Bifosfonati: drug holiday

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I bisfosfonati rappresentano la classe farmacologica fondamentale nel trattamento di diverse patologie osteometaboliche, a partire da quella più rilevante in termini epidemiologici e di costi medici diretti e indiretti, ossia l'osteoporosi, patologia che, entro certi limiti, interessa praticamente l'intera popolazione femminile in età postmenopausale, oltre che altri gruppi più definiti di pazienti, come ad esempio i soggetti in trattamento corticosteroideo cronico, fino ad arrivare a condizioni circoscritte e anche più gravi, come ad esempio il morbo di Paget, il mieloma o i secondarismi di altre patologie tumorali. L'uso di questi farmaci richiede uno stretto controllo da parte del medico prescrittore – non solo per i possibili effetti collaterali, tra i quali rientra la temuta osteonecrosi dei mascellari – e un'elevata compliance da parte del paziente, paradossalmente soprattutto se si tratta di formulazioni a somministrazione orale.

L'impiego di bifosfonati, in termini di molecola, posologia e soprattutto durata della somministrazione, rientra ormai tra gli elementi dell'anamnesi farmacologica indagati con maggiore perizia e consapevolezza dagli odontoiatri. L'osteonecrosi costituisce in realtà una condizione di patologia legata all'uso di diverse molecole antiriassorbitive, per cui oggi, più che di “bisphosphonate-related osteonecrosis of the jaw” (BRONJ) sarebbe più corretto parlare di “medication-related osteonecrosis of the jaw” (MRONJ).

Il meccanismo eziopatogenetico alla base di tale complicanza non è ancora stato del tutto chiarito: a seconda degli autori, potrebbe trattarsi di un'interferenza con il fisiologico processo di riassorbimento e rimodellamento osseo, un quadro infiammatorio-infettivo, l'inibizione dell'angiogenesi, o, ancora, una tossicità che si esprime a livello dell'interfaccia con i tessuti molli. Nonostante ciò, è generalmente accettato il fatto che il paziente possa beneficiare di una diminuzione del rischio di osteonecrosi dei mascellari a seguito della sospensione del farmaco: si parla, in questo senso, di drug holiday, “vacanza terapeutica”.

Constatando la limitatezza delle indicazioni riguardanti la lunghezza più appropriata della stessa vacanza terapeutica, un gruppo di ricerca coreano si è avvalso dei dati di un database nazionale al fine di valutare il periodo medio che intercorre tra impiego del farmaco e comparsa della complicanza.

Lo studio è stato impostato su modello cross‐sectional e ha sondato dati risalenti al periodo 2006-2015. Dei 1569 casi occorsi nel periodo sondato, poco più della metà è comparsa (836) successivamente alla sospensione del farmaco.

La gran parte di questi (31.7%, quasi 500 casi) risulta concentrarsi lungo un periodo di drug holiday minima, vale a dire entro 180 giorni dalla sospensione. Il 7.47% è comparso entro 1 anno, il 6.22% entro un anno e mezzo; solo 26 casi (1.6%) si sono presentati oltre i 4 anni e il singolo episodio registrato alla massima distanza ha visto passare 9 anni dalla sospensione.

Il periodo di uso del farmaco si è attestato mediamente sui 3 anni circa. La somministrazione iniettiva è risultata interessare il rischio in maniera significativa.

In conclusione, al netto dei limiti del tipo di studio e ribadendo la necessità di distinguere i pazienti sulla base del tipo di formulazione, è possibile individuare nei 2-3 anni il periodo di drug holiday maggiormente a rischio di osteonecrosi dei mascellari: il periodo successivo può essere pertanto considerato relativamente sicuro.

Riferimenti bibliografici

https://www.sirm.org/wp-content/uploads/2019/03/RACCOMANDAZIONI_RELATIVE_ALL%E2%80%99OSTEONECROSI_DELLA_MASCELLA_MANDIBOLA_ASSOCIATA_A_TERAPIA_CON_BISFOSFONATI_IN_PAZIENTI_CON_OSTEOPOROSI__DOCUMENTO_DI_CONSENSO.pdf

Bifosfonati: drug holiday - Ultima modifica: 2019-08-08T07:37:51+00:00 da redazione
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