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Caratteristiche di riempimento dei compositi in odontoiatria

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Ormai da diversi anni i moderni compositi in odontoiatria costituiscono uno standard operativo in restaurativa. Concettualmente, un composito è costituito da 3 componenti: una matrice resinosa, un accoppiante e un riempitivo (filler). Lo sviluppo tecnico e commerciale di questo tipo di prodotti, negli ultimi anni, ha visto una serie di interventi sulla composizione e, in particolare, sui filler impiegati, per tipologia, trattamento e forma, in misura molto maggiore in rapporto all’evoluzione della chimica delle resine. È così che le particelle vetrose da riempimento furono inizialmente ridotte dalle dimensioni di decine di micron al singolo micron, dimensione ulteriormente dimezzata con l’introduzione delle metodiche dijet milling. Compositi attualmente disponibili sul mercati contengono microparticelle da 0.5-1 micron. Il limite è stato poi abbattuti ulteriormente, con l’introduzione di compositi contenenti filler pre-polimerizzati in parte, formati da diverse particelle sub-microscopiche. Proprio queste nanoparticelle, introdotte nelle formulazioni con l’intento di migliorare le performance estetiche (conferendo ad esempio traslucenza) dei prodotti, hanno dimostrato di incrementarne la resistenza, soprattutto se organizzate a formare nanoaggregati. Particelle di altro tipo sono state introdotte al fine di ridurre lo stress da polimerizzazione o di favorire lucidabilità.

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Basandosi sul contenuto, i compositi in odontoiatria disponibili sono pertanto catalogabili in microriempiti e nanoriempiti, ma sono anche contemplate diverse forme ibridi, a loro volta distinguibili in microibridi e nanoibridi a seconda della componente predominante.

Le proprietà meccaniche del materiale, tuttavia, non dipendono esclusivamente dalla dimensione media delle particelle. Specifiche quali resistenza alla flessione, durezza, resistenza alla frattura sono legate al tipo di filler (dimensioni, ma anche geometria e composizione delle particelle particelle) ed alla distribuzione del filler all’interno della matrice. È oramai accertato, ad esempio, che, all’aumentare del contenuto di riempitivo, la durezza di superficie aumenta e la contrazione da polimerizzazione diminuisce. A parità di grado di riempimento e tipo di filler, gli stessi dati dipenderanno a questo punto dalla matrice.

Partendo da questi presupposti, un interessante studio apparso su Dental Material si è proposto di fornire una classificazione che presentasse una maggiore attinenza alle caratteristiche meccaniche, arrivando a concludere di basarsi esclusivamente sul contenuto di filler. Vengono così proposte le nomenclature di ultra-low fill alle resine riempite al di sotto del 50% del volume, low fill a fronte di un grado di riempimento compreso fra 50 e 74% e compact al di sopra della soglia del 74%. Al netto di tale inquadramento di massima, gli Autori sostengono che sarà più facile leggere le caratteristiche peculiari del singolo prodotto, soprattutto, se questo conterrà altre componenti, non di rinforzo.

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