Bone-level o tissue-level: il design dell’impianto può influenzarne la stabilità primaria? A questa domanda ha cercato di rispondere uno studio clinico randomizzato pilota condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Barcellona. Gli autori hanno confrontato impianti bone-level e tissue-level valutando due parametri utilizzati per analizzare la stabilità implantare: il torque d’inserimento e l’implant stability quotient (ISQ). I risultati non mostrano differenze significative nella fase immediatamente successiva all’inserimento, mentre qualche differenza emerge dopo 90 giorni.
Bone-level e tissue-level a confronto
Gli impianti bone-level e tissue-level si distinguono, tra gli altri aspetti, per la posizione della connessione impianto-abutment rispetto alla cresta ossea e ai tessuti molli. Caratteristiche differenti che possono avere implicazioni biologiche, chirurgiche e protesiche. Lo studio ha coinvolto 21 pazienti, nei quali sono stati posizionati complessivamente 90 impianti: 44 bone-level e 46 tissue-level. Per ogni impianto è stato registrato il torque d’inserimento, espresso in Ncm. La stabilità implantare è stata inoltre valutata attraverso l’ISQ, misurato immediatamente dopo il posizionamento e nuovamente a distanza di 90 giorni.
Il design influenza la stabilità primaria?
I risultati non hanno evidenziato differenze statisticamente significative nel torque d’inserimento tra i due gruppi. Il valore medio è risultato pari a 36,0 ± 11,5 Ncm negli impianti bone-level e a 38,0 ± 11,5 Ncm nei tissue-level. Anche l’ISQ registrato immediatamente dopo il posizionamento non ha mostrato differenze significative riconducibili al tipo di impianto. Nel campione esaminato, quindi, il design bone-level o tissue-level non sembra aver esercitato un’influenza significativa sulla stabilità primaria. Un risultato interessante perché suggerisce come questo parametro dipenda da un insieme di fattori e non semplicemente dalla configurazione implantare considerata.
Dopo 90 giorni emerge una differenza
Il quadro è parzialmente cambiato al controllo effettuato dopo 90 giorni. Nella misurazione orizzontale dell’ISQ, gli impianti tissue-level hanno mostrato un valore medio di 66,5 ± 20,9, rispetto a 57,1 ± 18,9 dei bone-level. La differenza è risultata statisticamente significativa (p=0,029). Il risultato deve tuttavia essere interpretato con cautela, considerando le dimensioni del campione e la natura pilota dello studio. Non è quindi possibile concludere che gli impianti tissue-level garantiscano in generale una maggiore stabilità. Il dato rappresenta piuttosto un elemento da verificare attraverso studi clinici più ampi.
Torque e ISQ, una relazione che cambia nel tempo
Un altro risultato riguarda il rapporto tra torque d’inserimento e ISQ. Gli autori hanno riscontrato una correlazione significativa tra il torque e l’ISQ rilevato immediatamente dopo il posizionamento. Questa associazione non è stata invece osservata confrontando il torque iniziale con l’ISQ registrato dopo 90 giorni. Il risultato evidenzia la diversa natura della stabilità primaria e di quella che si sviluppa successivamente. Nelle prime fasi prevale infatti la componente meccanica legata all’interazione tra impianto e sito osseo, mentre durante la guarigione assumono progressivamente maggiore importanza i processi biologici dell’osteointegrazione. Lo studio suggerisce dunque che, almeno nelle condizioni analizzate, la scelta tra bone-level e tissue-level non determini differenze significative nella stabilità primaria dell’impianto. La differenza osservata nell’ISQ orizzontale dopo 90 giorni apre invece un interrogativo sul possibile comportamento dei due design durante la fase di guarigione.
Il design è soltanto uno dei fattori
I risultati di questo trial pilota, pubblicato sull'European Journal of Dentistry, non consentono di stabilire la superiorità di un design rispetto all’altro, ma contribuiscono a comprendere meglio il rapporto tra caratteristiche dell’impianto, stabilità iniziale e successiva osteointegrazione. La stabilità implantare resta infatti il risultato dell’interazione di numerose variabili, tra cui le caratteristiche del sito ricevente, la qualità e la quantità dell’osso, la preparazione del sito implantare e le caratteristiche dell’impianto. In questo quadro, il design bone-level o tissue-level rappresenta soltanto uno degli elementi da considerare. Saranno quindi necessarie ulteriori ricerche per comprendere se le differenze osservate a 90 giorni siano riproducibili e, soprattutto, se possano avere una reale rilevanza sul piano clinico.



