Brexit: le preoccupazioni del mondo scientifico

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L’uscita dalla Gran Bretagna dall’Unione Europea, sancita dal voto popolare del 23 giugno, potrebbe rivelarsi un’operazione particolarmente complessa per il mondo della ricerca scientifica, con un impatto particolarmente forte per l’intero ambito delle life sciences. Il Regno Unito, infatti, rappresenta un’eccellenza storica per il settore: le sue università e centri di ricerca sono un motore d’innovazione che si traduce nella nascita di nuove imprese alla frontiera della medicina di domani, negli ultimi anni sempre più unite in un’efficiente sinergia pubblico-privato quale motore della crescita economica del paese.

Non esisterebbero nuovi dispositivi medicisenza il lavoro, spesso oscuro ma fondamentale, dei ricercatori che quotidianamente operano nella ricerca di base e applicata. La comunità scientifica britannica si era presentata al voto divisa tra i due movimenti “Scientists for EU” e “Scientists for Britain”. I primi ora twittano proponendo con tipica ironia british di accettare la proposta della campagna “Romanians adopt Remainians”, lanciata su internet da alcuni cittadini rumeni che si propongono per ospitare i cittadini di Albione nostalgici del Vecchio Continente.

L’Inghilterra – la principale responsabile dell’esito del voto pro-Leave – raccoglie da sola l’85% dei finanziamenti europei per la ricerca a favore delle università britanniche. La sola Londra è destinataria del 25% dei grant, seguita da Cambridge e Oxford (quasi il 20%). La Gran Bretagna si trova al secondo posto per quantità di fondi ricevuti per la ricerca a livello europeo, dietro alla Germania ma davanti a Francia e Italia.

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“Scientists for Britain” già dopo pochi giorni dopo la chiusura delle urne ha evidenziato dal suo blog la necessità che la comunità scientifica britannica si riunisca e consigli il governo su come negoziare condizioni favorevoli per continuare la cooperazione con l’Unione Europea. “Abbiamo ripetutamente sottolineato che 16 paesi non-EU collaborano su basi paritarie con i loro partner EU attraverso accordi associati al programma di ricerca europeo. Secondo noi, questo è il modello migliore da perseguire, e possiamo divenire il 17-esimo membro di quest’accordo”, scrivono gli “scienziati pro-Brexit.  Il post sottolinea anche l’importanza che la comunità scientifica britannica diventi più aperta, più attiva e più assertiva nel promuovere i benefici della scienza per l’economia del Regno Unito.

Le posizioni della comunità scientifica e industriale a favore e contro la Brexit sono state raccolte nel rapporto del 20 aprile scorso “Relationship between EU membership and the effectiveness of UK science publications” del Comitato Scienza e Tecnologia della Camera dei Lord. Tra i contributi pertinenti al settore delle scienze della vita, l’Accademy of medical sciences ha espresso parere favorevole al Remain e ha sottolineato il suo ruolo attivo nello sviluppo del nuovo science advice mechanism. L’Association of medical research charities ha sottolineato come i benefici derivanti dalla contribuzione europea debbano essere valutati in un’ottica di lungo termine, che tenga conto anche dei piani per gli investimenti in ricerca e sviluppo tipici di programmi come Horizon 2020.

Da oggi il sogno di studiare e formarsi a Londra diventa un po’ più difficile da raggiungere, anche se le conseguenze del Brexit non saranno immediate. Una decisione che colpisce i giovani, compresi quelli inglesi che sui social continuano a scusarsi con i loro coetanei per la vittoria del “leave”.

La generazione Erasmus ora vedrà venir meno la sua componente inglese. Che cosa sarà del Programma Horizon 2020, che finanzia i Progetti per la Ricerca e l’Innovazione in Europa dal 2014 al 2020? Grazie anche all’ esperienza internazionale europea, fino ad oggi si è determinata una maggiore facilità negli scambi e una forte riduzione dei costi: con Erasmus non hanno più viaggiato per l’Europa solo i ricchi. E il programma per la ricerca e l’innovazione europea Horizon 2020 ha liberato una quantità di risorse destinate alla ricerca incomparabile con quella di cui avrebbe potuto disporre ciascun singolo stato membro. Anche di questo i giovani inglesi non potranno più beneficiare, e di conseguenza Brexit determinerà un depauperamento in termini culturali e scientifici.

Brexit: le preoccupazioni del mondo scientifico - Ultima modifica: 2016-07-19T00:58:53+00:00 da redazione

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