La stabilità implantare è importante. Un gruppo di ricercatori afferenti all’Università di Foggia ha analizzato il ruolo dell’Implant Stability Quotient (ISQ) nella pratica implantologica contemporanea. Lo studio, una revisione sistematica della letteratura, ha valutato criticamente le prove scientifiche disponibili per comprendere se l’ISQ possa rappresentare un indicatore affidabile non solo della stabilità implantare, ma anche del successo clinico a lungo termine. Negli ultimi anni la Resonance Frequency Analysis (RFA) ha assunto un ruolo sempre più importante nella valutazione della stabilità degli impianti dentali. Grazie a questa metodica, il clinico può ottenere un valore numerico, espresso come ISQ, che riflette la rigidità del complesso osso-impianto. Tuttavia, nonostante l’ampia diffusione della tecnica, il reale significato prognostico dell’ISQ continua a essere oggetto di dibattito.

Perché valutare la stabilità implantare

La stabilità rappresenta uno dei requisiti fondamentali per il successo dell’osteointegrazione. Subito dopo il posizionamento dell’impianto prevale la stabilità primaria, che deriva dall’ancoraggio meccanico tra impianto e tessuto osseo. Nelle settimane successive entra invece in gioco la stabilità secondaria, legata ai processi biologici di guarigione e formazione di nuovo osso. Durante questa fase di transizione la stabilità complessiva può subire variazioni significative. Per questo motivo i clinici utilizzano diversi strumenti di valutazione. Tra questi, il torque d’inserimento (Insertion Torque, IT) e la RFA sono oggi i metodi più diffusi. Il torque misura la resistenza incontrata dall’impianto durante l’inserimento. L’ISQ, invece, valuta la risposta vibratoria del sistema osso-impianto e può essere rilevato ripetutamente nel tempo senza interferire con il processo di guarigione.

Una revisione basata su 48 studi

Gli autori hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi seguendo le linee guida PRISMA. La ricerca bibliografica ha coinvolto i database MEDLINE, Scopus e Web of Science. Dopo il processo di selezione sono stati inclusi 48 studi pubblicati tra il 2007 e il 2025. Complessivamente, le ricerche analizzate hanno coinvolto oltre 3.600 pazienti e più di 8mila impianti dentali. L’obiettivo principale consisteva nel verificare l’esistenza di una relazione tra i valori di ISQ e alcuni parametri clinici considerati rilevanti. In particolare, i ricercatori hanno esaminato il rapporto tra ISQ e torque d’inserimento, perdita ossea marginale, sopravvivenza implantare e successo implantare.

Correlazione moderata con il torque d’inserimento

Il risultato più solido emerso dalla meta-analisi riguarda il rapporto tra ISQ e torque d’inserimento. Venti studi hanno fornito dati sufficienti per l’analisi quantitativa. I risultati hanno mostrato una correlazione positiva moderata tra i due parametri. Il coefficiente di correlazione aggregato è risultato pari a 0,44, con significatività statistica. Questo dato indica che, in generale, valori più elevati di torque tendono ad associarsi a valori più elevati di ISQ. Tuttavia, la correlazione non è abbastanza forte da consentire di considerare i due parametri equivalenti. Secondo gli autori, torque e ISQ descrivono aspetti differenti della stabilità implantare. Il torque riflette soprattutto l’interazione meccanica iniziale tra impianto e osso. L’ISQ, invece, sembra essere maggiormente influenzato dalla rigidità complessiva del sistema e dalle caratteristiche biologiche del sito implantare. Di conseguenza, i due strumenti dovrebbero essere considerati complementari e non intercambiabili.

Nessuna conferma sul valore prognostico

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il possibile utilizzo dell’ISQ come predittore del successo implantare. La revisione ha identificato alcuni studi che confrontavano i valori di ISQ tra impianti sopravvissuti e impianti falliti. In generale, gli impianti che hanno avuto esito negativo presentavano valori medi di ISQ inferiori. Tuttavia, quando i dati sono stati aggregati nella meta-analisi, la differenza non ha raggiunto la significatività statistica. Inoltre, i risultati hanno mostrato una notevole variabilità tra gli studi. Gli autori sottolineano quindi che le prove disponibili non consentono di considerare il valore iniziale di ISQ come un predittore indipendente e affidabile della sopravvivenza implantare. Anche per quanto riguarda il successo implantare, le evidenze risultano limitate e non permettono conclusioni definitive.

Relazione debole con la perdita ossea marginale

La perdita ossea marginale rappresenta uno degli indicatori più importanti per valutare il mantenimento dei risultati nel tempo. Otto studi hanno esaminato il rapporto tra ISQ e marginal bone loss. Tuttavia, le metodologie utilizzate erano molto diverse tra loro. Per questo motivo gli autori non hanno potuto effettuare una meta-analisi. Nel complesso, i risultati suggeriscono una relazione debole o assente tra il valore assoluto dell’ISQ e la perdita ossea marginale. Alcune osservazioni indicano però che le variazioni dell’ISQ nel tempo potrebbero fornire informazioni più utili rispetto al singolo valore registrato al momento dell’inserimento. In altre parole, il monitoraggio dinamico della stabilità potrebbe avere un interesse clinico maggiore rispetto alla semplice misurazione iniziale.

Implicazioni per la pratica clinica

Dal punto di vista operativo, il messaggio dello studio appare chiaro. L’ISQ rappresenta uno strumento utile per monitorare l’evoluzione della stabilità implantare durante il processo di osteointegrazione. Tuttavia, il clinico non dovrebbe attribuire a questo parametro un valore prognostico assoluto. Le decisioni relative al carico implantare, alla prognosi e alla gestione del paziente devono continuare a basarsi su una valutazione complessiva che includa qualità ossea, condizioni sistemiche, tecnica chirurgica e altri indicatori clinici. L’ISQ può quindi contribuire al processo decisionale, ma non può sostituire il giudizio clinico né essere interpretato come un indicatore autonomo del successo futuro dell’impianto.

Conclusioni

Pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Implant Dentistry and Related Research, questo studio offre una delle analisi più complete disponibili sul significato clinico dell’ISQ. I risultati confermano una correlazione moderata tra ISQ e torque d’inserimento, ma non dimostrano una capacità predittiva affidabile nei confronti della sopravvivenza implantare, del successo clinico o della perdita ossea marginale. Gli autori invitano pertanto a interpretare l’ISQ come uno strumento di monitoraggio longitudinale della stabilità implantare piuttosto che come un indicatore prognostico indipendente. Nuovi studi, caratterizzati da protocolli più omogenei e da una migliore qualità metodologica, saranno necessari per definire con maggiore precisione il ruolo della RFA nella pratica implantologica quotidiana.

Stabilità implantare: l’ISQ ha davvero valore prognostico? - Ultima modifica: 2026-07-03T08:53:31+02:00 da Pierluigi Altea
Stabilità implantare: l’ISQ ha davvero valore prognostico? - Ultima modifica: 2026-07-03T08:53:31+02:00 da Pierluigi Altea