chirurgia mucogengivale: ritorno al lembo posizionato lateralmente? - Ultima modifica: 2019-09-26T07:05:37+00:00 da redazione

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome